Non è vero quanto ha detto Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha criticato l’Italia per avere interrotto i voli diretti dalla Cina per contenere l’epidemia anziché applicare soltanto l’isolamento dei soggetti a rischio come, dice, hanno fatto Francia, Germania e Regno Unito. Da quanto ilfattoquotidiano.it ha potuto verificare non c’è nessun isolamento coatto per i passeggeri che arrivano in questi tre paesi dalla Cina, salvo quelli che si “autodenunciano” segnalando sintomi e/o possibili contagi. Ma cosa è stato fatto davvero negli aeroporti degli altri paesi per evitare la diffusione dell’epidemia? Sono controlli rigidi o misure porose che poggiano sul senso di responsabilità dei singoli passeggeri? Da ricordare che anche chi è asintomatico può risultare positivo al test ed essere quindi un “portatore sano”, in grado di contagiare altre persone.

L’Italia – Per capire le misure è importante ricordare anche la cronologia. I primi due casi accertati di coronavirus risalgono al 30 gennaio: sono una coppia di turisti cinesi in viaggio a Roma. Restano tuttora ricoverati allo Spallanzani, ma sono in miglioramento. L’uomo è negativizzato e la donna non è più intubata. Erano arrivati a Malpensa con un gruppo di 20 connazionali il 23 gennaio, giorno in cui è iniziata la quarantena a Wuhan, città focolaio del virus. Già dal 26 gennaio era stato deciso dalla task-force istituita dal ministero della Salute l’aumento del personale medico negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa. Il 30 gennaio è stato anche decretato lo stop dei voli Italia-Cina: il 31 gennaio sono atterrati a Fiumicino e a Malpensa gli ultimi sei voli. Erano decollati da Hangzhou, Chongqing, Guanzhou, Pechino e Shanghai prima che venisse ufficializzato il blocco aereo. Il personale medico – salito a bordo con tutte le protezioni una volta atterrati – ha misurato la temperatura a tutti i quasi mille passeggeri. Alcuni passeggeri intervistati da Corriere.it partiti da Shenzen hanno riferito di essere stati controllati anche sui mezzi pubblici in Cina (“misuravano la febbre dalla metropolitana ai mezzi pubblici, quando si entrava nell’area di residenza negli ingressi dei condomini. Là c’era un controllo pazzesco”). Dal 3 febbraio sono iniziati a Fiumicino, Malpensa e Linate i controlli dei passeggeri in arrivo da tutti i voli internazionali con scanner termici e termometri a pistola. Dal 10 febbraio il controllo della temperatura è stato esteso ai passeggeri in arrivo negli aeroporti italiani con un volo da Roma. Controlli tramite dispositivi, volontari e personale medico anche in altri aeroporti italiani.

Regno Unito – Già il 22 gennaio il Guardian annunciava che i passeggeri in arrivo dalla Cina sarebbero stati sottoposti a controlli medici a Heathrow. Per i passeggeri in arrivo da Wuhan c’è un area separata nel Terminal 4 per effettuare lo screening termico. Questo però non vale per i passeggeri in arrivo da Hong Kong, ex colonia britannica che ha registrato contagi e vittime. E magari sono proprio passeggeri che arrivano dalla Cina, come racconta Andrea Mannini, commissario tecnico delle squadre olimpiche della vela cinese, in passato allenatore delle analoghe squadre inglesi e autore dell’oro croato a Rio 2016. Mannini è atterrato a Londra il 21 febbraio da Hainan via Hong Kong (volo BA 28) dopo avere passato quasi un mese in quarantena (precisamente dal 23 gennaio. Era arrivato in Cina il 10 gennaio). Ma quando è sceso a Heathrow non è stato controllato: non è arrivato al terminal 4, ma al 5, dove atterrano ancora i voli dall’ex colonia della British Airways che però non opera più quelli in Cina. “A Hainan e a Hong Kong, prima di decollare, ci è stato chiesto di compilare moduli di autocertificazione sul nostro stato di salute”, racconta Mannini. Va diversamente sull’ultimo volo: “Venti minuti prima di atterrare a Londra un annuncio chiedeva ai passeggeri di segnalare verbalmente agli assistenti di volo eventuali problemi respiratori o stati influenzali. Non ho compilato nulla. Nessuno ha comunicato niente: mi sembra strano che non ci fosse una persona che accusasse anche solo un raffreddore, visto che sull’Airbus 380 saremo stati in 450. Abbiamo aspettato cinque minuti e poi siamo scesi”. Una volta sbarcato, Mannini da Londra prende un altro volo e va a Nizza: “Anche lì non ho trovato nessun termoscanner e nessun sanitario a controllare i passeggeri. Poi ho preso l’auto e sono tornato in Italia. Sono la prova vivente che si può arrivare dalla Cina all’Italia senza problemi”. Mannini racconta anche di un collega tedesco che è tornato da Pechino ad Amsterdam via Francoforte: nell’hub di Schiphol nessun controllo. “Secondo me è stato un errore bloccare i voli diretti nel nostro Paese, anche per ragioni economico-diplomatiche – conclude Mannini -. Avrebbero dovuto soltanto controllare ogni singolo passeggero che sbarcava in Italia“.

Francia – Dal 26 gennaio all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi staff medico ha iniziato a effettuare controlli (specie sulla temperatura corporea e le difficoltà respiratorie) e a dare consigli ai passeggeri in arrivo dalla Cina. Non ci sono scanner termici, nonostante siano stati sollecitati dagli esperti come strumento per individuare persone già sintomatiche. Sul sito dell’aeroporto di Parigi tutte le istruzioni. Ai passeggeri in arrivo dalla Cina vengono fornite informazioni sulla malattia, i suoi sintomi e cosa fare in caso di contagio.

Germania e Austria – Il principio base delle autorità sanitarie è quello di contare sul senso di responsabilità dei passeggeri. Il ministro della Salute Jens Spahn ha ricordato che i piloti dei voli Cina-Germania sono tenuti a segnalare casi sospetti a bordo prima dell’atterraggio. In caso positivo, i voli vengono dirottati verso gli aeroporti di Francoforte, Monaco, Dusseldorf, Amburgo, Berlino (Tegel e Schönefeld). Chi viene da Cina, Hong Kong e Macao deve spiegare per iscritto dove sarà nei 30 giorni successivi all’atterraggio. Deve anche specificare dove è stato in Cina, con chi è stato a contatto e l’attuale stato di salute. I documenti vengono trasmessi alle autorità sanitarie. Personale medico è presente nei cinque scali per fornire informazioni ai viaggiatori in arrivo dalla Cina. Non ci sono scanner termici. A Vienna viene provata la febbre ai passeggeri che arrivano da Pechino.

Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia – Il 18 gennaio gli aeroporti di San Francisco, Los Angeles e Jfk a New York avevano già annunciato lo screening dei passeggeri in arrivo da Wuhan e l’arrivo di 100 operatori sanitari negli aeroporti. In una settimana gli screening sono stati estesi a 20 aeroporti americani. Il 1° febbraio Trump ha inoltre firmato un ordine esecutivo che vieta ai cittadini stranieri di entrare negli Usa se nelle due settimane precedenti sono stati in Cina. Quarantena di 14 giorni anche per gli americani che nei 14 giorni precedenti al rientro sono passati dalla provincia dell’Hubei, epicentro del virus. Dal 2 febbraio anche la Nuova Zelanda – che utilizza scanner termici – ha stabilito la quarantena per i viaggiatori che arrivano dalla Cina e l’isolamento fiduciaria per i cittadini neozelandesi, australiani e gli equipaggi che provengono dalla stessa area e per chi sa di essere stato a contatto con un contagiato. Le stesse misure vengono applicate anche dall’Australia nei confronti di viaggiatori stranieri e cittadini australiani.

Spagna e Portogallo – Al momento non sono previsti controlli specifici.

India – Screening in 20 aeroporti. I passeggeri che arrivano dalla Cina nei 14 giorni precedenti e che hanno sintomi dell’infezione dovranno fare un’autocertificazione mentre i passeggeri stranieri dalla Cina e da Hong Kong sono sottoposti agli scanner termici in aeroporto. A installare scanner termici anche Thailandia (in 28 aeroporti), India, Emirati (ad Abu Dhabi e Dubai) e in Iran, dove negli ultimi giorni sono stati registrati decine di casi di contagio.

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