A circa tre mesi dalla morte dell’autoproclamato Califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, i servizi d’intelligence impegnati sul fronte siro-iracheno continuano a investigare su colui che ha ereditato la corona del gruppo terroristico. Nelle ore successive al blitz delle forze speciali Usa che ha scovato il leader delle Bandiere Nere, un nome era circolato per la successione: quello di Abdullah Qardash, tra i fondatori dell’organizzazione. Nome poi rimpiazzato, pochi giorni dopo, da quello di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Quraishi. Oggi, però, secondo fonti d’intelligence riportate dal Guardian, si scopre che quest’ultimo non ha trovato riscontri, mentre gli agenti dei servizi hanno avuto conferme su un altro nome: Amir Mohammed Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi, conosciuto con due diversi nom de guerre: il primo, e principale, è quello di Haji Abdullah, mentre il secondo è proprio quello di Abdullah Qardash.

La successione: vince la linea imposta dal Califfo
Il nome di Abdullah Qardash era emerso già nei mesi precedenti all’uccisione di al-Baghdadi, nell’agosto 2019, quando il canale d’informazione ufficiale dello Stato Islamico, Amaq, aveva fatto sapere che la volontà del leader terrorista era quella di passare lo scettro nelle mani dell’uomo che insieme a lui ha condiviso i giorni della fondazione di Isis e che, come lui, ha vissuto la detenzione a Camp Bucca, famigerata prigione Usa nel distretto di Bassora, in Iraq, conosciuta anche come The Academy (L’Accademia del Jihad) perché è lì dentro che si sono incontrati e sono stati indottrinati e reclutati numerosi futuri membri e vertici dello Stato Islamico. Una posizione di alto rango, quella di al-Salbi, che aveva convinto il Dipartimento di Stato Usa a mettere una taglia da 5 milioni di euro sulla sua testa.

Già in estate al-Salbi era stato nominato a capo dei Muslim Affairs per Isis, ereditando di fatto la gestione operativa del gruppo, con al-Baghdadi che, costretto alla latitanza e all’isolamento, era rimasto guida spirituale. Scelta di cui, però, il capo di Daesh non aveva parlato nel suo ultimo video di maggio. Poi, pochi giorni dopo l’uccisione del Califfo e del responsabile della comunicazione, Abu al-Hassan al-Muhajir, in un messaggio audio diffuso da uno dei canali ufficiali dei jihadisti al-Furqan, Abu Hamza al-Quraishi, la nuova “voce” del gruppo, aveva fatto sapere che Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi era stato scelto dalla Shura (l’Assemblea dei membri di alto rango) come successore di al-Baghdadi, non rispettando così la volontà della guida spirituale e facendo ipotizzare una lotta di potere interna per la leadership.

Nei mesi successivi alla nomina, però, nessuna nuova informazione era circolata sul nome del nuovo capo, sulla sua storia e sul suo ruolo in Isis. Fino a oggi, quando i servizi rivelano che conferme sono state trovate sul nome indicato fin da agosto da al-Baghdadi.

Al-Salbi, persecutore degli yazidi e “prodotto” dell’Accademia del Jihad
Al-Salbi è considerato uno degli ideologhi più importanti di Isis. Per questo e grazie anche alla lunga militanza al fianco del leader di Daesh, il terrorista si è ritagliato un ruolo centrale nei processi decisionali del gruppo.

Su di lui, comunque, le informazioni a disposizione sono al momento limitate. Si sa che è nato da una famiglia di origine turkmena nella città di Tal Afar, a circa 80 chilometri da Mosul, ex capitale irachena di Isis, il che lo rende uno dei pochi non arabi alla guida dell’organizzazione terroristica. Figlio di un predicatore sunnita, come al-Baghdadi è un profondo conoscitore dei testi sacri, oggetto dei suoi studi universitari.

La sua vita prima di abbracciare il terrorismo islamista è simile a quella di molti altri componenti di Daesh e al-Qaeda in Iraq: ex ufficiale dell’esercito sotto la presidenza di Saddam Hussein, fa parte di quella schiera di soldati ex baathisti che hanno poi messo a disposizione di Isis le loro capacità militari, tattiche e armi dell’esercito. La svolta avviene nel 2004 quando, dopo la caduta del Rais e l’ascesa di gruppi come al-Qaeda in Iraq, guidata dal sanguinario Abu Musab al-Zarqawi, come altri ufficiali a lui fedeli finì nel centro di detenzione di Camp Bucca negli stessi anni in cui vi è stato rinchiuso anche al-Baghdadi. È lì che, come altri suoi futuri compagni, si è radicalizzato, spinto dalla presenza di altri leader islamisti e dalle notizie sui soprusi da parte dei militari Usa nel carcere di Abu Ghraib, da dove provenivano alcuni detenuti dell’Academy.

Il rapporto tra al-Baghdadi e al-Salbi, secondo alcuni analisti, non è stato da subito idilliaco. Il nuovo leader aveva preferito rimanere sotto l’ombrello di un altro ex ufficiale di Saddam Hussein e suo concittadino, Abu Alaa al-Afri, responsabile dei territori siriani di Isis e ucciso nel 2016. Solo dopo la nascita del Califfato e la morte di al-Afri, al-Salbi ha conosciuto una rapida ascesa all’interno dello Stato Islamico.

La caccia: si pensa sia a Mosul, ma le ricerche sono arrivate fino in Turchia
Non esistono informazioni certe sul luogo dove possa trovarsi al-Salbi. Le ricerche dei servizi si sono estese fino in Turchia, dove il fratello, Adel al-Salbi, con cui si pensa sia ancora in contatto, è rappresentante di un partito chiamato Fronte Turkmeno-Iracheno. Ciò che le intelligence credono è che il nuovo vertice dell’organizzazione non abbia seguito al-Baghdadi nell’area di idlib, in Siria, dove poi è morto, ma che sia rimasto nei villaggi appena fuori Mosul, vicino alla terra natale, dove Isis ancora oggi continua a colpire e ha intensificato i propri attacchi.

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