Non solo credito al consumo. Nel pieno dell’emergenza sanitaria, il governo ha dimenticato di bloccare le rate ai “sovraindebitati” che, a causa dello stop all’attività lavorativa, rischiano di perdere tutto. Anche a dispetto del fatto che finora, grazie alla Salva Suicidi (la legge 3 del 2012), abbiano pagato tutto il dovuto seguendo alla lettera il piano di rientro. Come se non bastasse poi il decreto liquidità ha anche fatto slittare il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, originariamente previsto per il 15 agosto. E con lui è stato posticipato anche l‘allargamento della platea che può avere accesso alle norme sul sovraindebitamento.

“Il governo si è dimenticato di sospendere le varie procedure della legge Salva Suicidi. Nel 2012 il legislatore ha offerto alle persone sovraindebitate la possibilità di chiedere un piano di rientro o un accordo con i creditori per poter pagare i debiti in base alle proprie possibilità. Così tanti debitori ne hanno fatto domanda e stanno ora pagando le rate per rimettersi in regola. Ma l’emergenza sanitaria e il blocco delle attività lavorative stanno mettendo a dura prova queste persone che si sono impegnate a sanare la loro posizione”, spiega Gianmario Bertollo, fondatore di Legge3.it, associazione che aiuta cittadini ed imprenditori a uscire dai debiti grazie agli strumenti introdotti dalla Salva Suicidi.

Il tema è del resto di scottante attualità. Basti pensare che solo nel 2018 sono state depositate circa 5mila pratiche per accedere alla Salva Suicidi. “Nel 2019 ce ne saranno almeno il doppio”, riprende Bertollo, che evidenzia come, già prima dell’emergenza sanitaria, in Italia c’erano 2,5 milioni di famiglie sovraindebitate in maniera irreversibile.

Prima del coronavirus, il 10% delle famiglie italiane aveva già contratto debiti che non sarà mai in grado di ripagare. “Basti pensare che in un anno sono andate all’asta 250mila abitazioni. Con la crisi la situazione è destinata a peggiorare ed è quindi necessario che la nuova legge Salva Suicidi entri in vigore il più rapidamente possibile soprattutto se, come si prevede, ci sarà un crollo del 10% del Pil” aggiunge l’esperto. E, invece, la nuova normativa è slittata con il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Con buona pace dei potenziali beneficiari: la nuova norma allarga la platea della Salva Suicidi ai debitori “incapienti”, quelli cioè che non hanno nulla per soddisfare i creditori e ai quali viene comunque offerta la possibilità di ricominciare. Sia pure per una sola volta nella vita.

Intanto l’emergenza economica e sociale si sta allargando velocemente in tutta Italia. “Ricevo continuamente telefonate dai nostri assistiti. Ci sono i casi più disparati da Nord e Sud del Paese. A Napoli ho un cliente che lavora per una compagnia marittima – racconta – grazie alla salva suicidi, siamo riusciti ad evitare il pignoramento della casa. Stava pagando regolarmente le rate, ma con lo stop all’attività lavorativa non sa come fare per rispettare le scadenze. Probabilmente fra qualche mese arriverà la cassa integrazione, ma intanto le rate ci sono già ora”. Impossibile accedere ad un nuovo finanziamento e difficilmente si potrà ottenere l’anticipo di cassa integrazione da parte delle banche visto che l’accordo prevede un’istruttoria sul merito di credito del lavoratore.

“Nelle Marche ho un cliente camionista che sta continuando a chiedere alle aziende il pagamento delle fatture”, aggiunge Bertollo. “Ma le imprese gli chiedono di attendere. Il problema è che lui non può lavorare senza soldi per il carburante. E’ riuscito ad accedere ai 600 euro per le partite Iva, ma la banca gli ha pignorato il conto. E’ giusto rinviare il codice per le imprese, ma non la legge Salva suicidi che non può essere rinviata, ma anzi dovrebbe essere anticipata”, conclude. “Tanto più che c’è un motivo se si chiama così”.

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