Dalla tax credit vacanze ai 50 milioni di euro per le operazioni di mercato legate al turismo. Altri 30 milioni per la promozione del brand Italia. Poi i fondi per i luoghi della cultura, i crediti d’imposta per il cinema e gli anticipi per il mondo dello spettacolo. Ecco alcune delle misure su turismo e cultura contenute nel decreto rilancio approvato mercoledì sera dal governo Conte e molto attese da due dei settori maggiormente penalizzati dalla crisi dovuta al Covid-19. Per quanto riguarda il turismo, in particolare, il decreto legge contiene un pacchetto di misure da 4 miliardi di euro. “Tutti i settori hanno sofferto duramente in questa crisi – ha dichiarato lo stesso ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, parlando con gli operatori via Zoom al termine del Cdm – ma il turismo è quello che ha pagato maggiormente le conseguenze dell’epidemia”. Il testo prevede diversi interventi per sostenere le imprese: crediti di imposta per gli affitti, l’esenzione dall’Imu per alberghi, agriturismi, campeggi e le altre imprese ricettive, contributi a favore delle aziende con grandi perdite di fatturato. E poi ci sono gli interventi a fondo perduto per agenzie di viaggio e tour operator, i fondi per salvaguardare il brand italiano, fino al rafforzamento delle indennità per i lavoratori stagionali e degli ammortizzatori sociali. Infine, i contributi per la sanificazione e l’adeguamento delle strutture alle prescrizioni sanitarie.

La Tax credit vacanze – Da sola vale 2,4 miliardi di euro. Per il 2020 è riconosciuto un credito alle famiglie con un Isee non superiore a 40mila euro per i pagamenti legati alla fruizione dei servizi offerti in Italia dalle imprese turistico ricettive, dagli agriturismi e dai bed&breakfast. L’importo è modulato in base alla numerosità del nucleo familiare: 500 euro per le famiglie composte da 3 o più soggetti, 300 per le famiglie di due persone e 150 per i nuclei composti da una persona. Il contributo potrà essere speso dal 1 luglio al 31 dicembre 2020. Nell’80 per cento come sconto sul corrispettivo dovuto alla struttura, nel restante 20 per cento come detrazione dall’imposta sul reddito. Le strutture ricettive potranno cedere il credito ai propri fornitori, a privati, agli istituti di credito o intermediari finanziari. Non è ancora pronta la piattaforma per farne richiesta, ma informazioni più dettagliate dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.

Il fondo turismo e la promozione – Per sostenere il settore turistico con operazioni di mercato, è istituito un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2020, finalizzato alla sottoscrizione di quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e fondi di investimento, in funzione di acquisto, ristrutturazione e valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico-ricettive. Per favorire la ripresa dei flussi turistici in ambito nazionale, è istituito inoltre il ‘Fondo per la promozione del turismo in Italia’, con una dotazione di 30 milioni di euro per l’anno 2020.

Dalle spese di sanificazione alle esenzioni – Viene previsto anche un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per la concessione di contributi in favore delle imprese turistico-ricettive, delle aziende termali e degli stabilimenti balneari, come concorso nelle spese di sanificazione e di adeguamento conseguente alle misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19. Ristoranti e bar potranno occupare suolo pubblico non pagando la Tosap fino al 31 ottobre del 2020, anche grazie alla collaborazione con Anci. Fino alla stessa data è sospeso anche il regime di autorizzazione da parte delle soprintendenze. La prima rata Imu è abbonata per alberghi, stabilimenti balneari (marittimi ma anche lacuali e fluviali) e termali nonché per immobili di strutture alberghiere ed extra-alberghiere, a condizione che le imprese proprietarie siamo anche gestori delle attività. È istituito inoltre un fondo per il ristoro ai Comuni delle minori entrate. Nel complesso questa misura ha un valore pari a 200 milioni di euro.

Il fondo per i luoghi della cultura – Il dl rilancio istituisce un fondo con una dotazione di 225 milioni di euro, destinato al sostegno delle librerie, dell’intera filiera dell’editoria, nonché dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura. Per assicurare il funzionamento dei musei e di questi luoghi, tenuto conto delle mancate entrate causate dall’emergenza, è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per il 2020.

Cinema, audiovisivi e piattaforma digitale – Rafforzati anche i fondi per i crediti d’imposta per il cinema e l’audiovisivo previsti nella legge Franceschini in materia. Dieci milioni, invece, vengono stanziati per la creazione della piattaforma digitale della cultura, che il ministro Franceschini ha definito la ‘Netflix della Cultura’, anche mediante la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti e che potrà coinvolgere altri soggetti pubblici e privati.

Il fondo per lo spettacolo – Per l’anno 2020, agli organismi finanziati a valere sul Fondo unico per lo spettacolo per il triennio 2018-2020, diversi dalle fondazioni lirico-sinfoniche, sarà erogato un anticipo del contributo pari all’80 per cento dell’importo riconosciuto per il 2019. Con uno o più decreti del ministro per i Beni culturali e il Turismo saranno stabilite le modalità per l’erogazione della restante quota. Si terrà conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da Covid-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. I lavoratori potranno ricevere un’integrazione al proprio salario a valere sul Fondo Unico dello spettacolo.

Le fondazioni liriche – Verrà erogata anticipatamente rispetto al solito, la quota Fus destinata alle fondazioni liriche, basandosi sulla media di quanto ricevuto dal Mibact nel triennio 2017-2019, ma senza tenere conto dei soliti criteri in base ai quali avviene la ripartizione (50% in base ai risultati di gestione delle fondazioni, 25% in base al reperimento di risorse private e 25% in base alla qualità artistica). La quota per l’anno 2020 e per l’anno 2021 è ripartita sulla base della media delle percentuali stabilite per il triennio 2017-2019, in deroga ai criteri generali e alle percentuali di ripartizione previsti dall’articolo 1 del decreto ministeriale 3 febbraio 2014. Per l’anno 2022, detti criteri sono adeguati in ragione dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli.

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