Un Papa complice dei nazisti? Un Papa omertoso davanti all’orrore dei campi di concentramento? O un Papa che ha salvato la vita di migliaia di ebrei? Davanti alla figura di Pio XII c’è sempre stato un bivio che da oltre 60 anni vede due opposti schieramenti. Da un lato gli ebrei che condannano il silenzio di Pacelli durante la tragedia immane della persecuzione razziale messa in atto dal nazismo e dal fascismo. Nemmeno una parola pubblica di denuncia di quell’orrore coi tanti treni che partivano dalla stazione di Milano verso i campi di concentramento. Dall’altro la Chiesa cattolica che ha sempre testimoniato il grande impegno di Pio XII per salvare le vite di migliaia di ebrei, nascondendoli in tanti conventi romani e nella stessa residenza estiva dei Pontefici, Castel Gandolfo. Proprio per fare chiarezza su questa controversa pagina di storia, anche nel tentativo di spiegare perché Pacelli non denunciò i crimini nazisti, Francesco ha deciso di aprire gli archivi sul pontificato di Pio XII.

Una decisione, però, che ancora una volta ha riproposto uno scontro tra le due fazioni. C’è anche da sottolineare che da tanto tempo gli ebrei si oppongono fermamente alla beatificazione di Pacelli. Benedetto XVI, infatti, ne ha riconosciuto le virtù eroiche, primo passo nel cammino verso la santità. Ma poi la causa di beatificazione e canonizzazione si è arenata su un binario morto proprio per la decisa opposizione degli ebrei. Essi più volte hanno minacciato di rompere i rapporti diplomatici col Vaticano qualora si procedesse a proclamare Pio XII beato. “Io – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it il cardinale José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi – ho dovuto lottare molto contro la tesi di Pio XII filonazista. L’ho portato fino alla proclamazione eroica delle virtù che è l’unica cosa indispensabile per la beatificazione perché dal miracolo può essere dispensato come avvenuto con San Giovanni XXIII. Volendo si potrebbe beatificare anche domani”. Ma gli ebrei non vogliono.

“Assumo questa decisione – ha spiegato Francesco annunciando la sua volontà di aprire gli archivi su Pio XII – sentito il parere dei miei più stretti collaboratori, con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori”.

Per Bergoglio, “la figura di quel Pontefice, che si trovò a condurre la barca di Pietro in un momento fra i più tristi e bui del secolo ventesimo, agitato e in tanta parte squarciato dall’ultimo conflitto mondiale, con il conseguente periodo di riassetto delle nazioni e la ricostruzione post­bellica, questa figura è stata già indagata e studiata in tanti suoi aspetti, a volte discussa e perfino criticata (si direbbe con qualche pregiudizio o esagerazione). Oggi essa è opportunamente rivalutata e anzi posta nella giusta luce per le sue poliedriche qualità: pastorali, anzitutto, ma anche teologiche, ascetiche, diplomatiche”. Lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha spiegato che “l’ombra dei ‘silenzi’ si è sempre allungata sulla figura di Papa Pacelli. Ma in che condizioni operò Pio XII? Qual era la realtà del Vaticano in tempo di guerra? Non si può rispondere alle domande sul comportamento di Papa Pacelli durante il Secondo conflitto mondiale senza considerare quali fossero i limiti posti al suo agire. La mancanza di accesso alle fonti archivistiche vaticane, mentre si impostava il dibattito storiografico sulla Chiesa e la guerra, ha reso la discussione carente per numerosi aspetti”.

Riccardi sottolinea, inoltre, “la linea di monsignor Montini, il futuro Paolo VI, allora sostituto della Segreteria di Stato, aperto all’ospitalità. Anzi Montini è l’artefice dell’azione di ospitalità agli ebrei e ai ricercati in tutta Roma. Lo si vede nei contatti con il Laterano, un’importante area extraterritoriale, dove si trova la Basilica di San Giovanni, cattedrale del Papa. Qui, per l’azione di monsignor Ronca, rettore del seminario romano, furono ospitati molti ebrei, insieme a personalità significative della vita politica, come Alcide De Gasperi e Pietro Nenni. L’azione del sostituto si muove su di un filo sottile: ospitare i ricercati, ma anche evitare lo scontro con i fascisti e i nazisti. Complessivamente – aggiunge ancora Riccardi – è la politica che ispira l’atteggiamento della Chiesa di Roma, dei religiosi e del clero secolare, durante i nove mesi dell’occupazione tedesca. Allora la Chiesa diventa uno spazio d’asilo per tutti, nonostante le diverse origini. Negli ambienti ecclesiastici si ritrovano comunisti, gente di altre religioni. Ma questa ospitalità è clandestina e viene dissimulata agli occhi dell’occupante tedesco che, d’altra parte, spesso sa, ma, per evitare un conflitto con la Chiesa, fa finta di non vedere”.

Riccardi non ha dubbi: “Pio XII si muoveva ovviamente con prudenza, ma chiaramente in favore dell’utilizzo della Chiesa come uno spazio d’asilo. Era consapevole dei rischi. La Città del Vaticano non era in prima linea per l’ospitalità ai ricercati dal fascismo o dal nazismo, come invece gli altri istituti ecclesiastici, ma era il centro nevralgico e coordinatore di tale attività. Del resto, tra le mura vaticane si svolgevano varie battaglie, come quella delle spie e della solidarietà dei diplomatici con i soldati sbandati”. Senza dimenticare nemmeno che “è provato come Hitler abbia progettato di rapire il Papa. Sicuramente se la guerra avesse preso un altro corso, la libertà di Pio XII sarebbe stata limitata o forse del tutto soppressa. Il Papa ne era consapevole. Si sarebbe ripetuta la vicenda dell’arresto del Papa in epoca napoleonica. Ma che cosa sarebbe allora avvenuto della Chiesa cattolica?”.

Twitter: @FrancescoGrana

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