Mio marito”, “la mia psicologa”. “Bisogna imparare anche a dire “scusa”, a dire “ho sbagliato”, “posso rimediare”, “migliorerò””. Rai Uno. Domenica pomeriggio. Da quarantaquattro anni, dal 1976, va in onda Domenica In, ormai non più soltanto un caposaldo della televisione italiana ma un punto fermo del Paese, parte dell’immaginario collettivo e del costume nazionale. Il salotto televisivo per eccellenza. Un luogo anche conservatore, dove non si va certo a dire cose scomode o fuori dalle righe. Di sicuro, non il posto dove ci si immagina di parlare candidamente di matrimoni gay, di famiglie LGBTQ, specie nell’Italia del 2019, che – lo constatiamo tutti i giorni – sembra andare a due velocità quando si parla di diritti civili, sociali. L’Italia progressista dei Pride e dell’inclusività e quella della retorica della tradizione, dell’esclusione. Spesso contrapposte, in forte attrito e scontro. Poi arriva Tiziano Ferro, in un’anonima domenica di dicembre pre-natalizia. E scardina tutto con una semplicità disarmante.

Tiziano è ospite di Mara Venier a Domenica In. L’intervista è lunga, il cantante è in promozione visto che il suo nuovo album ‘Accetto Miracoli’ è uscito poco tempo fa, e sotto Natale avere un’ora di spazio su Rai Uno nel prime time pomeridiano più visto e prestigioso del Paese non è male, la vendita del disco e dei biglietti del tour della prossima estate ne beneficeranno senza ombra di dubbio. Ma la classica intervista da promo diventa uno dei momenti più belli, sinceri, importanti, e a suo modo rivoluzionari che si siano visti in TV. Proprio con un cantante non esattamente “fuori dagli schemi”, e in un programma per l’appunto classico, conservatore, la tradizione per antonomasia. Ferro, placido e sereno, con naturalezza e agio, snocciola qua e là frasi come “mio marito”, “la mia psicologa”, parla di come si deve fare auto-critica. Si commuove sinceramente rivedendosi nel filmato di repertorio come super ospite di Sanremo 2015, prestando il fianco anche a quelle debolezze umane che i social il diktat delle pose da web sembrano aver fatto diventare drammatici errori da non mettere mai in piazza. Poi mostra l’anello nuziale, racconta di come ha conosciuto suo marito, l’americano Victor Allen, e ancora mette il dito nella piaga sul bullismo, sulle discriminazioni. Senza risparmiarsi, senza perdere quella cifra composta, elegante, sempre impostata al limite del teatrale eppure piacevolissima, affabulatoria, che contraddistingue il cantante di Latina. Concede qualche momento di ironia, qualche battuta che alleggerisce e rende il clima tangibilmente sincero, lontano dalla retorica. E proprio per questo vince su tutta la linea. Dando una lezione di stile, di signorilità, di “saper stare al mondo”.

Tiziano Ferro ha portato le battaglie per i diritti di molti in televisione, l’ha fatto con sicurezza di sé, l’ha fatto senza inscenare quei dibattiti inutili e scandalistici che finiscono sempre per degenerare bruciando tutte le migliori intenzioni con cui si va in TV a perorare cause sacrosante. Perché questo è il punto: lo scontro è scontro, e se talvolta gli eccessi e le provocazioni possono essere utili ad attirare l’attenzione, possono diventare invece dei boomerang. Dove vince sempre la tradizione, vince il vecchio che avanza, anzi non indietreggia. Perché il vecchio si pone meglio, si pone forbito, si mette il vestito buono, e sulla massa appare rassicurante. Se poi sbotta, amen. Gli è concesso. Tiziano ha fatto esattamente questo gioco: è un cantante amatissimo, ha un seguito di fan enorme e affezionato, profondo, che sposa le sue battaglie. Battaglie che non vengono portate da Mara Venier come battaglie, ma – geniale cavallo di Troia – come fatti, semplici, inoppugnabili, quotidiani. Incorniciati dal vestito buono e dall’eloquio educato, dal bel sorriso di TZN. Retorica? Forse. Ma una retorica vincente, che conquista tutti, e soprattutto, probabilmente, quella parte di Paese che non sposerebbe mai certe lotte (specialmente quando non coinvolta in prima persona) se vengono poste in modo stravagante. Invece, così… così sì. Così è il modo giusto. Sfido chiunque ad attaccare il Tiziano Ferro di oggi. Che, alle tre del pomeriggio sul primo canale nazionale, in uno dei programmi più seguiti della settimana, ha parlato candidamente di tutta quella sfera umana e sociale che fa parte dell’Italia del ventunesimo secolo, senza risparmiarsi nulla. Senza strilli, senza scandali e scenate ad orologeria, senza il trash che ogni giorno ci viene imboccato a forza da molta, troppa TV. Al contrario, con il garbo, con una serena rilassatezza e una sensibilità che fanno di Ferro un gigante. Standing ovation.

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