Paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito gli sbarcati dalla Cina. Abbiamo chiuso i voli, una decisione che non ha base scientifica, e questo non ci ha permesso di tracciare gli arrivi, perché a quel punto si è potuto fare scalo e arrivare da altre località. Così possono comunque entrare persone provenienti dalla Cina delle quali si finisce per perdere il controllo. Quello che serve in questo momento è controllare l’elenco dei passeggeri e isolarli se vengono da Paesi sospetti. Se poi malauguratamente l’epidemia dovesse trasformarsi in pandemia allora si dovrebbe disporre un blocco totale dei voli”. A dirlo è il professor Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità, che, intervistato da La Stampa, spiega il suo punto di vista sulla gestione dell’epidemia di coronavirus.

“Inoltre – aggiunge -, quando vengono contagiati i medici significa che non si sono messe in campo le pratiche adatte, oltre al fatto che il virus è molto contagioso. Francia, Germania e Regno Unito seguendo l’Oms non hanno bloccato i voli diretti e hanno messo in quarantena i soggetti a rischio” e “hanno una catena di comando diretta, mentre da noi le realtà locali vanno in ordine sparso. C’è il forte rischio che i focolai diventino un’epidemia. Lo sapremo tra due settimane”, avverte, spiegando che l’aumento, di colpo, del numero dei contagiati “è un caso da manuale, in cui una o più persone vengono contagiate da chi arriva da un luogo di epidemia, e poi ci sono dei contagiati secondari con lo stesso tempo di incubazione”. Rischiamo numeri asiatici? “Il trend è chiaro, ma in Cina c’è stato un mese di sottovalutazione mentre da noi, pur con qualche svista, stiamo reagendo”.

Allargando lo sguardo ai sistemi sanitari internazionali, Ricciardi esprime perplessità sulla loro preparazione ad affrontare una eventuale pandemia: “I Paesi avanzati, Usa in testa dopo i tagli alla sanità di Trump, non sarebbero assolutamente in grado di fronteggiare una pandemia, perché mancherebbero persino spazi adeguati dove isolare e curare i malati. L’Oms ha elaborato dei piani di emergenza che i Paesi membri dovrebbero poi adottare. Ma fino ad oggi nessuno li ha finanziati, salvo poi spaventarsi quando il pericolo si manifesta”.

Intervistato anche dal Sole 24 Ore, il professore osserva anche che “potremmo essere di fronte alla punta dell’iceberg e quindi potrebbero esserci altri focolai in Italia come nel resto del mondo”, ora, “se metteremo in atto tutte le precauzioni del caso come si sta facendo ora isolando i casi e circoscrivendo le aree a rischio l’allarme potrebbe finire verso maggio-giugno come accade con la Sars, visto che il caldo ne rende più difficile la diffusione“.

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