L’Emilia-Romagna non si è “legata”, anche se deve far riflettere parecchio l’avanzata della destra in una regione da sempre rossa.

Stamattina ho letto i quotidiani con sollievo: ‘Il partito di Salvini non è riuscito a dare la spallata al governo’, ‘Piange il citofono’, ‘Bonaccini vince’. Ieri la giornata elettorale è stata una lunga attesa. Mio marito, ferrarese ed emiliano doc, era già davanti al seggio alle 8 del mattino e al ritorno ha cominciato a sollecitarmi: “Va’ a votare che il seggio alle 23 chiude perché ‘quello no’!”, quando mancavano ancora 12 ore alla chiusura dei seggi.

Gli elettori con l’anima a sinistra hanno avuto paura che questa volta vincesse la Lega di Matteo Salvini e hanno riempito le piazze con le Sardine, perché temevano un cambiamento culturale e la realizzazione cinica di un progetto politico che punta alla frattura nelle relazioni sociali.

Vivo in Romagna da 40 anni, sono stata adottata da una regione che mio padre scelse perché era un modello di governo, lo era allora e lo è ancora oggi. È una terra che accoglie, integra, include, che non dimentica gli orrori del fascismo e del nazismo, che fonda la sua cultura sul valore del lavoro, della solidarietà, sull’essere tutte e tutti un ‘noi’. Qua il 25 aprile e il 1° maggio sono feste ancora sentite profondamente: non c’è ancora lo spazio per manipolare la storia (come Orwell ci ha spiegato) o rileggerla mettendo sullo stesso piano Resistenza e Fascismo, o peggio stigmatizzando l’antifascismo come ‘divisivo’.

Sarebbe stato davvero triste che Salvini vincesse solo perché raccoglie consenso con una propaganda rancorosa che separa tutti e tutte, tra un ‘noi’ e un ‘voi’, mentre sollecita cinicamente le persone a scegliersi un nemico su misura – che sia nero, donna, ebreo o comunista. Abile nel fomentare rancore e gonfiare la paura del futuro in un mondo che cambia talmente velocemente da non sapercisi più orientare. Forse l’ha frenato la sua arroganza.

Salvini viene in vacanza qui da anni ma non ha capito gli emiliano-romagnoli, sono orgogliosi e il loro orgoglio prescinde da ciò che votano. Alla maggioranza non è andata a genio la protervia da occupatore incauto che pretendeva di ‘liberare l’Emilia-Romagna’. E da chi? La sua rancorosa propaganda non ha attecchito fino in fondo. Non ha convinto la falsa bonomia da baciatore di salami e prosciutti, il suo piglio da cicisbeo di formaggi e polenta e di estimatore di prodotti nostrani, lodati con un improbabilissimo accento emiliano. Tutta una pantomima per dire ‘sono uno di voi’. Ancora meno è piaciuta la citofonata da sceriffo improvvisato che ha fatto stringere buona parte del quartiere del Pilastro attorno al ragazzo tunisino, accusato di essere uno spacciatore con un processo sommario.

Quando ho sentito alla radio che l’affluenza era alta, ho intuito o forse sperato che i delusi dalla sinistra che avevano rinunciato al voto in passato andassero nelle urne a dire che ‘quello no!’, non lo volevano. ‘Quello’ che si è sostituito nella sfida a Stefano Bonaccini e alla candidata Lucia Borgonzoni, che purtroppo ha accettato il ruolo di ancella silente facendo quel ‘passo indietro’ che non porta mai le donne da nessuna parte. Salvini con la sua propaganda non è piaciuto alla maggioranza degli emiliani-romagnoli e questo è tutto.

Ieri sera, poco prima della chiusura delle urne, sono uscita per un’emergenza e al rientro esitavo ad entrare in casa perché non conoscevo i risultati del voto e in auto avevo lasciato la radio spenta. Mi ha mandato un messaggio mio marito con uno screenshot delle prime proiezioni e il commento: “Che fai lì fuori? Entra in casa. A Salvini abbiamo detto: ‘questa è l’Emilia-Romagna, bellezza’”.

@nadiesdaa

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