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di Maurizio Donini

Alla chiave di ricerca “Inno nazionale”, Google risponde restituendo 7.600.000 risultati, “Il canto degli italiani” o “Inno di Mameli” che dir si voglia, si avvia a completare il secondo secolo di storia. C’è chi lo accusa di essere vecchio, fuori tempo, non più rispondente alla realtà odierna, di incitare alla lotta armata e di essere eccessivamente intriso di patriottismo. Questi motivi l’hanno reso particolarmente inviso alla Lega che ha tentato più volte di farlo cambiare con il verdiano “Và pensiero”, riuscendo occasionalmente a farlo usare al posto di quello ufficiale in alcune roccaforti venete nel reame di Zaia.

Spesso al centro di polemiche per via della poca conoscenza del testo, in particolare in occasione delle partite di calcio, l’emergenza Coronavirus Covid-19 ha perlomeno riacceso una sorta di unità nazionale, e quale occasione migliore per ridare smalto all’Inno di Mameli? Provate a immaginare una versione rock che più rock non si può, una tempesta metal di chitarra elettrica distorta che senza snaturare l’opera di Mameli la esalta trasformandola in qualcosa di assolutamente nuovo e attuale, ma senza alterarne l’anima e il messaggio.

Perché l’idea va subito all’esibizione di Jimi Hendrix a Woodstock, dove destrutturò The Star Spangled Banner trasformando lo zuccheroso inno americano in una tragica e cavalcata delle valchirie infuriate, ma la Fender di Jimi rivoltava l’inno per protestare contro il sangue innocente dei teens americani spediti nel Vietnam, i nostri Mamelirock invece hanno rifatto l’Inno di Mameli per esaltarne i valori nazionali.

Già, i Mamelirock, il lockdown mi deve avere intorpidito, chi sono? Mentore e miccia il chitarrista dei PlanetHard Marco D’Andrea: “Di fronte a quanto stava accadendo in Italia e nel mondo, non me la sono sentita di fare da spettatore, ma ho voluto agire per dare il mio contributo, è nel mio carattere, non posso restare inerme di fronte a questa assurda realtà che stiamo vivendo. Sembra di essere in un film su un virus mondiale, ma a differenza della finzione, le persone muoiono per davvero…”. E questi artisti, una delle categorie meno considerate finora dai vari Dpcm, si sono messi all’opera.

Infaticabile e determinato oltre ogni dire, il nostro ha cominciato a battere tutte le strade dei musicisti reclutando quelli disponibili, nel senso che fossero in possesso degli strumenti tecnici necessari a produrre una canzone di questo livello fra le mura domestiche. La lista si è ingrossata, Marco D’andrea (Planethard, Marco D’andrea), Andrea Braido (V. Rossi, Zucchero, M. Miller, F. Gambale), Giacomo Voli (Rhapsody Of Fire, The Voice Of Rock), Masha Mysmane (Exilia), Dj Toky (Virgin Radio), Tommy Massara (Extrema), Marco Pastorino (Temperance), Ralph Salati (Destrage), Stefano Arrigoni (Planethard), Antonio Cordaro (Solo Artist), Anna Portalupi (Tarja Turunen, Hardline), Gianluca Ferro (Solo Artist), Axel Capurro (A New Rage), Giacomo Giga Gigantelli (Danger Zone), Alessandra Sancio (Lale), Klod Brolis (The Stone Garden), Steve Michensia (Wings Along Road), Jack Draven (Ulvedharr); Con Il Supporto Di: Matteo Magni (Magnitude Recording Studio), Annalisa Forcella (Alf Project, Grafiche), Jacopo Boscaini (Video Editing & Montaggio).

Il Progetto nasce con l’intento di donare il ricavato della vendita del brano “Inno di Mameli versione Mameli Rock” al Policlinico di Milano, tra i molti eroi in prima linea per combattere il Covid 19. Disponibile in tutti i negozi digitali, le piattaforme di streaming e YouTube. D’Andrea, Braido e Voli lo hanno anche presentato su TuttoRock nel LivingRoom, con Voli e Braido a replicare il duo Gillan-Blackmore di “Child in Time”. Acquistandolo al costo di € 1, meno di un caffè, aiuterete a superare l’emergenza garantendo supporto e sostegno ai sanitari.

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