Usi e abusi dei poteri speciali. Dopo la crisi sanitaria/economica provocata dall’epidemia di Covid-19 bisognerà ripartire in fretta e senza discussioni di sorta. Per questo, in seguito al montaggio dell’ultima campata del ponte sul Polcevera un coro si leva da molte parti: seguire il modello Genova. Poteri speciali, risorse pubbliche (i soldi per la ricostruzione del ponte sono infatti ancora oggetto di trattativa tra lo Stato e Auststrade per l’Italia), deroga del codice degli appalti e delle norme extrapenali. Insomma, Genova e il suo sindaco/commissario Marco Bucci come simbolo dell’Italia che risorge.

Per ricostruire il ponte i lavori sono stati affidati senza gara al consorzio nazional-popolare Fincantieri-Salini-Italferr (Gruppo Fs), scelto a discrezione del governo. Peccato che ci fosse almeno un altro consorzio d’imprese la cui offerta prevedeva tempi e costi minori. Non solo: il ponte sarebbe stato ricostruito con tre corsie per senso di marcia e non due come in questo caso. Particolare di non poco conto perché secondo uno studio del Politecnico di Milano, con tre corsie e alcuni interventi come l’allargamento delle gallerie e la fluidificazione a monte e valle del viadotto, si sarebbe potuta evitare la costruzione della Gronda di Genova, che prevede una spesa fino a 4 miliardi euro e un enorme impatto ambientale.

Con le scelte del governo e del commissario si sono sacrificati criteri, garanzie e iter di trasparenza. Non è stato garantito lo stesso trattamento a tutte le imprese del settore, facendo capire che alcune sono di serie A e altre di serie B. Ora, questo modello che si vuole replicare per le grandi e medie opere pubbliche è sostenuto anche da Confindustria, che così facendo sostiene un meccanismo che crea discriminazioni tra i suoi stessi associati e che è del tutto anticoncorrenziale. Ma è proprio la concorrenza, assieme alle norme anticorruzione, il principale meccanismo per assicurare la trasparenza nel campo dei lavori pubblici.

Insomma, il clima che si profila è quello degli anni 80 degli investimenti “a pioggia”. La tutela dei contribuenti, cioè di coloro che finanziano le opere pubbliche con il pagamento delle tasse è lasciata a se stessa. Non c’è ombra di un’analisi costi-benefici per scegliere le opere prioritarie da realizzare, che assicuri sia la loro utilità che un buon rapporto spesa/occupazione nel tempo. Soprattutto tenendo conto del fatto che la manutenzione di ponti, gallerie e strade assicurano “rendimenti” occupazionali più alti e una capillarità della spesa pubblica nettamente maggiore che la concentrazione della spesa su grandi opere.

Tornando a Genova, con i poteri speciali il sindaco/commissario ha potuto decidere di occupare lo spazio pubblico di Villa Bombrini per spostare un pezzo di autoparco (l’altro andrà a Cornegliano). E perché una città portuale come Genova vuole spostare il suo autoparco? Per fare posto ad Amazon. Con il nuovo centro logistico dell’azienda di Jeff Bezos, ci saranno decine di camion e centinaia di furgoni in più ogni giorno proprio nel collo di bottiglia logistico della città, uno dei punti che già oggi limitano la funzionalità di un porto faticoso da raggiungere, e che in futuro lo sarà ancora di più. Ottenuti i permessi senza intoppi e senza ricorsi, i genovesi hanno avuto in “regalo” sotto casa un centro distributivo di 45mila mq. Ma con i superpoteri del “Modello Genova” tutto è possibile. Anche la fabbrica più grande, il porto, può aspettare. Il commissario decide per tutti.

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