Addio al musicista tedesco Florian Schneider, noto per aver fondato con Ralph Hutter i Kraftwerk, la “centrale elettrica” più famosa nel mondo, visionario e rivoluzionario gruppo pioniere della musica pop elettronica, nato a Düsseldorf nel 1970. Si è spento all’età di 73 anni a causa di un tumore, anche se la causa del decesso non è stata resa nota dalla famiglia, che ha confermato la notizia dopo che si era diffusa sui social. Il primo a dare l’annuncio della scomparsa è stato su Facebook il produttore musicale Mark Reeder. Il co-fondatore della band Ralf Hütter ha poi confermato la notizia all’edizione online di “Billboard”. Secondo quanto è poi trapelato, Schneider è morto una settimana fa ed è già stato seppellito in forma privata.

Era nato il 7 aprile 1947 a Düsseldorf (Germania) come Florian Schneider-Esleben. Studente al conservatorio di Düsseldorf, Schneider fondò i Kraftwerk con Hütter nel 1970 dopo un’esperienza nella band Organisation con la quale incisero anche un album. Attivo nella composizione dei brani e nella produzione degli album, nei primi tre dischi dei Kraftwerk Schneider suonò il flauto, suo strumento principale, il violino, e occasionalmente anche le percussioni. A partire dal 1973, con l’album “Ralf &Florian“, Schneider prese a utilizzare il sintetizzatore, divenuto poi preponderante già dopo l’uscita dell’album seguente “Autobahn” (1974).

Definito da Ralf Hütter in un’intervista “feticista del suono“, Schneider si servì nel tempo di diverse tecniche per suonare il sintetizzatore, comandandolo inizialmente mediante un flauto elettronico (e-flute), ideato da lui stesso e realizzato dal geniale Peter Bollig, fino ad utilizzare, grazie all’avvento dei computer, i sequencer virtuali, primo fra tutti il Cubase. Oltre a suonare i sintetizzatori, Schneider contribuì come cantante secondario in alcuni brani, filtrando la propria voce mediante vocoder. Nel 2015 ha pubblicato da solista il singolo “Stop Plastic Pollution”.

Schneider è stato l’unico musicista a non aver mai lasciato i Kraftwerk (lo stesso Hütter aveva abbandonato il gruppo per un breve periodo tra il 1970 e il 1971) fino al 2008, dopo che, durante alcuni concerti intrapresi nel corso dell’anno, era stato sostituito dal video operatore Stefan Pfaffe. I Kraftwerk sono stato un gruppo influente anche per il pionieristico progetto multimediale, influenzando vari generi in tutto lo spettro musicale, come l’hop, il synthpop e il rock. David Bowie ha anche riconosciuto l’influenza di Schneider sulla sua arte. Nell’album “Heroes” del 1977 l’iconico artista britannico intitolò il suo brano prevalentemente strumentale “V-2 Schneider” in onore del musicista tedesco.

I Kraftwerk hanno pubblicato 10 album in studio, tra cui l’acclamato Autobahn del 1974, che raggiunse l’apice al numero 5 della Billboard 200 nel 1975. Pur nominata per sei volte per la Rock Hall of Fame sei volte, la band non è ancora stata inserita. Prima della morte del leader, i Kraftwerk avevano annunciato che la band si sarebbe impegnata in un tour estivo in Nord America per celebrare il 50° anniversario del gruppo. Gli spettacoli erano stati programmati per presentare immagini 3D per le quali la band è nota, fondendo musica e robotica. Gli spettacoli celebrativi sono stati poi cancellati a causa della pandemia globale di coronavirus.

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