Lei si definisce una “funambola”, in realtà Ambra Angiolini con coraggio non si è tirata indietro alla chiamata per condurre per il terzo anno consecutivo il Concertone del Primo Maggio. L’attrice si è spostata da Brescia (città dove vive con i suoi figli) a Roma per fare da collante a tutti i momenti di musica e di riflessione, che andranno in onda stasera dalle ore 20 su Rai Tre. Ambra Angiolini tiene a cuore le sorti dei lavoratori del mondo dello spettacolo e invita il governo ad ascoltarli. Tra le proposte dell’artista per valorizzare il ruolo di centinaia di professionisti c’è quella di mettere cima a film o ai concerti, quelli che oggi sono i titoli di coda “perché non restino un popolo di lavoratori invisibili”. Infine Ambra, in questi giorni di quarantena, ha portato avanti il progetto benefico “SOStieni Brescia – Dona per la tua città, aiuta le famiglie” e la risposta della città è stata eccezionale.

Il tuo ruolo all’interno dell’evento, totalmente trasformato in uno show tv, come cambierà?
Ho accettato l’impegno del Primo Maggio, anche quest’anno, perché sono una funambola per natura, perciò mi sono spostata da Brescia a Roma per condurre. In questo momento era giusto mettermi al servizio del Concertone. Mi sento fortunata e anche consapevole del rischio. Quest’anno non abbiamo risposte, è tutto un punto interrogativo. Abbiamo cercato tutti di fare il nostro dovere e anche il nostro mestiere. Mi sembra già un miracolo lo spazio che c’è stato concesso e ci siamo conquistati, in questo momento durissimo in cui il lavoro è assente. Il lavoro è anche questo, siamo stati messi nella condizione di farlo bene e ci siamo confrontati, anche sulla distanza di sicurezza. Mi spiace solo che non verrà mostrato tutto quello che è stato fatto dietro le quinte: è una bella storia, fatta di passione e di come ci siamo messi tutti, dal primo all’ultimo, al servizio del racconto.

Il lavoro mondo dello spettacolo vive una situazione complessa e delicata, ci sono stati gli appelli di Fiorella Mannoia, Tiziano Ferro, Laura Pausini e tanti altri. Quali saranno le prospettive?
C’è un decreto che è stato scritto e sta aspettando l’approvazione finale (il decreto aprile dovrebbe essere approvato ai primi di maggio, ndr). In questo momento più che in altri momenti, c’è da aspettare e poi valutare quanto sarà fatto. Io dico che non basta, che non basta per tutti e che sicuramente qualche categoria di lavoratori rimarrà scontento. Sono consapevole che quello che è mancato è far capire alle persone che dietro il personaggio, dietro me, Tiziano Ferro o la Pausini ci sono centinaia di lavoratori intermittenti, a partita iva. Sono un popolo invisibile, ma c’è. Io vorrei che i titoli di coda, dove sono tutti citati, non venissero trascurati o fossero invisibili solo perché la gente spesso si alza e scappa in pizzeria, dopo un film. Mettiamo questi titoli di coda all’inizio di un film, di un concerto, rendiamoli visibili anche in teatro.

Vedi delle soluzioni, ci saranno delle risposte?
Fare questo Primo Maggio ha un valore importante. Non è una festa vera e propria, si ragione in sottrazione. Tutta questa situazione fa male. Va ripensato tutto, il nostro futuro, va ripensata la ripartenza e soprattutto va restituita la dignità. I lavoratori del mondo dello spettacolo chiedono un fondo per ripartire, da reinvestire per mettere già le basi per un nuovo futuro.

Ci sono anche molti lavoratori dello spettacolo che si sono dovuto reinventare un altro mestiere…
Parliamo di valorizzare il terzo settore che è fatto di gente di buon cuore, che fa parte di una comunità. Abbiamo vissuto tempi egoriferiti, abbiamo perso il senso dell’altro e della comunità. In questo momento di disperazione, dipendiamo uno all’altro e questo ha generato un dato oggettivo: il ricorso alla beneficenza per sostenere le persone in difficoltà, per sostenere gli ospedali e anche noi stessi. C’è un problema di evasione fiscale e le tasse che paghiamo non bastano per affrontare l’emergenza che stiamo vivendo. Abbiamo un grave problema, se i cittadini italiani sono in ginocchio.

Tu stessa, assieme a Francesco Renga e ad altri, hai sostenuto “SOStieni Brescia – Dona per la tua città, aiuta le famiglie”, che risposta c’è stata?
Mi sono spesa per Brescia che è la città dove vivo, che mi ha adottata, posso parlare di cose che ho visto con i miei occhi e che conosco molto bene. Ho parlato col sindaco, col vice sindaco, mi sono confrontata con un sacco di persone e abbiamo pensato di sostenere la città e le persone bisognose, colpite dalla pandemia. L’ho fatto perché mi interessano gli altri, ho il tempo e lo posso spendere per dare qualcosa, non per ricevere. Non mi sento buona ho solo voluto dare una mano agli altri. La città ha risposto con presenza, lucidità. Però va rivista la burocrazia perché rallenta tutto, va snellita.

Qual è la situazione col tuo lavoro?
Ho chiuso il sequel della fiction “Il silenzio dell’acqua“, per ora la messa in onda è sospesa. Avevo altri tre film in cantiere e ho dovuto interrompere il tour teatrale de “Il Nodo”

A proposito di teatro, gli enti lirici ripartiranno con ingressi contingentati, distanze di sicurezza, streaming. Può essere una soluzione?
Penso che se ci fosse un progetto di ripartenza condiviso, non saremmo in piazza a rivendicare nulla. Ognuno di noi si sente imprigionato, non c’è alcuna risposta e non è ben chiaro quello che sta succedendo. Per questo è importante avere una visione chiara e al più presto.

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