Il Coronavirus cinese? Già ideato e scritto in un romanzo di quarant’anni fa. Sul web da ore non si parla d’altro, e anche con qualche imprecisione. Il libro thriller in questione è The eyes of darkness ed è stato pubblicato nel 1981 a firma di Dean Koontz, autore statunitense di numerosi bestseller. Le pagine originali di diverse copie cartacee stanno circolando online in foto con le sottolineature a pagina 333. “Wuhan-400 è un’arma letale (…) intorno al 2020 una grave polmonite si diffonderà in tutto il mondo (…) in grado di resistere a tutte le cure conosciute”, c’è scritto. Pochi paragrafi più sopra ed ecco l’origine del Wuhan-400 che ricorda paurosamente quello che sembra essere accaduto recentemente in Cina: “Uno scienziato cinese di nome Li Chen fuggì negli Stati Uniti, portando una copia su dischetto dell’arma biologica cinese più importante e pericolosa del decennio. La chiamano ‘Wuhan-400’ perché è stata sviluppata nei loro laboratori di RDNA vicino alla città di Wuhan ed era il quattrocentesimo ceppo vitale di microorganismi creato presso quel centro di ricerca”.

Le analogie sono sconcertanti, anche se, come segnalano diverse testate cinesi, la versione dell’81 del romanzo, inedito in Italia, ha subito una variazione fondamentale. In origine il virus non era il Wuhan-400 ma il “Gorki-400”, più in linea con l’epoca di piena guerra fredda tra Usa e Urss. Solo dal 1989 in avanti, segnala il South China Morning Post, allegando una copia più recente del 1996 della pagina in questione, il virus si è trasformato in “Wuhan-400”. A gettare acqua sul fuoco è il blogger antibufale Paolo Attivissimo.

Interpellato dall’Adnkronos ha parlato di inevitabilità: “E’ pressoché inevitabile che fra i milioni di storie che vengono scritte prima o poi qualcuna ci azzecchi, almeno vagamente (leggendo i dettagli del romanzo, le caratteristiche del ‘Wuhan-400’ divergono fortemente da quelle del coronavirus)”. Infine aggiunge: “Quello di Koontz non è il primo caso di apparente precognizione letteraria: il romanzo del 1898 The Wreck of the Titan di Morgan Robertson ‘previde’ il disastro del Titanic del 1912 descrivendo un transatlantico, il Titan, che affondava nel Nord Atlantico dopo uno scontro con un iceberg. In questo caso, però, il romanzo fu ritoccato dopo il 1912 per renderlo più calzante. Nella versione originale, infatti, la nave era di stazza minore, e il titolo era un ben più generico Futility”.

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Mara Venier, la lettera dell’organizzazione produttori: “La misura è colma. L’aggressione verbale immotivata e demenziale verso un collega è solo l’ultimo di una serie di episodi”

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