Corvi neri della Torre di Londra avrete il mio scalpo. Semplicemente m’inchino a Il signore dei corvi (Guanda) scritto da Christopher Skaife. Una delle letture più gustose, divertenti, ricche di viva animalità degli ultimi anni. Uno di quei libercoli che mandi giù in un baleno e ogni tanto freni perché dici “mancano poche pagine poi finisce”. Skaife, ex soldato di Sua Maestà, è il “ravenmaster” della Torre di Londra dal 2011 ed ha un unico compito di lavoro da mattina a sera: accudire i sette corvi che abitano liberi, come leggenda di mille anni fa impone, lo splendido maniero medioevale ai piedi del Tower Bridge. Bene, sappiatelo subito. I protagonisti di questo racconto di lavoro quotidiano scritto in prima persona da Skaife sono solo loro: Munin, Merlina, Erin, Rocky, Jubilee II, Gripp II, Harris. Skaife ne snocciola abilmente, con tono spiritoso, giovale, eccentrico (bravo l’editor sicuro, però che commistione geniale), le abitudini, le idiosincrasie, gli amori, le manie, le esuberanze. Diciamo che c’è chi si fa accarezzare come un labrador e chi invece diffida maestosamente di chiunque. C’è chi per cena apprezza biscotti di cane immersi nel sangue di topo e chi invece adora per pranzo le patate fritte dei turisti ma dopo un abbondante pulitura dall’unto. C’è chi preferisce dormire nello spazio enorme fornito dal ravenmaster (amici animalisti state buoni, non è una gabbia, perché pare che alla Torre di Londra venga fatto tutto e solo in funzione del benessere animale) e chi modello puledro in libertà lassù in cima a un … merletto. Ed è in questo umano, sincero e rispettoso sguardo di Skaife verso i suoi amati pennuti che questo libro colpisce nel profondo del cuore fino a commuovere. L’incipit, composto da un paio di facciate su dove si caccia Merlina la notte, andrebbe imposto, modello cura Ludovico, a qualsiasi impunito cacciatore. Con foto centrali, tra cui un grandangolo sul musetto di un corvo, che sarebbe piaciuto a Hitchcock. Voto: 8.

Lo Scaffale dei Libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti da Virginia Woolf a Claudio Magris (spoiler: puntata animalesca).

AVANTI
close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Siria, due voci testimoniano il mondo arabo di ieri e di oggi

next
Articolo Successivo

Sul Filo di Lana, un estratto del libro di Loretta Napoleoni che racconta la storia “politica” del lavoro a maglia

next