Mentre l’Italia è concentrata nella gestione dell’emergenza sanitaria e delle sue conseguenze, dando la sensazione che regni l’immobilismo su quasi tutto il resto, intervengono puntualmente le crisi occupazionali a ricordarci che non ci siamo affatto fermati, e che il mondo del lavoro continua a presentare il conto di problemi mai risolti che non possiamo ignorare, nemmeno in una situazione critica come quella attuale.

Siamo ormai abituati alle vertenze Almaviva che ormai si susseguono da molti anni, tra cambio appalti e delocalizzazioni. L’ultima è legata alla prossima scadenza dell’appalto Sky, che a quanto pare ha deciso di non rinnovare la commessa ad Almaviva. In conseguenza di ciò, il futuro di 260 lavoratori della sede di Palermo coinvolti nell’appalto Sky è a rischio. Questo è stato il loro buon primo maggio.

Sebbene la politica tenti di fare la sua parte, la verità è che in questi casi la vertenza è per lo più legata alla capacità dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali di saper rivendicare norme e tutele specifiche previste per il settore dei call center.

Giusto qualche giorno prima, i commissari della Banca popolare di Bari annunciano 900 esuberi – 600 in rete e 300 in direzione – con un piano di riorganizzazione che prevede esternalizzazioni, demansionamenti e mobilità, con la chiusura di 94 filiali su 291.

Poi c’è il mondo delle compagnie aeree, che con gli aerei a terra per mesi annunciano tagli drastici al numero di dipendenti: Lufthansa annuncia ben 10 mila esuberi, Ryanair 3 mila tra piloti e assistenti di volo, Alitalia, che verrà divisa in due newco, prevede duemila esuberi.

Avrò modo di approfondire tutte queste singole vertenze. Il messaggio che però credo debba passare sin da subito è che il ritorno alla normalità comprende anche queste difficili sfide. Questo è il mondo che ci aspetta, e questi lavoratori non possono essere lasciati soli, nemmeno nel pieno dell’emergenza.

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