“Per comporre le mie opere d’arte usavo la rucola, il mio mestruo e i miei capelli”. L’artista curda Zehra Dogan ospite a Che tempo che fa da Fabio Fazio ha raccontato il suo calvario privato e i segreti della sua creazione artistica. Dogan è stata la direttrice di Jinha, agenzia di stampa curda femminista con personale tutto femminile, ed è reduce da 3 anni trascorsi nelle carceri turche per aver pubblicato un quadro da lei dipinto raffigurante la città curda di Nusaybin, situata al confine con la Siria, dopo il bombardamento dell’esercito turco. Nel 2016 Jinha è stata chiusa dai militari turchi, mentre la Dogan incarcerata. Durante la prigionia la trentenne giornalista, attivista e artista curda ha dipinto una serie di opere poi esposte di recente alla Tate Modern di Londra e da fine novembre 2019 al Museo di Santa Giulia di Brescia.

La mostra s’intitola Avremo anche giorni migliori e molte delle opere visibili rappresentano corpi, visi, dettagli di donne, a volte ben delineati, altre evocati con semplici chiazze di colore. “Quando ci penso mi sorprendo anch’io di quello che ho fatto – ha spiegato la Dogan di fronte a Fazio e Saviano – Non avevo un posto dove creare e i materiali tradizionali per comporre quadri. Quindi ho sviluppato il metodo di disegnare sotto il letto. Ci sequestravano i materiali continuamente, così io nascondevo sempre tutto. Per dipingere utilizzavo materiali di ogni genere, alimenti di ogni tipo, anche la rucola. Dovevo comunque continuare a farlo perché ero un’artista e per questo ero stata arrestata. Per questi quadri ho usato perfino il sangue mestruale o dei capelli tagliati”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

William e Kate sono in crisi? La sua assenza all’evento con la regina Elisabetta non passa inosservata: “Ha mandato il principino George”

next
Articolo Successivo

Beppe Sala gioca a curling con Geppi Cucciari, Giacomo e Giovanni. Il video di Natale (con scivolone) del sindaco: “Auguri a tutti gli umani”

next