Prendete un piccolo comune di 17mila abitanti nel cuore dell’Emilia Romagna. Aggiungete un maestro e coreografo di fama internazionale; un’associazione che ha voglia di sperimentare; un gruppo di persone con disabilità che danzano a ritmo di flamenco. E ancora docenti di sostegno, ballerini, allievi, operatori, psicologi, insegnanti di danza-terapia. Si chiama Flamenco Inclusivo, si tiene a Fiorano Modenese ed è il progetto ideato, lanciato e curato dal maestro José Galan per far danzare le persone con disabilità.

Galán, nato a Siviglia nel 1980, considerato tra i massimi esperti dell’integrazione della disabilità nella danza, ha fondato nel 2010 la sua compagnia di Flamenco Inclusivo, pioniera nella creazione di spettacoli integrativi. I suoi corsi sono seguiti in tutto il mondo. Ed è proprio ad un workshop in Spagna che Cristina Barchi, ballerina italiana di flamenco e responsabile dell’Associazione Libertas Fiorano, conosce il maestro Galan. “Seguire quella lezione è stata una scoperta e un’esperienza meravigliosa – racconta Cristina –. Quando sono rientrata ho presentato l’idea in consiglio, ed è stata subito accettata. È nato così il primo corso di Flamenco Inclusivo in Italia”. Da allora il progetto ha fatto base a Fiorano ed è diventato un appuntamento annuale arrivato già alla seconda edizione.

José Galan ha iniziato il suo percorso in Spagna con corsi di flamenco per disabili intellettivi e con persone con altri tipi di disabilità (sensoriali, fisiche e intellettive). In 14 anni di esperienza sono migliaia i partecipanti coinvolti. Solo in Italia oltre 70. Le lezioni si svolgono in un clima molto particolare. All’inizio ci si presenta, ci si conosce, si fa riscaldamento. Poi si eseguono una serie di esercizi ritmici, ogni giorno diversi, fino al montaggio delle coreografie. A Fiorano si è creato un vero e proprio corpo di ballo unico e speciale, formato da 30 persone con disabilità, ciascuna con il proprio operatore, più una quantità indefinita di aficionados di flamenco. Lo spettacolo conclusivo si tiene nella piazza principale del comune modenese (l’ultimo lo scorso ottobre): un’ora di flamenco in cui “magicamente, ci siamo mossi insieme. Eravamo diversi ma ci sentivamo un’unica cosa – ricorda Cristina –. Solo in Italia siamo riusciti a riunire così tante persone”.

Il potere riabilitativo che possiede la danza è “difficile da raccontare con le parole – spiega il maestro Galan –. Ciò a cui diamo valore è proprio la diversità. Il flamenco genera così felicità e migliora la qualità di vita dei partecipanti”. I famigliari vedono i progressi dei loro figli, non solo nella danza ma anche nella loro quotidianità. C’è una mamma che vede sua figlia volteggiare sulla sedia a rotelle e si sente “rinascere”. Ci sono i ragazzi che muovono le braccia e le mani in aria “anche se non sono abituati”. C’è chi è affetto da mutismo selettivo e comincia a riprendere in classe l’insegnante quando sbaglia un nome. C’è chi è autistico ma prende per mano il maestro e comincia a ballare con lui. “Questi ragazzi non hanno filtrisovrastrutture, se decidono che gli vai a genio e conquisti la loro fiducia poi la ripagano con gli interessi”.

Eppure non tutte le associazioni si sono rese disponibili a sposare il progetto, almeno nella fase iniziale. “Molti non avevano idea di cosa fosse il flamenco, né di cosa significasse Flamenco Inclusivo”, raccontano i protagonisti. È stato complicato trovare fondi, certo, e anche ballerini professionisti che potessero permettersi una settimana di ferie in un periodo lavorativo. “Senza la partecipazione di ballerini e operatori il progetto perderebbe la sua unicità per trasformarsi in un normale corso di danza per persone disabili”, precisa Cristina. C’è poi una questione didattica: Galan cerca l’espressione spontanea nelle persone e non la perfezione del movimento, mentre molti operatori sono invece abituati a manovrare i propri ragazzi.

Dopo la prima edizione nel 2018 a Fiorano, Galan ha realizzato insieme alla sua compagnia professionale spettacoli e corsi di Flamenco Inclusivo in Europa e in altri paesi tra cui Messico, Emirati Arabi e Thailandia. “Siamo gli unici in Italia – racconta con un pizzico di orgoglio Luigi Montermini, presidente dall’associazione Libertas – E si potrebbe estendere, certo, magari ad altre province, coinvolgendo altri tipi di disabilità”. Galan, intanto, ha già dato appuntamento per l’anno prossimo. “Il flamenco è una forma di espressione universale. Riesce a far comunicare attraverso il movimento creativo persone con e senza disabilità in condizioni di uguaglianza. È così che si crea l’inclusione sociale”.

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