Il punto fermo è che non sono fondi europei. I “100 miliardi” dello schema di riassicurazione per la disoccupazione Sure (Support mitigating Unemployment Risks in Emergency) annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen saranno soldi raccolti dalla Commissione stessa sui mercati finanziari, emettendo titoli. Per farlo avrà però bisogno di garanzie: 25 miliardi che dovranno essere messi sul piatto dai 27 Stati membri. Poi ogni Paese potrà prendere in prestito a condizioni favorevoli la cifra di cui ha bisogno per sostenere i costi di sostegni al reddito come la cassa integrazione. Non sarebbe Bruxelles, dunque, a versare direttamente le risorse ai lavoratori. “E’ sicuramente un passo in avanti”, scrive in una nota l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Daniela Rondinelli. “Tuttavia restano alcune criticità che avremmo preferito cancellare presentando degli emendamenti al Parlamento europeo, opportunità che ci è negata. L’unica Istituzione europea democraticamente eletta è, infatti, soltanto informata e non potrà esprimere il suo parere modificando la proposta”.

I dettagli sono spiegati nel documento approvato giovedì dai commissari, di cui mercoledì il Financial Times aveva anticipato i contenuti. Von der Leyen ha confermato che l’impostazione è quella: “Possiamo mobilitare 100 miliardi di euro. Questo sarà possibile grazie a garanzie degli Stati membri per 25 miliardi. Questa è la solidarietà europea in azione”. Il piano – che ora dovrà essere approvato dal Consiglio – si regge dunque interamente sull’ipotesi che i governi forniscano “garanzie” a supporto del ricorso di Bruxelles al mercato. Ogni Paese sarà chiamato a dare un contributo, sotto forma di garanzie “revocabili e incondizionate”, in proporzione al suo pil. Occorre mettere insieme 25 miliardi di euro: solo in quel caso partirà la fase due. Che consiste appunto nel ricorso della Commissione al mercato per finanziarsi, emettendo titoli che sarebbero dunque garantiti dagli Stati membri.

I fondi che saranno raccolti saranno poi prestati a tassi particolarmente favorevoli ai singoli Paesi – Regno Unito escluso – in base alle loro esigenze di finanziamento di strumenti nazionali come il Kurzarbeit tedesco o la cig italiana. Lo Stato che ne ha bisogno dovrà fare richiesta e la Commissione verificherà l’ammontare di spesa pubblica direttamente legato allo schema di sostegno al reddito e di conseguenza il prestito necessario, la durata, il tasso. Alla fine presenterà una proposta al Consiglio, a cui spetterà la decisione.

I tre maggiori beneficiari, tra cui dovrebbero esserci Italia e Spagna visto l’impatto avuto finora dall’epidemia sulle rispettive economie, potranno ricevere non più del 60% del totale, dunque non oltre 60 miliardi di prestiti. Tuttavia “le cifre dovute dall’Unione in un dato anno non dovranno superare il 10%” del totale, 10 miliardi. Lo schema Sure è temporaneo e non sostituisce lo European Unemployment Reinsurance Scheme, uno strumento permanente a cui Bruxelles lavorava da tempo.

“Fra le principali criticità di Sure”, ha commentato Rondinelli, “c’è sicuramente la sua capacità finanziaria che potrebbe non essere sufficiente per rispondere alla emergenza in corso. Inoltre, lo strumento si basa su prestiti che vanno poi rimborsati con una metodologia che ricorda molto quella del EFSM, e cioè gli Stati Membri devono rispettare delle condizioni per ottenere i fondi. Anziché prestiti, avremmo, invece, preferito trasferimenti che rispettassero in pieno quindi il principio di solidarietà sancito nei Trattati europei”.

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