Diagonali perfette, testa alta, petto in fuori, giocate con pretese da Krol senza manco sapere chi sia. Guardare già gli allenamenti dei giovani difensori oggi è scoprire un mondo. Un mondo fatto di “copri la zona”, “fai la diagonale”, “vieni su e segui la linea per il fuorigioco”, “fai ripartire veloce l’azione” per finire con “non buttare mai via il pallone” e “giocala a due tocchi”. Di marcare però manco a parlarne. E infatti vengon su che (quando va bene) palleggiano benissimo, anticipano che è una bellezza, segnano pure un bel po’ di gol e mandano l’attaccante in fuorigioco 20 volte a partite… ma non sanno marcare. Belli, ordinati, puliti: per i puristi, i cultori del ruolo dello stopper orco che ti mangia, ti tatua i tacchetti sugli stinchi (altro che tribale-maori-ritratto di fidanzata) e la spara fuori dallo stadio in caso di pericolo, non è granché.

Eh no, perché c’era un’epoca in cui il difensore più che guardare zona e far ripartire l’azione doveva solo seguire il suo attaccante fin dentro lo spogliatoio, se necessario menargli… magari anche in assenza di un assoluto stato di necessità. C’era un’epoca in cui il marcatore doveva essere l’incubo dell’attaccante. Concetto interpretato alla lettera da Rachid Neqrouz. Alla lettera sì, perché se all’epoca l’Italia era la patria dei marcatori puri molto più forti del marocchino lui era sicuramente il più fastidioso. Occhio furbo e parlantina veloce, veniva dallo Young Boys, lo prende il Bari di Fascetti per affrontare una stagione di Serie A difficilissima, ’97-’98, salvarsi contro Ronaldo il Fenomeno, Zidane, Batistuta, Totti, Crespo, Baggio, Weah.

Rachid è un tipo sveglio e a Bari si adatta subito, tra fisico e mestiere poi è anche un buon difensore tant’è che Fascetti lo schiera subito titolare. L’inizio però è da incubo per i galletti con 13 gol subiti in 6 partite ma ciò che colpisce è che gli attaccanti marcati da Neqrouz mostrano tutti segni di insofferenza fortissimi… e dire che erano anni in cui venivano maltrattati d’abitudine. All’esordio in A, ad esempio, a Neqrouz tocca Batistuta, che fa doppietta in 10 minuti ma passa tutta la gara a lamentarsi del marocchino con l’arbitro: strano per uno come Bati, Re Leone che le lotte le ha sempre accettate di buon grado.

La verità emerge dopo tre giornate. Al San Nicola arriva la Juve, Neqrouz deve marcare Pippo Inzaghi: lo juventino si danna, più volte chiama l’arbitro con fare quasi scandalizzato. Poi le telecamere mostrano il trattamento riservatogli dal marocchino: palpatine nelle parti intime, dita “birichine”. Una marcatura definita “libidinosa” dai quotidiani sportivi del giorno dopo e per nulla gradita da Superpippo che pure a fine partita (il marocchino era stato espulso al dopo 57minuti), come racconterà Torricelli in una intervista alla Gazzetta, era ancora sconvolto e arrabbiato di fronte ai compagni divertiti.

Molto semplicemente Rachid spiegherà: “Non sapevo come fermarlo”. Facile: se da bambino trenta o quarant’anni fa non ti insegnavano diagonali, fuorigioco, linea e due tocchi ma solo a stare incollato all’attaccante magari facendolo pure innervosire, allora andavi di fantasia. Magari spinta. Ma racchiudere Neqrouz alle palpatine è ridurre la portata del calciatore e del personaggio: buon difensore, marcatore ostico ma anche con un buon piede, in grado di fare gol incredibili come col Verona con una bomba a volo da trenta metri che si infila nel sette o col Piacenza con un gesto simile, ma anche una forte personalità. Musulmano praticante, tanto da pregare Allah in lacrime dopo un rigore inesistente fischiato contro, ma non così tanto da non cedere alla bottiglia in qualche serata di bisboccia, arrivando a devastare un bar in cui non gli veniva servito da bere, finendo arrestato.
Fumantino al punto da inseguire avversari rei di frasi razziste nei suoi confronti o ladri che gli avevano appena rubato l’auto, riuscendo pure a recuperarla. A Bari resterà per sette anni: prima in A con Fascetti, e poi in B, diventando anche capitano dei galletti. E oggi è il suo compleanno: 48 anni tra marcature che oggi sarebbero considerate pericolosi assembramenti e attimi di indimenticabile e pittoresca genuinità. Auguri Rachid.

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