Se qualche mese fa un amico ci avesse detto che tre milioni di spettatori sarebbero rimasti incollati alla tv a guardare un’ultrasessantenne chattare con dei misteriosi e anonimi corteggiatori, ci saremmo fatti una sonora risata e avremmo continuato a discettare di crisi della televisione generalista, multimedialità e ott.

Invece Maria De Filippi ne ha combinata un’altra delle sue, sparigliando i giochi e aprendo la Fase 2 di Uomini e Donne con una versione sperimentale, il cui potenziale per la verità è difficile da decrittare fino in fondo dopo appena due puntate.

Le protagoniste del programma sono Gemma Galgani – star indiscussa del trono over – e Giovanna Abate, tronista “esodata” anzitempo causa emergenza Coronavirus: chiuse in una casetta negli Studi Elios, a Roma, le due donne chattano con dei presunti spasimanti, di cui non conoscono la vera identità, e vengono provocate a distanza dalla solita Tina Cipollari e da un irriconoscibile Gianni Sperti. Il centro di gravità è però la De Filippi, maestra di sottrazione estrema che, con una mossa geniale, è passata dal consueto scalino pomeridiano all’invisibilità assoluta, palesandosi solo in voce e camminando in bilico tra la narratrice e la regia in campo (cosa che per altro aveva fatto più volte nel day time dell’ultima edizione di Amici): non si vede ma è presentissima, provoca con i suoi toni baritonali i protagonisti, tenta di arginare l’inarginabile Cipollari (che nel frattempo stuzzica dei dolci), trattiene a stento le risate per i messaggi soft core indirizzati alla Galgani.

E come darle torto. Se è vero che in tv il copione c’è anche qualche manca, qui il fruscio della sceneggiatura si sente tutto. Il punto di snodo del racconto sono infatti le chat destinate a Gemma e scritte da corteggiatori (fake?) che si celano dietro nickname assurdi come Pantera, Occhi Blu e Cuore di poeta, sciorinando provocazioni e allusioni chiaramente saccheggiate ai più scontati fotoromanzi. Se non siamo all’apologia di Harmony, poco ci manca. “T’immagino in pelliccia di volpe, reggiseno di pizzo e autoreggenti con sottoveste e stivali al ginocchio”, scrive Cuore di poeta alla Galgani. Poi, non pago, aggiunge: “Accavalli le gambe con squisita grazia, le accarezzi, ti mordi le labbra, mi lascio andare all’idea di toccarti, baciarti, accarezzarti. E poi vorrei sentire lo struscìo della pelle”.

Insomma, è un corteggiamento così smaccatamente farlocco, tra l’amore di plastica e il sexting pomeridiano (non a caso la gif “l’ho fatto virtuale” è la più usata sui social), che non resta che ridere. Alla fine Gemma va in tilt per le troppe notifiche, mette in scena le solite schermaglie con Tina (che fa pure un’incursione in casa, sfoggiando una mascherina su cui ha fatto stampare la foto della mummia Gemma) poi piange lacrime asciutte confermandosi più talentuosa di molte protagoniste delle fiction italiane.

A tratti pare di assistere a un Pratiful 2.0 – senza la Perricciolo e la Michelazzo, per fortuna – salvo poi sconfinare in una sorta di spin off italiano di The Circle, com’è stato fatto notare sui social, il docu-reality di Neftlix in cui un gruppo di concorrenti flirtano e fanno amicizia mischiando realtà e strategia, camuffando la propria identità. Per questo la chiave di lettura di questa nuova formula non può essere quella della razionalità: è intrattenimento surreale, un divertissement metafisico e un po’ sgangherato in attesa del ritorno alla normalità, con lo studio affollato di pubblico urlante e la De Filippi che chiede a Sperti di fargli un caffè decaffeinato.

Sul lungo periodo, la formula piacerà al pubblico? Difficile di dirlo, per ora, e gli ascolti altalenanti – passati dai 3 milioni dell’esordio ai 2,3 della seconda puntata – non aiutano a tracciare un’analisi definitiva.

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