Recep Tayyip Erdoğan punta a consolidare la propria presenza nello scacchiere mediorientale. Come in Libia, dove ha inviato truppe a sostegno del Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj per frenare l’avanzata del generale Khalifa Haftar, sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi, anche in Siria il presidente turco sta pensando all’intervento militare nell’area di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli, in risposta ai raid aerei della coalizione formata dal regime di Damasco e dalle forze inviate da Vladimir Putin.

“La Turchia non resterà a guardare di fronte agli sviluppi a Idlib e in altre regioni della Siria – ha dichiarato il Sultano in un discorso ai membri del suo partito, l’AkParti – Vogliamo il ritorno della stabilità in Siria e per questo faremo tutto ciò che è necessario, anche sul piano militare. Nessuno può costringerci ad accettare la tirannia del regime siriano“. Un’ipotesi che, se dovesse concretizzarsi, non solo metterebbe le truppe di Ankara di fronte agli uomini di Mosca (in Libia rappresentati dai paramilitari del Wagner Group), ma evidenzierebbe di nuovo il legame tra il Paese della Mezzaluna e i gruppi ribelli siriani, molti dei quali formati da jihadisti che hanno accolto anche ex combattenti dello Stato Islamico.

Le parole del leader di Ankara giungono dopo che nuovi raid delle forze di Bashar al-Assad e della Russia hanno provocato centinaia di migliaia di sfollati che si sono diretti verso la frontiera turca. Negli ultimi due mesi, 390mila civili siriani sono stati costretti a lasciare le proprie case, secondo i dati diramati dall’ufficio dell’Onu per il coordinamento umanitario (Ocha) che rivela la massiccia presenza tra questi di donne e bambini provenienti da un’area dove scuole, dispensari medici, cliniche e ospedali sono stati distrutti o danneggiati dai bombardamenti e sono inagibili. Una situazione che ha convinto il governo tedesco a stanziare 25 milioni di euro di aiuti umanitari: “Il ministero degli Esteri sosterrà gli sforzi della Mezzaluna Rossa turca per gli alloggi di emergenza a Idlib”, ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del capo della diplomazia di Berlino, Chistofer Burger.

Nei giorni scorsi, Erdogan ha anche accusato Mosca di aver violato la tregua concordata con Ankara nell’area: “La Turchia non può permettersi una nuova ondata di rifugiati”, ha avvisato il presidente turco. Ankara ospita al momento oltre 3,6 milioni di profughi siriani, più di ogni altro Paese al mondo.

Da Mosca arriva la risposta della presidenza. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha fatto sapere che la Russia “rispetta pienamente tutti gli obblighi previsti dagli accordi di Sochi relativi all’area di Idlib” ed è preoccupata dagli attacchi dei miliziani contro le forze siriane e la base aerea russa di Hmeimim.

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