La partita delle nomine di Stato ha incrociato l’emergenza coronavirus. E il risultato – nell’impossibilità di rinviare di un anno la scelta – è che ai vertici delle maggiori partecipate pubbliche restano saldi i manager scelti dai governi dem di Renzi e Gentiloni. Il Movimento 5 Stelle, tra le proteste di Alessandro Di Battista e di un gruppo di dissidenti che comprende le ex ministre Giulia Grillo e Barbara Lezzi, ha dunque accettato anche la riconferma di Claudio Descalzi all’Eni nonostante le vicende giudiziarie che lo coinvolgono. Dalle liste depositate dal Tesoro lunedì notte (fuori tempo massimo, la scadenza era il 18 aprile) emerge totale continuità anche in Enel, Leonardo e Poste: cambiano solo le presidenze, un ruolo usualmente di rappresentanza e non operativo come quello degli amministratori delegati. Le nomine saranno deliberate dalle assemblee degli azionisti di ogni società.

Pronte ma non ancora pubblicate le liste per le altre tre società che avevano i vertici in scadenza: Mps, Terna ed Enav. Qui i 5 Stelle piazzano i loro candidati Guido Bastianini, Stefano Donnarumma e Paolo Simioni. Sono solo lo cinque le donne su un totale di 14 ruoli apicali. E si tratta in tutti i casi di presidenze. Più equilibrata, grazie all’obbligo delle “quote rosa”, la composizione dei cda.

In Eni, Enel, Leonardo e Poste restano gli uomini scelti da Renzi e Gentiloni – Alla guida del gruppo dell’oil&gas il Tesoro lascerà il manager nominato nel 2014 dal governo di Matteo Renzi. Descalzi è imputato a Milano per corruzione internazionale per la presunta tangente da oltre 1 miliardo pagata a politici nigeriani e mediatori internazionali ed è indagato per il conflitto d’interessi in Congo, dove società controllate dalla moglie Marie Madeleine Ingoba hanno fornito a Eni servizi logistici. Il leader di Italia Viva, pur da “spettatore”, incassa anche la conferma all’Enel di Francesco Starace, entrato nella stessa tornata. Tanto che l’ex premier commenta: “Io esco vincitore pur non avendo partecipato perché le persone che avevamo individuato sono talmente brave da essere riconfermate senza che io abbia dovuto fare una battaglia per loro”. Sono stati invece nominati dal successore Paolo Gentiloni, oggi commissario Ue agli affari economici, gli attuali numeri uno di Poste Matteo Del Fante – e Leonardo Alessandro Profumo – che incassano un nuovo mandato dal governo Conte 2. I 5 Stelle si erano opposti alla conferma di Profumo, imputato per l’errata contabilizzazione dei derivati Alexandria e Santorini quando era presidente di Mps.

Calvosa, Crisostomo e Carta presidenti – Nei quattro maggiori gruppi pubblici cambiano, come detto, i presidenti. Il ministero dell’Economia indica per il Cane a Sei Zampe – al posto di Emma Marcegaglia – Lucia Calvosa, docente universitaria di diritto commerciale con esperienze da consigliere indipendente nei cda di Tim, del Monte dei Paschi di Siena e di Seif, la società editrice del Fatto Quotidiano. Mentre all’Enel Starace sarà affiancato dall’avvocato pugliese Michele Crisostomo, l’uomo che preparato il ricorso contro la Commissione Ue che ha visto l’Italia vincente nella vicenda dell’acquisto di Banca Tercas da parte della Popolare di Bari. Alla presidenza di Leonardo, invece, i 5 Stelle hanno chiesto e ottenuto Luciano Carta, ex capo di stato maggiore della Finanza e oggi alla guida dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise). Infine Poste dove si è deciso di riconfermare la presidente uscente Maria Bianca Farina.

I cda – Nelle liste del Tesoro, accanto ai nomi dei nuovi vertici, ci sono anche quelli dei nuovi consiglieri di amministrazione. Nel cda Eni entrano la ex vicesindaca di Milano Ada Lucia De Cesaris (Italia viva), la direttrice dello Iai Nathalie Tocci, l’ex capo segreteria del sottosegretario al ministero dello Sviluppo Davide Crippa Emanuele Piccinno e l’ex dirigente del Tesoro Filippo Giansante.
I nuovi consiglieri Enel saranno Alberto Marchi (Mc Kinsey), la comunicatrice Costanza Esclapon (ex banca Intesa, Alitalia, Wind, Rai), la docente di diritto Mirella Pellegrini e l’economista Mariana Mazzucato.
Per Leonardo, i nomi indicati nella lista depositata in vista dell’assemblea del 13 maggio sono quelli di Carmine America, ex compagno di scuola di Luigi Di Maio che lo ha portato con sé prima al ministero dello Sviluppo e poi agli Esteri, Pierfrancesco Barletta (ex presidente di Milanosport), la dirigente di via XX Settembre Elena Comparato, Paola Giannetakis (professoressa alla Link Campus University che fu indicata da Di Maio tra i papabili ministri di un governo M5s), l’ex ministra dello Sviluppo del governo Renzi Federica Guidi (diede le dimissioni a causa del coinvolgimento dell’ex compagno nell’inchiesta sugli impianti Eni in Basilicata), il giurista Maurizio Pinnarò, la dirigente del Tesoro Ivana Guerrera e l’imprenditrice dell’hi tech Novica Mrdovic Vianello.
Per Poste italiane, la cui assemblea è convocata per il 15 maggio, la lista del Tesoro prevede un consiglio di amministrazione composto dall’avvocato Bernardo De Stasio, l’ex consigliere Consap Daniela Favrin, Elisabetta Lunati (ex Intesa) e Davide Iacovoni, responsabile debito pubblico del Mef.

In Mps, Terna ed Enav manager vicini al M5s – Si rimescolano le carte, invece, in Mps, Terna ed Enav. A guidare la banca senese, di cui il Tesoro resta il principale azionista visto che la dismissione è stata ulteriormente rinviata, viene chiamato Guido Bastianini, sostenuto dal Movimento 5 Stelle. È stato vicedirettore generale di Capitalia e presidente di Banca Profilo prima di approdare alla guida di Carige. Alla presidenza arriva Patrizia Grieco, oggi in Enel. Per la poltrona di ad del gestore della rete elettrica viene invece indicato Stefano Donnarumma, il manager scelto dalla giunta di Virgina Raggi nel 2017 per guidare Acea. E sempre dall’esperienza nella Capitale, questa volta all’Atac, viene un altro candidato dei Cinque Stelle, Paolo Simioni, scelto per la guida dell’Enav. Saranno affiancati dalle presidente Valentina Bosetti, professoressa associata di Economia ambientale e Economia dei cambiamenti climatici alla Bocconi, e Francesca Isgrò, avvocato amministrativista nello studio Orrick, che dal 2017 era entrata nel cda di Poste su indicazione del governo Gentiloni.

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