Non è bastata la sentenza del Tribunale di Grosseto di dicembre, confermata nei giorni scorsi dalla Cassazione, secondo cui a queste condizioni l’inceneritore di Scarlino non avrebbe potuto riaprire. E invece adesso la Regione Toscana ha avviato una nuova procedura per l’autorizzazione alla riapertura per bruciare i rifiuti: negli uffici di Palazzo Strozzi Sacrati si sta valutando la concessione della Valutazione d’Impatto Ambientale (Via) e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) dello stabilimento della piana di Scarlino che dovrebbe bruciare 300mila tonnellate l’anno.

La notizia però non è passata inosservata al Forum Ambientalista Grosseto che ha denunciato la nuova procedura e adesso la giunta Rossi ha davanti a sé un altro ostacolo: i primi ad essere contrari alla riapertura dell’inceneritore sono i rappresentanti del partito del governatore in consiglio regionale, la maggioranza Pd. Oltre ai sindaci di Scarlino e Follonica, Francesca Travison (Lega) e Andrea Benini (Pd). “L’impianto resta inadatto e confermo la mia contrarietà”, dice laconico Leonardo Marras, consigliere grossetano dem.

La prima causa civile risale al 2013 quando l’Arpat aveva registrato emissioni sei volte sopra il consentito: da quel momento le istituzioni – Provincia e Regione – avevano concesso per cinque volte le autorizzazioni a bruciare i rifiuti poi sempre bocciate dai giudici amministrativi, fino all’ultima del 2015. “Il nuovo progetto presentato in Regione prevede di continuare ad utilizzare i forni già dichiarati illegali anche recentemente dal Tribunale di Grosseto – attacca Roberto Barocci del Forum Ambientalista di Grosseto – prendiamo atto che per la giunta della Regione Toscana il rispetto della legalità è un’opzione”.

Dopo la sentenza della Cassazione che ha respinto il ricorso della Scarlino Energia, l’avvocato delle associazioni ambientaliste che avevano messo in piedi una class action ha annunciato una “denuncia in sede penale” nel caso in cui la giunta regionale “deciderà di proseguire”.

La nuova autorizzazione – Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva portato alla chiusura dell’impianto e quella del Tribunale di Grosseto secondo cui, a queste condizioni, non riaprirà più a causa di emissioni dannose, la Scarlino Energia presieduta da Moreno Periccioli aveva presentato un’istanza per ammodernare le camere di combustione e far ripartire l’impianto il prima possibile. Già in seguito al verdetto di dicembre, Periccioli aveva annunciato la volontà di riaprire: “Da mesi stiamo lavorando per superare le obiezioni tecniche e ripartire”. La proposta della Scarlino Energia prevede il revamping (innovazione) delle camere di combustione e delle “tre linee di termovalorizzazione” che porteranno alla graduale disattivazione del forno 1 per arrivare a un nuovo forno, il numero 4. La Regione mercoledì ha fatto partire la procedura e sta valutando la concessione di Via e Aia per far ripartire un impianto diventato sempre più strategico: dopo la chiusura dell’inceneritore di Case Passerini a Firenze, quello di Scarlino sarebbe dovuto diventare il nuovo centro di raccolta di rifiuti da smaltire dal centro della Toscana, con più di 300mila tonnellate annue.

La nuova sentenza della Cassazione – Proprio nel fine settimana però è arrivata la doccia fredda della Cassazione che ha respinto il ricorso della Scarlino Energia sulla sentenza di dicembre del Tribunale di Grosseto: la società sosteneva che non fosse competenza dei giudici civili ma del Tar, chiedendo di annullare la decisione e trasferire il procedimento a Firenze. Ma visto che la causa contro la società dell’inceneritore era stata intentata da 90 soggetti tra cittadini e associazioni ambientaliste, la Corte Suprema ha deciso che era tutto in regola perché “la giurisdizione sulla class action appartiene al Tribunale di Grosseto”.

L’opposizione degli ambientalisti – La sentenza ha rafforzato le posizioni degli ambientalisti contro la Scarlino Energia e soprattutto contro la Regione Toscana. “La sentenza del Tribunale ordinario adesso viene blindata ed è eseguibile – spiega l’avvocato promotore della class action, Roberto Fazzi – e in questo modo va a influire sul procedimento appena aperto dalla Regione: se la giunta deciderà di proseguire faremo una denuncia per mancata osservazione della sentenza”. All’opposizione del Pd e del M5S, si aggiunge quella di Sì Toscana a Sinistra con il candidato alle regionali Tommaso Fattori che parla di una “pervicacia criminale” da parte della Giunta che ignorerebbe “le sentenze dei Tribunali”.

Anche i sindaci della zona vanno all’attacco: Francesca Travison (Scarlino) ribadisce la “ferma contrarietà all’impianto”, mentre Andrea Benini (Follonica) è ancora più netto: “Pensare ancora una volta di valutare la ripartenza dell’inceneritore di Scarlino rende questa situazione ancora più assurda – attacca – Il no già espresso da Follonica è definitivo”.

@salvini_giacomo

Il Fatto Economico - Una selezione dei migliori articoli del Financial Times tradotti in italiano insieme al nostro inserto economico.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

A2a, Brescia: “Mazzoncini alla guida? Milano dice che non è indagato per corruzione”. Ma per il manager è stato chiesto rinvio a giudizio

next
Articolo Successivo

Paradisi fiscali, le 30 maggiori aziende tedesche hanno 3.800 filiali in Paesi a bassa tassazione. Die Linke: “Escluderle dagli aiuti di Stato”

next