Stiamo per entrare nel nuovo decennio e, da medico e da opinionista della materia, mi sento in dovere di scrivere una letterina di “desideri” a chi si occupa della salute dei cittadini. Per il titolo V della Costituzione la sanità rientra nelle competenze regionali ma mi sento in dovere, per quello che voglio scrivere, di coinvolgere anche il ministro.

Leggo proprio oggi di un’indagine della Procura della Repubblica sul Gruppo San Donato, che ha come simbolo il San Raffaele di Milano, per una frode ai danni della Regione Lombardia. Sono stati arrestati due manager e coinvolte sette multinazionali: venivano acquistati farmaci dal gruppo con sconti e chiesti rimborsi al 100%. Come dire che facevano la cresta sulla spesa! Ovviamente aspettiamo la definizione del caso, ma sembrerebbe che tutto andasse avanti da anni.

Da tempo denuncio la necessità di un controllo serrato sulle prestazioni effettuate dalle strutture sanitarie accreditate. Interventi fuori regione in una struttura accreditata di Milano con autobus che arrivavano dal nord, dal Piemonte, per avere soldi “puliti” fuori budget fino al 31% del totale delle cataratte operate nella struttura. Quell’autobus l’ho fermato. Ma sono certo che continua a girare per le strade lombarde con buona pace dei cittadini che, lasciando il posto ai piemontesi, aspettano più tempo per essere operati.

Da tempo denuncio che per avere una concorrenza leale occorre avere nelle strutture accreditate gli stessi oneri, ad esempio il Pronto Soccorso, come negli ospedali pubblici; bisogna controllare che ci sia un numero di visite mutualistiche che giustifichi la convenzione – cosa che ad esempio non accade nelle strutture di un altro grosso gruppo che ha investito in sanità come alla San Pio X di Milano, la stessa della cataratta in autobus, ora rifondata in Humanitas di Rocca.

Per fare ciò – scriverei se potessi inviare la mia letterina – basterebbe organizzare, come dico dal 2003, un organo pubblico di controllo sulle prestazioni sanitarie ancor più attento nelle strutture private accreditate. Controllo sulle persone, non sulle cartelle cliniche, associato al controllo che si avrebbe se la gestione dei dati sanitari fosse posta direttamente in mano ai pazienti. Vi invito a rivedere la puntata di Report de 2 maggio 2010, che tanto vorrei rivedessero tutti gli assessori regionali alla sanità e il ministro Roberto Speranza. C’è molto da imparare e purtroppo questo decennio che sta per chiudersi non ha portato nulla di nuovo, se non tanti scandali che spesso dimentichiamo il giorno dopo.

Se vogliamo salvare il nostro sistema sanitario nazionale dobbiamo fare al più presto qualcosa altrimenti il privato avrà, come ha, la meglio e una volta smantellato il Ssn anche le assicurazioni aumenteranno i loro premi, non avendo più alcun concorrente pubblico, e la salute diventerà un bene per pochi come avveniva prima del 1978.

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