La corsa alla nomination democratica resta una partita ‘centro contro sinistra’: Bernie Sanders il socialista contro Pete Buttigieg il moderato. Ma diventa anche un match tra generazioni, ‘nonno’ Bernie, 79 anni, il più vecchio del lotto, contro Pete il ‘nipote d’America’, 38 anni, il più giovane. Emerge come alternativa Amy Klobuchar, centrista di età mediana, 59 anni, mentre due dei favoriti, Joe Biden ed Elizabeth Warren, sono già attesi, di qui a fine mese, a prove della verità in South Carolina e Nevada. Poi c’è l’incognita del peso che avrà Mike Bloomberg, in lizza a partire dal Super Martedì, cioè dal 3 marzo.

Avanti di questo passo, Donald Trump dovrà smetterla di prendere di mira nei suoi tweet soprattutto ‘Sleepy Joe’, come lui chiama Biden, e ‘Pocahontas Warren’, ma dovrà pure badare a Bootetgeedgecome lui scrive Buttigieg, cercando di traslitterare l’insolita pronuncia del nome maltese, ndr – e alla Klobuchar, cui non ha ancora trovato nomignoli. Sanders, per cui tifa, e Bloomberg, che schernisce, sono già nei suoi pensieri.

Dopo il pasticcio dello Iowa, le primarie nel New Hampshire forniscono indicazioni chiare e nette, nella corsa alla nomination democratica: vince Sanders, che incassa oltre un quarto dei voti (25,7%, a spoglio non ancora concluso), ma Buttigieg gli sta addosso (24,4%) e fa pari come delegati (nove ciascuno). La senatrice del Minnesota Klobuchar, in forte crescita nell’ultima settimana, conquista il podio sfiorando il 20% e prendendo gli altri sei delegati.

Gli sconfitti, sotto il 10%, sono la Warren, senatrice del Massachusetts, al 9,3%, e Biden, l’ex vice di Barack Obama, all’8,4%. I risultati del voto di ieri fanno di Sanders “un formidabile candidato alla nomination democratica”, scrive il New York Times, che osserva pure come Buttigieg, che gli era davanti nello Iowa, gli resti vicino e come la Klobuchar sia andata al di là delle attese, mentre gli sconfitti Biden e Warren non intendono mollare.

Le primarie del New Hampshire segnano anche la fine della corsa per alcuni comprimari, magari eccellenti: Andrew Yang, ad esempio, un imprenditore di origine cinese, nel cui programma c’era un reddito di base universale, una sorta di reddito di cittadinanza, e che ha avuto una discreta eco nei media e nel pubblico. Fuori corsa anche il senatore del Colorado Michael Bennet; e pure l’ex governatore del Massachusetts Deval Patrick, l’ultimo nero ed esponente di una minoranza rimasto in lizza, medita il ritiro.

In campo repubblicano, vittoria larghissima per Donald Trump, i cui sfidanti Bill Weld e Joe Walsh sono due comparse: dei 60 delegati finora assegnati tra Iowa e New Hampshire, Trump ne ha presi 59 e Weld uno.

Nel 2016, Trump, che non aveva vinto nello Iowa, ottenne qui il suo primo successo, lanciandosi verso la nomination. Nelle elezioni presidenziali, però, lo Stato, che oggi è considerato in bilico, andò a Hillary Clinton. Nel XXI Secolo, il vincitore repubblicano nel New Hampshire ha sempre ottenuto la nomination, mentre il vincitore democratico non è sempre riuscito a divenire il candidato del partito alla Casa Bianca.

Negli exit polls di ieri, l’81% degli elettori s’era dichiarato deluso dall’Amministrazione Trump – ma alle urne sono andati soprattutto i democratici, essendo scontato il risultato repubblicano -.

I risultati del New Hampshire, uno Stato tendenzialmente progressista del New England, un milione e mezzo di abitanti, grande come la Lombardia, hanno pienamente rispettato i pronostici: Sanders e Buttigieg avanti, la Klobuchar al terzo posto, grazie alla buona prestazione nell’ultimo dibattito, venerdì scorso. In questo Stato, nel 2016 Sanders trionfò con il 60,40%, staccando Hillary Clinton di ben 22 punti.

Nei commenti a caldo, Sanders e Buttigieg hanno celebrato il loro successo: d’accordo sul concetto che “per Trump è l’inizio della fine”; per il resto, il senatore dice che “di qui in avanti le vinceremo tutte”; e l’ex sindaco di South Bend nell’Indiana prospetta “un’ampia coalizione”. La Klobuchar fa del duo un trio: “Io batterò Trump”. Che, nei suoi commenti, stuzzica la Warren, per lui sul punto dell’abbandono – la senatrice smentisce – e osserva: “Bootetgeedge sta facendo bene, dando del filo da torcere a Bernie. Molto interessante”.

Alcuni atteggiamenti dei candidati democratici avevano largamente anticipato l’esito delle primarie. La Klobuchar, che ha raccolto negli ultimi giorni oltre tre milioni di dollari, ha deciso di rafforzare il proprio staff: segno che, a questo punto, ci crede.

Buttigieg s’è giocato un asso, con l’endorsement di Kevin Costner, che nel 2008 aveva appoggiato Barack Obama. Il due volte premio Oscar lo ha presentato ed elogiato nei comizi finali a Milford ed Exeter. “Penso che dobbiamo promuovere le persone che ci fanno sentire bene, penso che dobbiamo portare avanti idee che ci consentano di fare progredire il Paese”, ha affermato, dicendosi “colpito da Pete” e dalla sua capacità di ascoltare.

Lato sconfitti, invece, Biden se n’è andato con la moglie in South Carolina senza attendere l’esito: “Ho preso una bastonata nello Iowa e probabilmente ne prenderò un’ altra in New Hampshire”, aveva ammesso alla vigilia. Biden ha parlato ai suoi sostenitori in streaming dallo Stato dove spera di rifarsi il 29 febbraio grazie all’elettorato nero, che è – dice l’ex vice di Obama – “fondamentale”.

Intervistato dalla Cnn, Biden ha addirittura spostato oltre l’orizzonte: “La mia strada per la vittoria è il Super Tuesday… Il prossimo candidato democratico deve potere vincere in Pennsylvania, Michigan, Arizona, dove non abbiamo vinto l’ultima volta”. La scelta di Biden era stata criticata dalla Warren: “Non è qui a combattere per gli elettori… Questo è quello che faccio. Io sono una combattente”. Il che, però, non le è valso molto, in questo caso. Ma lei, a sconfitta incassata, dice: “La battaglia è appena cominciata”.

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