A Roma ogni cittadino perde ogni anno 254 ore della sua vita a causa della congestione urbana da traffico. E così la nostra capitale arriva seconda (dopo Bogotà con 272 ore) nella non invidiabile classifica stilata recentemente da Inrix fra oltre 200 città di 38 Paesi. Al settimo posto Milano con 226 ore, Firenze è 15esima con 195 ore, Napoli 17esima (186 ore), Torino 22esima (167), Genova 46esima (148 ore) e Bologna 47esima (147).

Diciamo subito che questi dati vanno sempre considerati con il condizionale, perché molto dipende dalla attendibilità degli indicatori che sono stati utilizzati. Ma, di certo, Roma è una delle capitali europee dove si perde più tempo a causa del traffico. Tant’è vero che nel rapporto sull’Ecosistema urbano 2019 stilato da Legambiente, l’incremento percentuale medio della durata di un tragitto in auto a causa del traffico è per Roma (e Varsavia) del 39%. Insomma, Roma è certamente “una delle città più congestionate d’Europa, con tempi di percorrenza quotidianamente più lunghi del 35-40% rispetto a quella che potrebbe essere la durata dei tragitti in condizioni di traffico normale”.

Ma non si perde solo tempo, purtroppo talvolta si perde la vita. Secondo i dati dell’Osservatorio epidemiologico del Lazio, a Roma ogni anno si registrano almeno mille decessi prematuri per l’inquinamento da polveri sottili, che proviene dal traffico per almeno il 60%; come certificato pochi giorni fa da Ispra e Arpa Lazio con un comunicato congiunto che ha opportunamente messo a tacere le voci di alcuni organi di stampa, che tentavano di accreditare le caldaie domestiche come principale fattore responsabile della recente emergenza smog nella capitale.

Del resto, non potrebbe essere altrimenti in una città che è preda di un traffico selvaggio dove non sembrano esistere regole e vige la legge del più prepotente. Tanto è vero che la sosta selvaggia in seconda o terza fila è ormai la regola in una città in cui molte strade sono antiche, strette e certamente non pensate per il traffico. Anche perché ci sono certamente molte più auto di quelle che Roma potrebbe sopportare. Nella capitale circolano 616 auto ogni mille abitanti a fronte di 503 a Milano, 524 a Firenze, 569 a Napoli e 590 a Palermo.

E così anche la bellezza di Roma viene sopraffatta dalle auto e dal traffico selvaggio.

L’unico modo per limitare questa eccedenza sarebbe un adeguato trasporto pubblico, ma questo è proprio ciò che a Roma manca. Secondo i dati Eurostat, in quasi tutte le capitali europee, a differenza di Roma, l’automobile non è il mezzo preferito per andare al lavoro. Si guida pochissimo a Copenaghen, Parigi, Budapest, Amsterdam, Vienna, Helsinki, Stoccolma e Oslo, in quanto si preferisce usare il trasporto pubblico. Ma a Roma ci sono solo 60 km di metropolitana (spesso ridotti, per guasti vari) mentre sono 464 a Londra, 291 a Madrid, 215 a Parigi, 146 a Berlino e 91 a Milano. E, per il resto, la maggior parte dei mezzi pubblici è molto datata (il 100% dei tram ha più di 15 anni), soggetta a guasti e addirittura a incendi. A Roma il 39% degli utenti del trasporto pubblico aspetta il mezzo per oltre 20 minuti, a fronte del 12% di Milano, 16% di Bologna e 22% di Firenze.

A questo punto molto altro si potrebbe dire, a iniziare dalle responsabilità che certamente vengono da lontano ma che altrettanto certamente riguardano anche l’attuale amministrazione, che sembra incapace di fare scelte ormai indispensabili per un ritorno almeno alla “normalità”. E non solo per il traffico, ma anche per i rifiuti, le buche, il verde pubblico, l’illuminazione ecc.

Ma quello che, a mio sommesso avviso, è mancato e manca è un progetto complessivo che decida, come chiede il Wwf, se Roma deve essere una città a misura di auto o a misura di uomo. Con tutte le conseguenze e le scelte strutturali che questo comporta, ad esempio, in tema di accoglienza e solidarietà, di socializzazione e spazi vivibili per la collettività. Ma anche in tema di pianificazione commerciale, mentre tanti negozi e attività artigianali stanno scomparendo per essere sostituiti da megacentri e da immensi supermercati.

Insomma, deve essere una città per far vivere e incontrare i cittadini oppure una città per il mercato e le auto?

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