“Miseri, sbalorditi mortali. Meritate di finire così. In fondo lo meritiamo tutti”. Dopo L’incanto del pesce luna (Bollati Boringhieri) dobbiamo tornare a calcolare la distanza da tenere di fronte alla morte. Niente piagnistei da melodramma, niente coperta di Linus da tragico realismo e nemmeno echi da gioventù cannibale. Ade Zeno, al suo terzo romanzo, affonda la lama della scrittura nella carne viva di uno sdoppiamento letterario che sa di surreale e mostruoso. Nessuna velleità assolutoria per Gonzalo, uomo maturo, personaggio tratteggiato più per sensazioni che da descrizioni, animato dalla fame (come tanti, tutti i personaggi del libro) nell’universo sospeso in cui la malattia totalizzante della figlia Ines lo porta a cancellare lo status di accademico per diventare metodico, sobrio ed efficace cerimoniere della Società di Cremazione di una città invisibile in cui vive oramai separato da anni dalla moglie. Un lavoro che abbandonerà per ricevere uno stipendio milionario dalla Famiglia, ricchi possidenti residenti in Collina, che lo vogliono organizzatore di incontri serali dove la vecchia incartapecorita matriarca – la Signorina Marisol – si risveglia all’improvviso per divorare malcapitati tizi da lui accuratamente selezionati. Il romanzo di Zeno è un tran tran grandguignolesco mai compiaciuto, sospeso in una terza persona a tratti apparentemente fusi in una prima, che fende il piano simbolico del fantastico (il pesce luna ed altri strani bestiari) spianando la brillantezza di dialoghi serrati, ironici e anticonvenzionali, scivolando da una prima parte composta da frammenti non cronologici in una seconda più lineare e temporalmente consequenziale. Emergono mostri veri e inventati, mostruosità inflitte e supposte, ma anche un sinuoso aggrovigliato gioco al massacro gestito con raffinata accuratezza stilistica. Le improvvise incursioni favolistiche sanno di meraviglia. I dialoghi in punta di piedi tra Gonzalo e l’infermiera Maylis sospendono la rumba generale e abbagliano. Zeno scrive sicuro e sciolto come fosse un piccolo dio. Forse manca una luce che allieta in fondo al tunnel. Ma comunque L’incanto del pesce luna sazia. Da morire. Voto: 8-

Lo Scaffale dei libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti da Ade Zeno a Massimiliano Parente

AVANTI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, musica e cultura si trasferiscono online. Le iniziative, da Varese a Bologna e al Sestriere

next
Articolo Successivo

Imperdonabili – Giorgio Anelli, un fuoriuscito della poesia che vale la pena di leggere

next