I Paesi che lo vorranno potranno accedere alle linee di credito del Mes con l’unica condizione – almeno nell’immediato – di usarle per le spese sanitarie e di prevenzione. Ma l’Italia non intende farlo, come ha chiarito ieri il ministro Roberto Gualtieri. In compenso, nelle conclusioni adottate giovedì sera dall’Eurogruppo non compare alcun riferimento a titoli di debito comuni. Non si parla insomma di eurobond né di coronabond. La palla torna nel campo dei leader europei, che stando a quanto annunciato oggi dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel si riuniranno solo il 23 aprile per discutere del pacchetto di misure proposto dai ministri, che vale potenzialmente 500 miliardi di euro. A quel punto sarà passato quasi un mese dalla videoconferenza finita con un nulla di fatto a causa della spaccatura tra il blocco dei “frugali” e i Paesi favorevoli a emissione di debito comune.

Riferimento al Recovery fund senza cifre e senza le fonti di finanziamento – Il punto di caduta per arrivare a un accordo tra i 19 ministri delle Finanze dell’Eurozona è stato di inserire nel testo finale l’avvio dei lavori su un Fondo per la ripresa (Recovery fund) che somiglia allo strumento temporaneo proposto dalla Francia e al Recovery and Reinvestment Plan chiesto dal premier italiano Giuseppe Conte. Ma non si parla di cifre e, soprattutto, su come finanziarlo i Paesi restano spaccati: la palla torna ai capi di Stato e governo europei, che si rivedranno dopo Pasqua. “Alcuni sono dell’opinione che si dovrebbe arrivarci attraverso l’emissione di debito comune, altri Stati hanno detto che dovrebbero essere trovate strade alternative“, ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, alla fine del vertice. Resta in salita, quindi, la trattativa per arrivare al risultato auspicato dal governo italiano.

Gualtieri: “Su questo ci sarà la battaglia più dura”. Hoekstra: “La maggioranza è contro” -“Secondo Gualtieri ora gli eurobond sono perlomeno “sul tavolo”, ma “ci sono dei Paesi che si oppongono”, ha spiegato a Unomattina su Rai 1. Di sicuro “sul Recovery plan ci sarà “la battaglia più dura perché l’Italia chiede che abbia una dimensione grande con l’emissione di bond”. Il falco olandese Wopke Hoekstra non solo continua ad opporsi sostenendo che “sono ingiusti nei confronti del contribuente olandese” e “aumenterebbe, anziché diminuire, i rischi per l’Unione Europea nel suo complesso”, ma ricorda anche che “solo nove Paesi (oltre a Italia e Francia ci sono Spagna, Belgio, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Slovenia, ndr) hanno firmato un documento a favore degli eurobond“. Insomma, “la maggioranza dell’Eurogruppo è contro. Il testo è deliberatamente vago“, ha chiosato in conferenza stampa dopo la riunione. “Ciascuno può leggervi quello che vuole. Ma penso che sia anche importante non illudersi: anche con intenzioni ottimistiche, qui non si può leggere nulla che sia legato alla mutualizzazione del debito”. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ieri ha ribadito il suo no.

Mes senza condizioni per spese sanitarie fino a fine emergenza – Sull’altro tasto dolente del negoziato, l’uso del fondo salva Stati, si è arrivati invece a un compromesso che non si discosta molto dalle ipotesi emerse durante il precedente Eurogruppo, il 24 marzo. Le linee di credito attivabili per l’emergenza si fermano al 2% del pil del Paese richiedente e vengono ribattezzate Pandemic credit line, ma restano basate “sulle linee di credito a condizionalità rafforzata Eccl esistenti”, come si legge nel comunicato finale. L’unico requisito sarà che il Paese che ne chiede l’attivazione si impegni a usarle “per supportare il finanziamento dei costi diretti e indiretti della sanità e della prevenzione correlati al Covid 19″.

Dopo la crisi chi lo chiede si impegna a “rafforzare i fondamentali” – Tuttavia dopo la crisi “i Paesi membri resteranno impegnati a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, in linea con le cornici di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale della Ue, inclusa la flessibilità applicata dalle istituzioni”. Impegni che del resto sono connaturati all’appartenenza all’Unione. Rimane dunque, come chiedeva il ministro olandese Hoekstra, il riferimento alle condizioni da rispettare una volta finita l’epidemia. Va ricordato che avere una linea di credito del Mes è condizione necessaria perché la Bce possa lanciare il suo “bazooka anti spread”, il piano di acquisti illimitato Omt lasciato in eredità da Mario Draghi.

Tesoro: “L’Italia non ha deciso di fare ricorso al Mes, è facoltativo” – “Il Mes già esiste essendo un accordo raggiunto e firmato nel 2012”, ha ricordato il Tesoro giovedì notte per rispondere alle polemiche partite dalla Lega. “Oggi l’eurogruppo ha proposto la creazione di una nuova linea di credito per le spese per cure e prevenzione sanitaria legate al Covid-19 senza alcuna condizionalità e attivabile da qualsiasi paese membro che lo voglia”. Ma “è bene chiarire che oggi l’Italia non ha deciso di fare ricorso al Mes“, che “sarà naturalmente facoltativo“, ma “ha solo concorso a definire un rapporto che prevede la possibilità di istituire quattro nuovi strumenti per affrontare la crisi del Covid-19”. Accanto al Mes e al Fondo per la ripresa ci sono infatti, come noto dalla settimana scorsa, un nuovo fondo di garanzia della Bei per favorire il credito alle imprese e il programma Sure di riassicurazione per la disoccupazione – sotto forma di prestiti – della Commissione europea. Starà ora al Consiglio europeo prendere le decisioni su questo pacchetto di proposte.

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