In 20mila con Libera dopo i tre attentati e l’omicidio di inizio anno che hanno fatto ripiombare Foggia nella paura. Tanti erano, venerdì pomeriggio, secondo l’associazione antimafia per le vie del capoluogo dauno per manifestare contro la criminalità organizzata. Al corteo hanno preso parte 370 associazioni, diversi magistrati compreso il procuratore Ludovico Vaccaro, politici, il governatore pugliese Michele Emiliano, la ministra Teresa Bellanova, sindaci arrivati da tutta la Puglia e i famigliari delle vittime innocenti della mafia foggiana: Nicola Ciuffreda a Giovanni Panunzio da Francesco Marcone (la figlia Daniela è la vicepresidente nazionale di Libera) a Luigi e Aurelio Luciani. Fino all’arcivescovo Luigi Pelvi e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

“Siamo qui per disinnescare la miccia della paura e della rassegnazione. Siamo qui per fare emergere i tanti valori della nostra terra affinché ci sia un passaggio, un cambiamento. È importante che ci sia continuità – ha scandito dal palco don Ciotti – Noi non possiamo lasciare la responsabilità solo sulle spalle della magistratura e delle forze di polizia, perché c’è una responsabilità di noi cittadini. Guai se non fosse così, guai se viene meno questo”.

Decine di slogan e scritte sugli striscioni. Tra le più significative: “La paura si vince con il coraggio e la legalità”, portando da alcuni studenti. “Hanno scelto di essere al nostro fianco per far sentire con forza il nostro ‘no’ alla violenza criminale mafiosa, per non lasciare sole le vittime di questa violenza, per non lasciare soli i rappresentati dello Stato, le forze dell’ordine, la magistratura impegnati quotidianamente in operazioni importanti ed efficaci, per valorizzare il lavoro di resistenza delle tante realtà di questo territorio che provano a costruire percorsi di bellezza e di cambiamento”, si legge in una nota di Libera.

“La Puglia – dice Emiliano – non torna indietro e non si farà fermare da questi criminali”. Partecipando al corteo di Foggia, il governatore ha aggiunto: “Questa è anche la mia città, io sono qui come tutti i foggiani per dire no a questa gente, per dire che non abbiamo paura, che vogliamo che finiscano in galera, che ci hanno stancato con queste intimidazioni, omicidi e con questo smercio di droga. Tutti reati che rovinano l’immagine di Foggia e che impediscono di crescere e arricchirsi e che ci impediscono di essere migliori”.

“È molto importante essere qui. È molto importante che ci sia tanta gente perché dobbiamo avere finalmente la forza e il coraggio di riprenderci questo territorio, riprenderci casa nostra”, il commento di Arcangela Luciani, vedova di Luigi Luciani ucciso con suo fratello Aurelio a San Marco in Lamis il 9 agosto 2017, perché scambiati per la staffetta del boss Mario Luciano Romito e del cognato Matteo De Palma. “La mafia – ha aggiunto – fa tanta paura ma bisogna andare avanti, non bisogna abbassare la testa perché altrimenti a questa paura se ne aggiungeranno delle altre. Mi auguro che da oggi lo Stato diventi parte integrante di questo territorio”.

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