Da oltre un mese di lei non c’è più traccia. Shi Zhengli, ricercatrice del laboratorio di Wuhan soprannominata “bat-woman” per i suoi numerosi studi condotti sui pipistrelli, sembra essere scomparsa nel nulla e in molti associano la sua sparizione all’origine del coronavirus. In questi giorni sta rimbalzando infatti sui social l’ipotesi che la scienziata sia stata “fatta sparire” o “imbavagliata” dal governo cinese dopo le dichiarazioni che ha rilasciato – nonostante le fosse stato vietato – in un’intervista rilasciata l’11 marzo alla rivista Scientific American.

“Mi sono chiesta se non si fossero sbagliati, non mi sarei aspettata che una cosa del genere accadesse a Wuhan“, dice Shi Zhengli nell’intervista esprimendo le sue perplessità sul passaggio animale-uomo fatto dal virus e avvenuto in una zona urbana anziché negli ambienti tropicali in cui lei da 16 anni concentra i suoi studi. E poi ancora: “Potrebbe esser arrivato dal nostro laboratorio quello è stato un vero peso non ho chiuso occhio per giorni”. In queste sue parole in molti vedo un’ammissione di colpevolezza, tanto più che più avanti nell’intervista dice di aver abbandonato gli studi sul Covid-19.

L’ipotesi che il coronavirus sia “scappato” dal laboratorio di Wuhan circola fin dai primi giorni dell’emergenza ma in queste settimane è stata rilanciata con forza dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal segretario di Stato americano Pompeo, che si sono detti convinti che le cose siano andate così, nonostante molti scienziati e uno studio pubblicato su Nature smentiscano categoricamente l’ipotesi che il virus non sia nato in natura.

Shi Zhengli ha dedicato tutta la sua carriera a studiare i pipistrelli e i virus ad essi legati, tra cui quelli del gruppo Sars a cui appartiene il questo coronavirus contro cui stiamo lottando. Non solo, secondo quanto riferisce Il Giornale, ad infittire il mistero c’è il fatto che la giornalista cinese del Daily Mail Gao Yu ha fatto sapere di aver contattato l’11 aprile la ricercatrice ma di non esser riuscita a mettersi in contatto con lei perché è “imbavagliata” dal 2 gennaio, da quando ha terminato la sequenza del genoma del Covid scoprendo che è identico per il 96 per cento a quello studiato nel suo laboratorio.

Quello stesso 2 gennaio una mail della Direttrice dell’Istituto vietò la divulgazione delle ricerche. Un monito che Shi non ha rispettato, pubblicando una relazione scientifica in cui spiega di aver scoperto la contagiosità del virus il 14 gennaio, sei giorni prima che Pechino lo rivelasse al mondo. E così, le teorie complottiste sostengono ora che la ricercatrice si trovi ora in gran segreto a Parigi e che sia pronta a consegnare un dossier sulla fuga da laboratorio del Covid. Non resta che attendere sviluppi.

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