Lo streaming è finito, andate in pace. Da quando è iniziata la fase più acuta della pandemia di coronavirus, i fedeli sono costretti a seguire le messe attraverso tv e web. Cardinali, vescovi e preti, anche di solito molto poco social, si sono dovuti aggiornare velocemente per poter restare connessi coi fedeli. Anche Papa Francesco ha deciso di far trasmettere in streaming la sua quotidiana messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta insieme agli Angelus domenicali e alle udienze del mercoledì. E ovviamente la Settimana Santa del 2020, per la prima volta nella storia, sarà interamente social. Ma come è possibile viverla con la stessa intensità senza la presenza fisica dei fedeli ai numerosi riti? All’inizio della Quaresima del 2019, monsignor Ambrogio Spreafico, biblista di fama internazionale, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione episcopale della Cei per l’ecumenismo e il dialogo, mise in guarda dal “peccato digitale”: “Chi mette ‘mi piace’ a un insulto si deve confessare”.

Gesù non aveva i social, – spiega monsignor Spreafico a ilfattoquotidiano.it – ma se ci fossero stati li avrebbe usati di certo! Vangelo infatti vuol dire buona notizia, l’opposto di una fake news. Condividiamo la sua parola sul web, perché stare con lui, pregare, leggere la Bibbia, dà pace al cuore, rende migliori, più umani. Ci dà speranza in questo tempo difficile, asciuga le lacrime del dolore e della solitudine, ci rende un popolo unito dal suo amore per tutti noi”. Il presule sottolinea che “anche Papa Francesco è rimasto sorpreso della creatività di tanti preti e laici per continuare a vivere la Chiesa, che vuol dire proprio ‘riunione, assemblea’, sia pure a distanza. Su di un sito, durante la preghiera, ho visto che si poteva perfino accendere una candela virtuale per i malati”.

“Spero che la Settimana Santa per i cristiani – sottolinea monsignor Spreafico – intensifichi questa preziosa opportunità, perché per la prima volta nella storia del nostro Paese non potremo viverla con le nostre comunità, ma dovremo seguirla da casa, in famiglia, oppure soli, come faranno tanti anziani. Seguire Gesù ci aiuterà a vivere meno isolati, in unità, cenando con lui in quella Pasqua triste ma allo stesso tempo carica di novità per l’umanità intera. Partecipando ai riti online, ascoltando le letture della passione e della resurrezione, torneremo a vivere quelle ore intense e drammatiche del Figlio di Dio, che non ha rinunciato ad amare fino alla fine, che si è opposto alla violenza della spada, che non ha voluto salvare se stesso, che ha detto a un delinquente, anche se non se lo meritava proprio: ‘Oggi sarai con me in paradiso!’”.

Il presule evidenzia, inoltre, come “siamo stati costretti, a causa dell’epidemia, a stare separati, a distanza di sicurezza. Questo ha sconvolto la nostra vita quotidiana, inclusa quella dei fedeli che frequentano le nostre chiese. Banchi vuoti, niente catechismo, oratorio, nessuno scambio della pace. Forse mai come ora ci accorgiamo di quanto ci mancano gli altri, persino, talvolta, quelli che non ci stavano tanto simpatici o che, prima, avremmo evitato il più possibile. Non ci basta più vedere gli altri, immagine e somiglianza di Dio stesso, come dice la Genesi, solo attraverso uno schermo, sia pure ad alta definizione. Tutta la Bibbia, in effetti, è racconto di donne e uomini che incontrano, ascoltano, parlano, tra di loro e con Dio. I contatti umani offline, ora lo abbiamo chiaro, sono indispensabili alla convivenza e al benessere. Mai come oggi, credenti e non, italiani e stranieri, giovani ed anziani, sentiamo il bisogno di un ‘noi’. È stato sufficiente un virus venuto da lontano per abbattere ogni muro e confine, anche quelli che piacciono ai ricchi per difendersi dai poveri. È stato un contagio globale velocissimo. Sarebbe bello se oggi scoprissimo finalmente che i confini non servono. Per questo, impariamo a sfruttare l’aspetto più positivo dei social non per arroccarci sulle nostre idee, disprezzando chi non la pensa come me, chi non è la mia fotocopia digitale, ma per aiutarci, sostenerci, incoraggiarci, darci speranza”.

Di esempi di preghiera social in giro per l’Italia ce ne sono tanti. Come il rosario serale in streaming organizzato da monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri, al quale si è unito anche Papa Francesco con un messaggio vocale registrato per i tanti giovani della diocesi che si sono ritrovati collegati col loro pastore. Don Antonio Raimondo Fois, parroco di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, a Roma, ha chiesto ai fedeli di realizzare quattro gesti per vivere lo stesso, seppure a casa, le celebrazioni della passione, morte e risurrezione di Gesù. Dalle palme di carta al pane azzimo, da una croce fatta con la pasta di sale a una candela a forma di uovo. Il tutto grazie all’aiuto di appositi tutorial. Anche chiedendo ai parrocchiani di inviare una foto della propria famiglia con le palme di carta per realizzare una processione virtuale prima della messa che ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e apre i riti della Settimana Santa. Ancora più tecnologici i salesiani della comunità di Novara che, grazie alla bravura di Antonio Carriero, hanno realizzato una vera e propria serie video intitolata Dottor Frankhouse con alcune divertenti pillole di saggezza per continuare a fare catechesi ma online, visto che gli oratori sono chiusi per evitare il contagio.

L’Associazione WebCattolici Italiani, presieduta dal giornalista di Tv2000 Fabio Bolzetta, ha realizzato un vero e proprio vademecum, con tanto di tutorial, con alcuni consigli pratici per le messe in streaming. Anche l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei ha dato alcune indicazioni pratiche per le celebrazioni in diretta tv o in streaming, con alcune regole da osservare nella regia. Questo per non incorrere nell’incidente che è capitato a don Antonio Nuara, diventato ormai famosissimo sui social, per aver attivato inavvertitamente i filtri durante la diretta di una preghiera.

La Cei sottolinea che “la celebrazione eucaristica va svolta in un luogo sacro, ponendo la doverosa attenzione alla cura e al corretto svolgimento delle diverse sequenze rituali. Non è rispettoso del mistero celebrato, mai e neanche in situazioni come questa, soprattutto per trasmissioni in tv e mediante i social, affidarsi a celebrazioni improvvisate in qualunque luogo (fuori dall’aula liturgica) e poco curate”. Non va trascurata l’omelia, che deve essere adeguatamente preparata, anche per evitare lo zapping dei fedeli a casa. “Bisogna – aggiunge ancora la Cei – salvaguardare la trasmissione ‘in diretta’ della celebrazione. Questo dovrebbe metterci in guardia da un proliferare di celebrazioni registrate. Resta valido l’invito a collegarsi ‘in diretta’ e proprio questa contemporaneità vuole e può favorire la ‘partecipazione’, che è molto più di un semplice ‘seguire’ la messa, tanto meno ‘vedere’ o ‘sentire’ la messa”.

Quale social scegliere per la diretta delle celebrazione? “Facebook – spiega Bolzetta – è più adatto per un pubblico più largo, specie se abbiamo pagine e profili ben seguiti. Instagram è in continua crescita, specie tra i giovani, ma non ha ancora raggiunto gli stessi numeri di Facebook. Se però l’incontro è per i giovani, Instagram potrebbe essere la soluzione migliore. Youtube, infine, è meno ‘forte’ per le dirette, ma decisamente il più adatto per essere cercati in un secondo momento. C’è chi non partecipa alle attività parrocchiali – aggiunge il giornalista – perché non ha voglia o non ha tempo. Trovarsi un evento parrocchiale in diretta su Facebook può dar loro la voglia di vedere che succede: un piccolo seme, che potrà in futuro germogliare. Non dimentichiamoci però anche dei tantissimi che sono al centro dell’affetto e delle preghiere delle nostre parrocchie: gli anziani, i malati. Basta poco, un giovane con un cellulare in mano che riprenda un rosario o una celebrazione per far stare meglio, almeno per un po’, chi è ammalato. Diamo questa possibilità: programmiamo in anticipo queste dirette, annunciandole per tempo e spargiamo la voce specie tra chi sappiamo saprà apprezzarle di più”.

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