“Né fessi né più onesti. Semplicemente siamo disposi a mettere in discussione la propria vita al servizio degli altri”. Così Roberto Guerriero, uno dei tre consiglieri comunali di Catanzaro che non ha ricevuto l’avviso di garanzia per truffa e falso dalla Procura guidata da Nicola Gratteri, commenta ai microfoni del Fatto.it l’indagine che ha coinvolto quasi tutto il Comune capoluogo di Regione: 29 consiglieri su 32. L’inchiesta della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri ha fatto luce su un vero e proprio sistema adottato dai consiglieri comunali per incassare i gettoni di presenza per le riunioni di commissione dove, in realtà, non c’erano.

“Da quello che sta trapelando – spiega il consigliere Guerriero – ritengo ci siano dei comportamenti al limite dell’adeguatezza politica. Io ero presente poco nelle commissioni per scelta. Ma ero presente nelle sedute del Consiglio dove ho denunciato l’uso poco consono delle attività consiliari. Si facevano commissioni sulla sanità senza che il Comune ne avesse la competenza. Ritengo ci siano posizioni di tanti colleghi che mi auguro vengano stralciate. I riscontri poi sono in mano alla magistratura”. “Catanzaro – conclude il consigliere – né esce maltrattata nella sua morale e nei suoi bisogni. La città ha una grande ferita aperta. Personalmente sono disposto ad essere il primo firmatario per lo scioglimento del Consiglio comunale”.

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