Enormi sciami di locuste, lunghi decine di chilometri in alcuni casi, stanno devastando i raccolti nel Corno d’Africa e minacciano di colpire i Paesi limitrofi. A lanciare l’allarme è stata l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), secondo la quale devono essere prese misure al più presto per evitare un altro “shock” nella regione. Secondo la Fao e le agenzie partner, gli sciami delle ultime settimane sono i peggiori degli ultimi 25 anni in Etiopia e Somalia e degli ultimi 70 anni in Kenya (nel video, alcuni contadini in Kenya tentano di scacciare gli insetti vicino a un villaggio). E promettono di arrivare a minacciare anche l’Eritrea, Gibuti e l’Uganda nord-orientale.

“Guardando al futuro, date le previsioni meteorologiche favorevoli, si prevede che gli sciami aumenteranno nelle aree già colpite e si diffonderanno nelle aree vicine”, hanno affermato le organizzazioni in una nota in cui chiedono maggiori finanziamenti per affrontare la crisi. Secondo la Fao servono 76 milioni di dollari per rispondere efficacemente e proteggere la sicurezza alimentare di circa 13 milioni di persone. Finora, tuttavia, sono stati raccolti solamente 22 milioni di dollari.
Secondo il direttore esecutivo del Wfp, David Beasley, dal punto di vista economico sarebbe “molto più conveniente” affrontare l’emergenza locuste in questa fase che aiutare dopo che i raccolti saranno stati rovinati.

Gli ampi sciami si stanno dirigendo verso il Sud Sudan e stanno mettendo a grave rischio le scorte di cibo dei bambini più vulnerabili e delle loro famiglie che vivono nella regione dell’Equatoria orientale, dove già si trova il 15% delle persone in estremo bisogno di assistenza di tutto il Paese. È l’allarme lanciato da Save the Children, l’organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, secondo cui senza adeguate misure per affrontare la piaga delle locuste, nonché senza un aumento dei finanziamenti per garantire i necessari controlli e la mobilitazione delle comunità, i livelli nutrizionali della popolazione potrebbero calare ulteriormente.

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