Hands off, giù le mani! Suona molto più cool di “guida semi-autonoma”, il livello numero 2 – su 5 – della guida autonoma così come definito dall’Istituto tedesco di ricerca su trasporti e mobilità. Attualmente, il livello 2 è l’unico accettato dalle legislazioni più avanzate. Nel novero delle auto che si possono fregiare del livello “senza mani” (anche se per pochi secondi) entra anche l’utilitaria francese più venduta in Italia da parecchi anni, la Renault Clio. Lo fa grazie all’Autonomy Pack, che costa 1.300 euro e porta il prezzo di listino della versione più accessoriata, la RS Line, a 26.600 euro, equipaggiata col 1.300 turbodiesel da 130 cavalli accoppiato al cambio automatico a sette rapporti. Soluzione di supernicchia che costicchia, ma decisamente sfiziosa. La vettura provata sull’A4 e le provinciali tra Milano e Trezzo sull’Adda, dove il fiume è dominato dalla splendida centrale idroelettrica Taccani, disponeva infatti di tutte le moderne diavolerie e anche di ausilii vintage di cui si sta perdendo la percezione, tipo la vera ruota di scorta.

Ma vediamo quanto è veramente semi-autonoma la guida della Clio, che si avvale del sistema Highway and Traffic Jam Companion, incarnato da tre ADAS (Advanced Driver Assistance Systems): il Cruise control adattivo, la frenata e la ripartenza e il “centraggio” della corsia. Funziona solo se la segnaletica orizzontale è ben fatta e non si devono affrontare curve sostanziose ed è attiva da zero a 160 km/ora: tiene la distanza prestabilita (tra quattro possibili scelte) dai veicoli che precedono e fa marciare la macchina al centro della corsia. Inoltre, in caso di traffico sostenuto, il dispositivo permette alla Clio di fermarsi e ripartire da sola in 3 secondi, senza che il conducente debba intervenire. Se la segnaletica orizzontale non c’è o è scarsa, lavora soltanto il Cruise control adattivo. Il livello 2 è sì un “hands off”, ma non troppo a lungo. Quando si molla il volante, dopo 15 secondi scatta un’allerta sonora. Se il driver insiste, dopo 45 secondi, però, il sistema si disattiva automaticamente e tocca rimettere le mani sul volante. Quindi si può guidare effettivamente con un po’ di relax in più ma senza distrarsi troppo. Niente pennichelle né lunghe messaggiate sullo smartphone, per capirci, neppure in autostrada.

I tanti radar e sensori installati sulla francesina fanno scattare l’allerta per il superamento della linea di carreggiata, un bell’aiutino nei lunghi percorsi, quando la noia facilita l’uscita involontaria dalla corsia di marcia. Funziona sopra i 70 all’ora, allertando lo scavalcamento della corsia e correggendo la traiettoria, se non è stata inserita la freccia. Utile assai pure la frenata d’emergenza attiva, con riconoscimento di pedoni e ciclisti: una novità sulla gamma Renault, sempre vigile, notte e giorno.

La Casa transalpina ha già presentato vari prototipi capaci di rispondere al capitolato del livello 4: guida completamente automatizzata, e qui sì che il conducente può dedicarsi alla Settimana Enigmistica o godersi il video di “Hands off, she’s mine” dei The Beat, piccola gemma Ska del 1980. Quando si potrà davvero guidare – o, meglio, non guidare – un’auto del livello 4, nessuno lo sa. Ma mentre l’industria investe a manetta sulla ricerca tecnologica e i legislatori e gli assicuratori si scervellano sulla sicurezza e la sostenibilità dei futuri sistemi, ci si può interrogare sui rischi della cosiddetta…dittatura degli algoritmi. Come ha fatto il filosofo francese Bernard Stiegler nel libro “La società automatica” (Meltemi, 24 euro). “Quando gli automatismi algoritmici acquistano velocità, la possibilità di deliberazione degli uomini decade. L’automatizzazione e l’economia dei dati sollevano interrogativi sulla sorveglianza capillare degli individui e, soprattutto, sulla loro disintegrazione sociale e psichica”. Argomenti che fanno riflettere. E magari fanno passare in secondo piano la voglia di guidare senza mani.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Mercedes GLA, ecco la seconda generazione. Più alta e più suv – FOTO

next
Articolo Successivo

Lamborghini Huracán EVO Rear-Wheel Drive, la trazione posteriore che convince – FOTO

next