La Cassazione ha annullato con rinvio, per incongruenze motivazionali, la condanna a 11 anni di reclusione per associazione camorristica per l’avvocato Michele Santonastaso, l’uomo del ‘proclama’ contro Roberto Saviano. Definitivamente confermata, invece, quella per concorso in falsa testimonianza aggravata con lo scopo di precostituire un alibi a un boss imputato di un duplice omicidio: la pena verrà rideterminata dalla Corte d’Appello di Napoli e dipenderà anche dalla sussistenza o meno delle imputazioni di camorra.

Santonastaso è l’uomo che lesse, durante il processo Spartacus, un atto giudiziario che fu interpretato come una pesante minaccia contro Roberto Saviano, Rosaria Capacchione e Raffaele Cantone. Era il 13 marzo 2008 e il legale del boss del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, pronunciò un atto di ricusazione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ‘accusava’ lo scrittore, la giornalista e il magistrato di condizionare mediaticamente lo svolgimento del dibattimento. Pochissimi giorni dopo fu assegnata la scorta a Capacchione, Saviano l’aveva già da un paio di anni. In seguito, Santonastaso è finito sotto inchiesta e arrestato nel 2010 con l’accusa di essere organico al clan dei Casalesi in qualità di ‘postino’ dei messaggi ricevuti durante i colloqui in carcere coi suoi assistiti al 41-bis e poi girati agli affiliati.

La decisione della Suprema Corte si ripercuoterà sull’altro processo che vede Santonastaso imputato per minacce aggravate dal metodo mafioso ai danni dello scrittore e della giornalista di cronaca giudiziaria ed ex senatrice del Pd. Processo ricominciato davanti al Tribunale di Roma dopo che la corte d’Appello di Napoli ha annullato una precedente condanna in primo grado a un anno, sollevando un vizio di competenza territoriale.

Gli avvocati difensori di Santonastaso, Claudio D’Isa e Maurizio Giannone, in una nota hanno spiegato che la Cassazione ha accolto un loro ricorso sulle presunte incongruenze motivazionali della sentenza di Appello del febbraio 2018. Il ricorso ha sottolineato alcune circostanze: una recente assoluzione del boss Bidognetti relativa al periodo in cui Santonastaso avrebbe trasmesso i suoi messaggi, la genericità e l’assenza di riscontri oggettivi sulle dichiarazioni accusatorie di alcuni pentiti e la mancata rinnovazione dibattimentale del processo di secondo grado. Nel corso del quale gli avvocati avrebbero voluto far sentire un funzionario della questura di Caserta, Angelo Morabito, firmatario di sette informative ricche di intercettazioni telefoniche e ambientali che a loro avviso avrebbero scagionato Santonastaso, certificando l’assenza di contatti con i boss.

Confermata invece la condanna per falsa testimonianza aggravata: Santonastaso avrebbe condotto l’interrogatorio di un imprenditore caseario del casertano in modo da precostituire un alibi fasullo al boss Augusto La Torre, facendolo risultare in un altro luogo nel giorno del duplice omicidio Roselli-Riccardi.

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