Lo sguardo al futuro

Alla luce di quanto esposto, è evidente che la priorità assoluta del Paese sia quella di riassorbire il più possibile dell’imbuto formativo, viste le carenze che si prospettano nei prossimi anni. Finché non verranno intraprese iniziative decisive in questo senso, quali l’implementazione delle risorse a disposizione degli specializzandi o l’adozione di misure in grado di avvicinare il percorso di studi con il lavoro sul campo – che semplifichino le procedure concorsuali e rivedano il sistema di assunzione – qualsiasi intervento che ampli la base di immatricolazione non può che aggravare una situazione già stagnante.

Per dirlo con le parole delle Regioni presso la Commissione Cultura del Senato sulla revisione della Legge 264/1999: “occorre strutturare un piano di azione […] che preveda al contempo, com’è evidente, importanti investimenti […]. E se questa fosse la scelta, una scelta com’è evidente di medio-lungo termine, allora si può prefigurare in prospettiva futura l’abolizione del numero chiuso, oggi purtroppo – a nostro parere – ancora una scelta per molti versi obbligata. Diversa questione è poi se il numero chiuso oggi applicato sia ben realizzato e conduca al tipo di selezione auspicato. […] Più che abolire i test di accesso per i corsi a numero programmato, che per le considerazioni sopra riportate restano irrinunciabili, riteniamo che occorra investire maggiori risorse al fine di migliorarne il funzionamento”.

* Think Tank formato principalmente da studenti dell’università Bocconi, il cui obiettivo è produrre contenuti di analisi politico-economiche con un approccio accessibile, costruttivo e sempre attento al dato per stimolare un dibattito più consapevole tra i cittadini e migliorare il processo di policy-making nel nostro Paese.

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Coronavirus, la carenza di medici non c’entra col numero chiuso nelle università. Anzi

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