Pochi passi avanti all’Eurogruppo di martedì sera. I ministri delle Finanze dell’Eurozona hanno terminato la loro riunione senza stendere un documento di conclusioni per i leader Ue che si riuniranno in videoconferenza giovedì. Ma hanno perlomeno indicato la strada: il Covid-19 è uno “choc simmetrico“, non paragonabile alla crisi del debito di dieci anni fa. Quindi sì all’utilizzo del fondo salva-Stati, ma con l’unico vincolo che i prestiti siano usati per affrontare l’emergenza. Problema: restano da limare i “dettagli”. Che sono politicamente tutt’altro che secondari: l’Italia e la Francia chiedono che le condizionalità vengano meno e che non ci sia alcuna penalizzazione. Un gruppo di Paesi del Nord Europa, a partire dall’Olanda, continua ad insistere perché ci sia un memorandum con impegni vincolanti.

“Abbiamo iniziato il dibattito su nuove forme di supporto, siamo impegnati a esplorare tutte le possibilità per supportare le nostre economie in questi tempi difficili”, ha spiegato il presidente Mario Centeno durante la video conferenza stampa che vedeva lui a Lisbona, Paolo Gentiloni in quarantena a Bruxelles e Klaus Regling, direttore del Mes, in Lussemburgo. Ma “la discussione è appena iniziata e serve più lavoro per arrivare alla conclusione”. Saranno i capi di Stato, dunque, a dover decidere il da farsi.

“La sfida che le nostre economie affrontano non è in alcun modo simile alla crisi precedente. Questo è uno choc simmetrico esterno”, ha sottolineato il politico portoghese dopo aver ricordato che nell’ultima settimana “l’ammontare totale delle misure di bilancio a livello nazionale è raddoppiato ed è ora stimato al 2% del Pil”. “Considerazioni di azzardo morale“, cioè che l’idea che gli Stati possano usare i prestiti ottenuti in questa fase per altri fini, “non sono consentite. Dobbiamo tenerlo a mente quando consideriamo gli strumenti a disposizione. Questo è particolarmente vero per qualsiasi strumento del Mes messo a punto durante la scorsa crisi”.

“C’è ampio supporto tra i ministri delle Finanze”, ha spiegato Centeno, “a considerare una salvaguardia contro la pandemia basata sugli strumenti esistenti del Mes, come le linee di credito condizionato Eccl”. Questi strumenti dovrebbero tener conto della natura “di choc esterno e simmetrico del Covid 19. Questo vale anche per qualsiasi condizionalità. Nel breve termine sarebbero vincolati all’emergenza Coronavirus, e nel lungo termine i Paesi dovrebbero tornare alla stabilità”. Ma dovrebbe essere il singolo Paese a fare richiesta di aiuto. Molti economisti hanno invece auspicato che sia il Fondo ad offrire a tutti linee di credito, in modo da spazzare via lo “stigma” ancora legato all’intervento del Mes dai tempi della crisi greca. L’ammontare dei prestiti potrebbe arrivare al “2% del pil“. Ma “benché ci sia ampio supporto su questi aspetti, serve più lavoro sui dettagli”.

Lontana appare invece la prospettiva dei coronabond: “Sono uno strumento che resta sul tavolo”, si è limitato a dire Gentiloni. “Dobbiamo andare avanti con le discussioni e costruire un consenso”.

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