Certe volte mi sembra che gli oppositori dei veicoli elettrici stradali siano veramente alla frutta. Veramente, gli tocca tirar fuori le cose più strane e più campate in aria per cercare in qualche modo di contrastare un cambiamento ormai inevitabile.

Uno degli esempi recenti di questa lotta di retroguardia è un articolo del 30 gennaio di Paolo Griseri su Repubblica dove si fa la cronaca di un recente convegno al Politecnico di Torino. Nel titolo, leggiamo “Più auto elettriche ma meno lavoro”; il testo prosegue citando uno studio di Morgan Stanley dove si dice che passare ai veicoli elettrici significa “perdere più di 3 milioni di tute blu sugli 11 milioni di addetti a livello mondiale.” Questo sarebbe dovuto al fatto che “per costruire un motore tradizionale sono necessarie circa 2000 parti in movimento, per quello elettrico ne bastano 20”.

Ora, francamente questi numeri lasciano perplessi considerando che oggi il montaggio di parti meccaniche nelle grandi fabbriche lo fanno più che altro i robot. Gli operai sporchi di olio con una chiave inglese in mano sono rimasti in pochi, perlomeno in Europa. E, in ogni caso, è una tendenza inevitabile che i veicoli stradali richiedono sempre meno manutenzione. Il veicolo elettrico è semplicemente un passo in più in quella direzione.

Quindi sì, può darsi che in Italia perderemmo dei posti di lavoro con i veicoli elettrici, ma in numero molto limitato e li potremmo certamente rimpiazzare con tutto l’indotto creato dal movimento verso nuovi veicoli, trasporti pubblici, il car sharing e tutto il resto. Sicuramente ne perderemmo molti di più se la nostra industria automobilistica rimanesse legata a un tipo di veicoli ormai tecnologicamente obsoleti. Se si fosse ragionato solo in termini di posti di lavoro, oggi saremmo ancora a produrre locomotive a vapore. Certo! Pensate a quanti posti di lavoro potremmo creare in termini di macchinisti e di addetti che spalano il carbone dentro la caldaia!

Ma – aspettate un momento! Sento già l’obiezione che arriva dai denigratori dell’elettrico: “ma noi non vogliamo vecchie tecnologie! Vogliamo andare direttamente all’idrogeno.” Eh, si, la classica scusa gattopardesca del “cambiare tutto perché non cambi niente.” Con la scusa di aspettare l’idrogeno, possiamo tranquillamente tenerci i vecchi motori inquinanti e puzzolenti.

Ma che cos’ha l’idrogeno di meglio delle batterie, a parte essere più costoso, meno efficiente, meno affidabile e aver bisogno di una costosa infrastruttura di rifornimento che al momento non esiste? Te lo dice l’articolo stesso: “Perché l’idrogeno è facilmente reperibile e non è vincolato a giacimenti in paesi con un’incerta situazione politica”. Geniale! Le batterie dei veicoli elettrici invece si estraggono dai giacimenti del Medio Oriente, vero?

Per non parlare poi dell’inghippo logico di tutto il ragionamento che proprio fa acqua da tutte le parti. Ricapitoliamo: ci viene detto, più o meno, “non vogliamo i veicoli elettrici perché sono più semplici di quelli a motore a scoppio e quindi perderemmo dei posti di lavoro per costruirli. Per questo motivo, vogliamo passare a veicoli a idrogeno.” Ma chi ha avuto questa bella pensata non si rende conto che i veicoli a idrogeno sono veicoli elettrici: hanno un motore elettrico del tutto equivalente a quello dei veicoli a batteria.

La differenza è la pila a combustibile che produce energia elettrica, ma anche quella, come le batterie, non ha parti mobili. Ovvero, non richiede operai sporchi d’olio con chiavi inglesi per il montaggio. Se perdiamo posti di lavoro per costruire veicoli a batteria, ne perdiamo altrettanti per costruirne a idrogeno.

A furia di questi strampalati ragionamenti, l’Italia sta rischiando di perdere l’aggancio con una rivoluzione tecnologica che sta avvenendo in tutto il mondo: un danno economico spaventoso che ci stiamo infliggendo da soli. Per non parlare poi del disastro della Pianura Padana che è ormai diventata una camera a gas e dove il passaggio al trasporto elettrico potrebbe migliorare enormemente la qualità dell’aria. Insomma, il tempo delle macchine a vapore è passato da un pezzo, sta succedendo la stessa cosa ai motori a scoppio. Facciamocene una ragione.

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