Condivido la tristezza di Elisabetta Ambrosi per la diffusa reazione isterica alla precisazione del governo circa la possibilità di far uscire i bambini, molti dei quali tappati da un mese in case minuscole senza balconi, precisazione poi precisata da Conte (no passeggio, sì uscita ma). Farli uscire, ovviamente, con tutte le cautele del caso, mantenendo la distanza di sicurezza, evitando assembramenti, facendo insomma il contrario di quello che fa Attilio Fontana, presidente della Lombardia, che tuona contro i bambini a passeggio mentre convoca evitabili assembramenti di adulti per inaugurare ospedali che non aprono.

Lo sgomento è aumentato di fronte al balletto di puntualizzazioni contraddittorie che si sono susseguite in queste ore, con stupore mio e di chi vuole attenersi con scrupolo alle raccomandazioni, nella speranza di contribuire con il proprio sacrificio e la propria disciplina al contenimento del virus. Queste persone attente e coscienziose, tra le quali milioni di genitori che da settimane fanno i salti mortali per collegarsi alle lezioni su Zoom, per telelavorare di notte e consentire ai figli di utilizzare l’unico pc di casa di giorno, si fanno delle domande di assoluto buon senso e non trovano risposte univoche. Nel giro di un giorno hanno letto su tutti i giornali che si poteva portare i bambini a fare una passeggiata. Poi hanno letto che no. Allora sono andati sul sito del governo per capirci qualcosa, animati non solo dal timore di essere multati ma anche dal senso di responsabilità che li porta coscienziosamente a osservare tutte le restrizioni previste per combattere il diffondersi del virus.

Hanno capito che si poteva fare una breve passeggiata con i bambini e anche andare con i bambini a fare la spesa ma non si poteva più andare a fare jogging, o forse si poteva andare a fare jogging ma senza correre. La circolare del Ministero dell’Interno del 31 marzo, che chiarisce – in teoria – come interpretare il decreto del presidente del Consiglio del 9 marzo, contenente le disposizioni prorogate fino al 13 aprile, recita infatti: “È da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute”. Dunque – sembrava – passeggiata con figlio ok. E prosegue: “Si evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging)”. Dunque – sembrava – jogging vietato.

Invece è il contrario. Il giorno successivo, questi genitori responsabili animati dallo scrupolo di osservare le norme per contenere il contagio, si sono imbattuti nei titoli che dicevano che il governo faceva marcia indietro sulla marcia indietro. E allora, con il consueto scrupolo, hanno cercato sul sito del governo il comunicato stampa che chiariva come interpretare la circolare che chiariva come interpretare il decreto, scoprendo che ribalta completamente il senso della circolare sia per quel che riguarda i bambini che per quel che riguarda il jogging. Nel comunicato viene infatti aggiunto l’avverbio “soltanto” al testo dell’ordinanza: “la circolare evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa SOLTANTO come equivalente all’attività sportiva (jogging)”. Quindi, contrordine: jogging si può fare. E far passeggiare i bambini? Non più, in quanto, anche in questo caso, la nota stampa ribalta il testo dell’ordinanza. Facendo ricorso alla congiunzione “e”: “È da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione e in occasione spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute”.

Dunque, come ha precisato ieri sera Giuseppe Conte annunciando la proroga delle misure di contenimento, non si può uscire con i bambini “anche” per andare a fare la spesa ma “SOLO” per andare a fare la spesa.

Infine, scompare il comunicato con la parola “soltanto” (ma è ancora indicizzato su google, che rimanda al sito del governo se si cerca il testo), gettando nel panico chi pensava di attenersi scrupolosamente alle regole facendo una corsetta in prossimità dell’abitazione, ora incerto se ritenersi compreso nella fattispecie dell’allenamento sportivo individuale enunciata da Conte, a fronte del nuovo stop agli allenamenti degli atleti professionisti: “Non significa che gli atleti non potranno più allenarsi, lo faranno in forma individuale”.

“Il ministro alla radio ha detto che si possono portare fuori solo i bambini piccoli”, scrivono i genitori disorientati sulla chat della classe, postando il link del ministro Crimi che alla radio del servizio pubblico spiega anche lui come interpretare il decreto: “Se un bambino di due anni vive in un appartamento di 40 mq è una necessità portarlo fuori”. E però le autorevoli parole del ministro, come gli autorevoli comunicati stampa del governo e le dichiarazioni dello stesso presidente del Consiglio non hanno valore legale, a differenza dei decreti e delle ordinanze in base alle quali vengono comminate le sanzioni. “Quindi?”.

Quindi, nell’attesa, suggerisco di comportarci con buon senso. Per esempio, indirizzando gli strali che lanciamo contro i bambini che passeggiano per mano al genitore sul marciapiede deserto contro chi invece fomenta gli assembramenti. Tra questi, segnalo agli indignati da balcone i vertici di Finmeccanica che, con il consenso del governo, mentre noi rinchiudiamo i bambini in casa, tengono aperte anche in questi giorni le fabbriche che producono gli F35, i cacciabombardieri tornado assemblati da centinaia di operai esposti al contagio nella fabbrica di Cameri, come denuncia la rete per il disarmo.

Ai medesimi indignati da balcone dal quale non si vedono le fabbriche ma solo gli anziani che non rispettano i provvedimenti (o che li rispettano anche quando si contraddicono: dal balcone è impossibile distinguerli), domando: non converrebbe indirizzare questo nostro poderoso smadonnamento collettivo contro chi, in queste ore, obbliga milioni di operai a lavorare senza mascherina, lasciando ai lavoratori l’onere di non assembrarsi ai tornelli o a mensa o sul mezzo aziendale? Volessimo, tra un inno nazionale e l’altro, tra una secchiata d’acqua in testa al ciclista e l’altra, organizzare sfuriate corali di rabbia sociale contro chi sta licenziando i lavoratori approfittando del fatto che sono interinali? E magari indirizzare le nostre veementi proteste sui social network contro chi ha reso i lavoratori interinali, autonomi, liberi professionisti e dunque precari, ricattabili, licenziabili, soli: proprio quei lavoratori che la Costituzione intendeva tutelare più delle imprese?

Volessimo prendercela, invece che con le mamme che scrivono l’appello al sindaco per concedere mezz’ora d’aria ai bambini, con i vertici dell’Unione Europea che non sono capaci di riscrivere un trattato mentre noi, ogni giorno, aggiorniamo il modulo dell’autodichiarazione e scarichiamo le video lezioni di algebra tra la piattaforma della didattica e passiamo la notte sul sito dell’Inps che ci rimbalza? Volessimo farla pagare a chi ha votato a favore di quei trattati-capestri basati su formule magiche prive di riscontri scientifici, farla pagare a chi ha votato a favore del pareggio di bilancio in Costituzione e oggi si lamenta di non poter fare debito pubblico, piuttosto che far pala pagare al bambino per mano al genitore?

No, no sono due piani diversi, perché se un virus nella stragrande maggioranza dei casi asintomatico e curabile diventa letale è perché non possiamo più curare tutti quelli che hanno bisogno di cure. È perché abbiamo tagliato medici, posti letto, unità di terapia intensiva e interi ospedali per osservare quei trattati che ci imponevano di ridurre la spesa pubblica per contenere il debito. Perciò, quando ci incazziamo con chi non ha fatto il suo dovere per contenere i contagi, andiamo con ordine.

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