“Una vera e propria devastazione, centinaia di persone, giovani e meno giovani, hanno distrutto tutto”. Sono ancora increduli gli operatori sanitari dell’Ospedale “Pellegrini” di Napoli, preso d’assalto la notte tra sabato e domenica dalla rabbia dei parenti e degli amici del giovane di 15 anni, ucciso da un carabiniere fuori servizio durante un tentativo di rapina con una pistola giocattolo. “Non c’era solo una pattuglia, c’erano le guardie giurate ed almeno 30 poliziotti – racconta uno degli infermieri di turno la notte del 29 febbraio, quando è arrivata la giovane vittima al pronto soccorso – ma anche loro erano inermi e questa cosa cosa fa riflettere, se nemmeno la polizia ci può difendere chi lo può fare?”. Intanto a distanza di poche ore dalla devastazione le sirene delle ambulanze del pronto soccorso dell’Ospedale “Pellegrini” di Napoli, in uno dei quartieri del centro storico, sono state accese insieme a testimoniare la riapertura del nosocomio. “In questa città quando arriva il carico di droga si sparano i fuochi d’artificio nei quartieri – dice il Direttore Generale dell’ASL Napoli 1 Centro Ciro Verdoliva al Fattoquotidiano.it – Noi abbiamo voluto tenere le sirene accese come segnale alla città e alla cittadinanza, per dire che il pronto soccorso ha riaperto e che noi siamo qui”.

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