Sarebbe bello poter sapere cosa ha detto e cosa ha fatto Antonio Conte nei 15 minuti d’intervallo di un derby che per l’Inter rischiava di essere una figuraccia e invece a questo punto potrebbe diventare il vero momento di svolta di tutta la stagione. Se ha urlato o incoraggiato, parlato di tattica o psicologia, usato il bastone o la carota. Lasciamo il segreto negli spogliatoi, nei ricordi di questo campionato.

Due derby. Perché due partite diverse sono state. La prima nel primo tempo, dominata nel gioco, nello spirito, nel punteggio dai rossoneri, trascinati ovviamente da Zlatan Ibrahimovic, che anche a 38 anni ha dimostrato (se mai ce ne fosse bisogno) di fare poter la differenza, anche ad alto livello, anche nel derby di Milano che tante volte è stata la sua partita, con entrambe le maglie. La seconda nel secondo tempo, ribaltato dai nerazzurri con la superiorità dei giocatori e forse delle motivazioni. Alla fine vince l’Inter, passando da 0-2 a 4-2 in 45 minuti, al termine di uno derby più tirati ed emozionanti del decennio.

Per capire come sia successo tutto ciò bisogna partire dall’inizio. Conte si affida all’usato sicuro, lasciando in panchina i nuovi arrivi Moses e (soprattutto) Eriksen, a vantaggio di Candreva e Vecino. Entrambi chiamati a lavorare sul fianco destro nerazzurro, e sinistro rossonero, dove difende Godin che quest’anno più volte ha dimostrato di soffrire negli spazi laterali, e attaccano Rebic e Theo Hernandez. Pioli sa che è uno dei pochi assi su cui il suo Milan può mettere in difficoltà l’Inter in uno dei derby teoricamente più squilibrati degli ultimi anni, e prova a farlo subito, con un 4-4-1-1 davvero ben studiato, con Rebic largo a dar fastidio a Godin e Calhanoglu a toglier fiato a Brozovic. Funziona alla perfezione.

L’avvio infatti è di quelli che non ti aspetti: Milan aggressivo, organizzato, propositivo. L’Inter, abituata ad entrare in campo col sangue agli occhi e semmai a calare nelle riprese, è molle, inspiegabilmente distratta, quasi sorpresa dal piglio avversario. Ma la partita e la sua posta in paio non lo permettono. Pronti, via e Calhanoglu ha già sbattuto contro il palo, inizio di un monologo che durerà fino all’intervallo. Anche l’Inter avrebbe le sue occasioni, in mischia su angolo, di testa con Godin, in contropiede con Vecino, ma tutte piuttosto casuali. Il Milan invece continua ad attaccare, anzi a dominare, appoggiandosi fisicamente ed emotivamente alla presenza di Ibrahimovic, vero e proprio totem lì davanti. È così che nasce il gol del vantaggio, meritato: lo svedese sovrasta Godin e fa da torre in mezzo all’area, Padelli sbaglia il tempo dell’uscita e Rebic appoggia a porta sguarnita. E poi nel recupero arriva pure il raddoppio, con lo stesso schema, stavolta firmato direttamente da Ibra. L’Inter, inebetita, semplicemente irriconoscibile, va al riposo sotto di due reti e senza nulla da recriminare.

E qui succede qualcosa. L’Inter, che negli uomini non cambia nulla, alla ripresa è un’altra squadra. In grado di rivoluzionare il derby in un quarto d’ora. Prima lo riapre, con un gran tiro al volo da fuori di Brozovic. Poi lo pareggia, con un piattone di Vecino a rimorchio sull’assist di Sanchez. Quindi addirittura lo ribalta, con una torsione di testa su angolo di De Vrij. In quello che è successo ci sono tante spiegazioni e nessuna: l’orgoglio dell’Inter e la paura del Milan, un paio di episodi, la qualità dei nerazzurri che prima o poi doveva emergere, come prima o poi dovevano finire le energie dei rossoneri, che nel primo tempo avevano dato davvero dato. Viene in mente un vecchio derby del 2004, rimontato a parti invertite dai rossoneri. Resta comunque incredibile. Eriksen potrebbe presentarsi alla Serie A con una spaventosa punizione da 40 metri che si ferma solo sull’incrocio dei pali, Barella spreca un contropiede dopo l’ennesima cavalcata del suo match e per poco Ibrahimovic non lo punisce, sovrastando ancora i centrali nerazzurri ma centrando il palo a tempo praticamente scaduto. Le emozioni non finiscono mai. La partita sì. La vince l’Inter, che ha raggiunto la Juventus, è di nuovo prima in classifica e domenica sfiderà la Lazio in quella che diventa a tutti gli effetti una sfida scudetto. Forse il campionato non è più lo stesso.

Twitter: @lVendemiale

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