Doveva presentare il piano Italia shock sui cantieri ma ne ha approfittato per rilanciare il suo ricatto al governo. Chiedendo un incontro a Giuseppe Conte. “Credo che la cosa più pulita sia vedersi la prossima settimana. Le telenovelas funzionano quando poi c’è un elemento di chiarezza. Serve una forma di trasparente chiarezza. Ho chiesto a Conte di vederlo la prossima settimana, se lo riterrà utile”, ha detto Matteo Renzi durante la conferenza stampa al Senato sul piano per le infrastrutture di Italia viva. In pratica una risposta al premier: ieri da Palazzo Chigi hanno fatto filtrare che il presidente del Consiglio non avrebbe commentato le uscite dell’ex segretario del Pd che solo nei prossimi giorni si riserverà di rendere note le sue determinazioni. “Ieri il presidente del Consiglio, dopo il mio intervento in Senato, mi ha inviato un gentile messaggio. Ci siamo scritti in questi giorni e credo che la cosa più pulita, più seria sia quella di vederci di persona la settimana prossima”, ha sostenuto il leader di Italia viva. “Renzi mi ha chiesto un incontro e ho già risposto che sono ben disponibile, la mia porta è sempre stata aperta e sarà sempre aperta: sicuramente ci vedremo la settimana prossima”, ha detto il premier dopo alcune ore. A Renzi, intanto, arriva la prima replica da parte del Movimento 5 stelle: “La mozione di sfiducia proposta da Renzi al nostro capo delegazione Bonafede significa mettere fine al governo“, ha detto chiaro e tondo Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo Economico.

Nel frattempo alla Camera i deputati di Italia viva hanno continuato a votare con il centrodestra. Questa volta hanno fatto convergere i propri voti a quelli della opposizione durante l’esame degli ordini del giorno al dl Milleproroghe: è successo su un testo di Elisabetta Ripani di Forza Italia relativo al completamento stradale del Corridoio tirrenico, con l’adeguamento di un tratto della SS1 Aurelia tra Grosseto e Civitavecchia. L’odg, su cui il governo aveva reso parere contrario, è stato bocciato con 27 voti di differenza, anche perchè in Aula c’erano tre ministri e diversi sottosegretari a votare con la maggioranza. I renziani hanno votato con il centrodestra anche sull’odg di Lucia Annibali in tema di prescrizione. Il testo ha ricevuto i voti dell’opposizione e di Italia Viva ma non quelli della maggioranza ed è, dunque, stato bocciato dall’Assemblea con 264 voti contrari e 238 a favore. Sempre sulla prescrizione, Italia viva ha votato pure l’odg di Enrico Costa, identico a quella di Annibali, bocciato a sua volta. In pratica è la quinta volta che i renziani votano con le opposizioni in dieci giorni. Nel frattempo a Palazzo Madama è passata la fiducia al decreto Intercettazioni, con 156 sì, compresi quindi quelli dei senatori di Italia viva, ma non quello di Renzi che era in conferenza stampa. “Il decreto intercettazioni non è di fiducia a un singolo ministro. Grasso non è ancora fra le fonti normative. Le sue valutazioni su cosa sia la mozione di sfiducia si trova nel regolamento del Senato e non nella mente ampia di Grasso”, ha provocato Renzi.

Per il resto della conferenza stampa il premier ha rilanciato gli oggetti del ricatto annunciati ieri a Porta a Porta: “Noi non abbiamo il desiderio di rompere, ma cerchiamo di trovare dei compromessi finché sarà possibile. Le questioni sono quattro. L’elezione diretta del sindaco d’Italia, ovvero il premier, i cantieri, il reddito di cittadinanza e il grande tema della giustizia”. Sui cantieri, l’ex premier ha detto che porterà al premier il suo “decreto e lui farà le valutazioni che crede e noi faremo le nostre”. A sentire Renzi “ci sono due esempi di buon funzionamento della pubblica amministratizionea. Uno è il ponte di Genova, struttura commissariale grande potere al commissario e il ponte torna su rapidamente. La stessa cosa è accaduta con Expo con Beppe Sala. Mettete i commissari nei cantieri più importanti di questo Paese”. Quindi secondo l’ex segretario del Pd bisogna mettere”un commissario per far sbloccare l’aeroporto di Firenze o la Gronda che Beppe Grillo voleva bloccare con l’esercito. E mettere 100 commissari a lavorare e l’Italia svolta se volete tener ferma l’Italia continuate così”. Sibillina la conclusione della conferenza stampa: “Il nostro obiettivo è dare una mano al Paese sia che continuiamo a stare in maggioranza sia che la maggioranza sia un’altra, come evocato da chi pensa alla sostituzione con dei responsabili, che magari si verificherà nelle prossime settimane, del tutto legittima”.

Quando gli chiedono di replicare alle critiche di Forza Italia (”altro che ‘mossa del cavallo‘, Renzi ha fatto la ‘ritirata del gambero’, buttando la palla sulle riforme costituzionali quando le priorità del Paese sono altre”), Renzi dribbla la domanda e taglia corto così: “Ci vediamo dopo in conferenza stampa…”. L’ex premier ha invece replicato a quello che un tempo fu uno dei suoi alleati più fedeli: Dario Franceschini, che ieri aveva paragonato l’ex segretario allo scorpione che uccide la rana della favola di Esopo. “La cosa dello Scorpione è divertente, perchè Dario l’aveva già detta a D’Alema”, ha commentato il leader di Italia viva. Nel 2009, infatti, Franceschini aveva già rievocato la storia dello scorpione e della rana (con l’aracnide che, nonostante le sue rassicurazioni, non può venire meno alla sua natura e pungere la rana, facendo affogare entrambi) per criticare Massimo D’Alema. E D’Alema, in occasione dell’apertura della campagna congressuale del Pd a Milano, gli aveva replicato con un perentorio: “Vorrei rassicurare Franceschini perché io sono ariete, di segno e di carattere. Ma soprattutto quella è una favola triste, nella quale alla fine tutti vanno a fondo”.

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