Guerriglia quotidiana ormai insopportabile“, “minano alla base la tenuta del governo”, “così è davvero complicato andare avanti“, “non siamo disponibili a tollerare ancora per molto”, “Renzi si assuma la responsabilità se ha deciso di favorire il ritorno di Salvini e della destra”. La nota ufficiale con cui il Partito democratico (per voce del vice capogruppo Michele Bordo, uno dei delegati sul tema giustizia) ha risposto all’ennesimo voto di Italia Viva con il centrodestra è la testimonianza plastica di come la situazione all’interno del governo sia ormai vicina al punto di non ritorno. Il tutto dopo le tensioni di ieri sul tema delle intercettazioni e soprattutto in attesa della ospitata di Matteo Renzi a Porta a Porta, presentata dai fedelissimi dell’ex premier come importante “per il futuro della legislatura” per via di un annuncio che farà l’ex Rottamatore. Eppure la giornata era iniziata nel migliore dei modi per la maggioranza, con l’accordo sul decreto intercettazioni che ha retto al primo vero esame in Commissione giustizia al Senato. Nel pomeriggio, però, la situazione è precipitata quando i renziani sono tornati a votare con il centrodestra in commissione alla Camera sulla proposta di legge del forzista Enrico Costa, che puntava a cancellare la riforma Bonafede sulla prescrizione. Il provvedimento di Costa è stato bocciato, con il governo che è riuscito a tenere solo grazie al voto della presidente della commissione. Poi però la tensione è salita alle stelle, con la nota ufficiale del Pd a preannunciare ciò che potrebbe accadere dopo “l’annuncio” di Renzi da Vespa. Nel mezzo, però, da registrare le parole del segretario del Pd Nicola Zingaretti sul leader di Italia Viva: “Credo che qualcuno se continua così farà venire il mal di testa agli italiani con questo chiacchiericcio insopportabile del quale non si capisce il fine”.

Questione prescrizione: Italia Viva torna a votare con le opposizioni – Tornando alla cronaca parlamentare, la commissione Giustizia della Camera ha approvato con 24 voti a favore e 23 contrari l’emendamento M5S soppressivo della proposta di legge del forzista Costa sulla prescrizione, che prevedeva di cancellare la riforma Bonafede. Determinante è stato il voto della presidente della commissione Businarolo, visto che i renziani di Italia Viva hanno votato con l’opposizione di centrodestra contro la soppressione del testo, che ora è atteso dalla prossima settimana in Aula. Il voto, giusto per confermare ancora una volta il clima che si respira in maggioranza, è stato accompagnato da una furibonda lite in commissione Giustizia, con momenti di tensione e urla. Come detto, M5s, Pd e Leu hanno prevalso per un solo voto, quello della presidente della commissione Francesca Businarolo del M5s. Fattore che ha scatenato le proteste della minoranza e di Italia Viva: Enrico Costa per FI e Cosimo Maria Ferri per Iv hanno protestato perché non è stato permesso di far votare Alessandro Colucci, del Misto, che aveva una delega e avrebbe votato contro la soppressione.

“È una cosa folle quello che è successo in commissione Giustizia – ha detto Costa – La presidente Businarolo ha salvato il governo con una interpretazione del regolamento che è un attentato al funzionamento di un organo costituzionale: non ha permesso al deputato Colucci del Misto, in possesso di una delega, di votare”. Contestualmente, il deputato berlusconiano ha annunciato che in Aula che Forza Italia chiederà di essere ricevuta dal presidente della Camera Roberto Fico e “agirà in tutte le sedi per far valere le nostre ragioni e le ragioni del Parlamento”: “Colucci aveva una delega sull’intero provvedimento depositata a suo tempo, avrebbe dovuto votare – ha aggiunto l’ex ministro del governo Renzi – Il risultato sarebbe stato diverso. Il governo è stato salvato da un’interpretazione fasulla della presidente Businarolo. Puoi essere delegato in commissione o per la seduta o per il provvedimento: lei – ha concluso – non l’ha tenuto in considerazione. Se avesse votato Colucci finiva pari, 24 a 24″. Sulla stessa linea d’onda il renziano Cosimo Maria Ferri, a testimonianza della comunione d’intenti in tema prescrizione tra Italia Viva e Forza Italia: “È molto grave quanto successo oggi in commissione Giustizia alla Camera, è una forzatura – ha detto – Per due ragioni. La prima è che se la presidente avesse fatto votare Colucci del Misto, che aveva una regolare delega, sarebbe finita in pareggio. La seconda – ha continuato – è che la stessa presidente Businarolo è stata determinante: in genere i presidenti non prendono parte al voto“.

Non si è fatta attendere la risposta della diretta interessata: “Intollerabili le polemiche sulla procedura” ha detto Francesca Businarolo, secondo cui “la questione delle sostituzioni dei deputati non può essere usata strumentalmente: prima del voto di oggi – ha spiegato – ho svolto una verifica delle presenze e ho dovuto prendere atto del fatto che il deputato Colucci non era stato designato sostituto. Le opposizioni farebbero bene a misurare con più pacatezza le proprie parole”. A detta della presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, “quando è necessario per garantire la tenuta della maggioranza i presidenti delle commissioni votano i provvedimenti. I precedenti non mancano certo – ha concluso – compreso quello del presidente Sisto, dunque non si dica che questa scelta è fuori dalle regole”.

Sulla vicenda sono di fondamentale importanza le parole del Pd, che è tornato ad accusare Italia Viva di aver compiuto “l’ennesima provocazione nei confronti del governo”: “L’emendamento della maggioranza alla legge Costa è passato per un voto e solo grazie alle assenze di due colleghi del gruppo misto – si legge in una nota del vicecapogruppo del Pd alla Camera Michele Bordo – Questa guerriglia quotidiana di Renzi è diventata ormai insopportabile perché mina alla base la tenuta del Governo, con il rischio di conseguenze pesanti per il Paese. Una cosa è certa – ha aggiunto Bordo – In questo modo è davvero complicato andare avanti. Italia Viva chiarisca subito la sua posizione perché non è possibile stare contemporaneamente all’opposizione e al Governo. Per quanto ci riguarda – ha concluso – non saremo disponibili a tollerare ancora per molto questa situazione. Renzi si assuma le responsabilità di fronte al Paese se ha deciso di favorire il ritorno di Salvini e della destra”.

Questione intercettazioni: l’emendamento Giarrusso condiviso da tutti i partiti di governo – Per quanto riguarda le intercettazioni, invece, al netto del contenuto del provvedimento presentato da Giarrusso, la vera notizia è la tenuta del patto di maggioranza dopo quanto accaduto ieri e in attesa dell’intervista di Matteo Renzi a Bruno Vespa in programma nel tardo pomeriggio. Il nuovo emendamento presentato in Commisisone Giustizia del Senato dal relatore Michele Giarrusso è stato preventivamente condiviso da tutti i partiti che sostengono il governo, compresa Italia Viva, che invece ieri era tornata all’attacco frontale sul tema. Alla Commissione mancano circa una quindicina di voti per completare l’esame del decreto, atteso in Aula alle 17. Oltre all’emendamento di Giarrusso, c’è ancora da votare quello depositato ieri compreso il subemendamento concordato nella serata (c’è anche un subemendamento della Lega). Infine saranno votati una dozzina di emendamenti accantonati su cui c’è il parere favorevole di relatore e governo e intesa tra M5s, Pd, Leu e Iv. L’emendamento tecnico presentato da Giarrusso (che ha fatto slittare i lavori dell’organismo parlamentare alle 15) di fatto prevede l’allungamento di 10 giorni per i termini entro cui gli avvocati possono accedere all’archivio delle intercettazioni.

Alla ripresa dei lavori, tuttavia, momenti di forte tensione, con un folto gruppo di senatori della Lega che ha fatto irruzione nella Commissione Giustizia del Senato, bloccando l’esame del decreto intercettazioni. La maggioranza stava per votare e respingere un emendamento del Carroccio, quando i senatori salviniani hanno iniziato a protestare, coadiuvati da un folto gruppo di loro colleghi che hanno fatto irruzione in commissione al grido “votate il nostro emendamento“. In base al regolamento del Senato in Commissione possono entrare anche i senatori esterni alla Commissione, motivo per cui i commessi non hanno bloccato il gruppo di parlamentari leghisti. “Onestà dove sta” hanno urlato i senatori del Carroccio, con rissa sfiorata dopo che la maggioranza li ha accusati di voler fare solo propaganda. Nel frattempo i lavori sono stati sospesi ed è stata convocata una riunione tra i capigruppo di Pd, M5S e Lega, ovvero Andrea Marcucci, Gianluca Perilli e Massimiliano Romeo. L’avvio dell’esame del decreto intercettazioni nell’aula del Senato è stato sospeso fino alle 18, come ha annunciato il vicepresidente di Palazzo Madama Roberto Calderoli. Successivamente i lavori sono slittati fino alle 19. A questo punto diventa sempre più concreta la prospettiva di una seduta notturna, visto che il decreto scade il 29 gennaio e che il governo è intenzionato a mettere la fiducia sul provvedimento domani, al termine della discussione generale. Ma per prendere la decisione di andare avanti a oltranza, dovrà prima riunirsi la conferenza dei capigruppo. In serata l’annuncio del ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà: il Governo ha posto la questione di fiducia in Senato sul testo del decreto integrato dagli emendamenti approvati dalla Commissione Giustizia. La presidente Maria Elisabetta Casellati ha convocato la Conferenza dei capigruppo per decidere il prosieguo dei lavori. Una riunione in cui è stato fissato il programma per domani: l’appello nominale del voto di fiducia inizierà domani mattina alle 12. La seduta inizierà domattina alle 9,30 e l’aula sarà impegnata nella discussione generale fino alle 10.30, quando avranno luogo le dichiarazioni di voto da parte dei gruppi, cui seguirà a Mezzogiorno l’inizio della “chiama” dei senatori.

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