Il cambiamento climatico è una di quelle cose che va in contrasto con il nostro tran-tran giornaliero. Tutti siamo preoccupati di far quadrare i conti a fine mese, del nostro lavoro, della nostra pensione, di questo e di quello. Poi qualcuno ci parla di orsi polari in difficoltà, arriva l’alluvione dell’anno che sfascia tutto da qualche parte, questa estate ci sarà la solita siccità e farà ancora più caldo. Desertificazione, innalzamento del livello del mare, perdita di biodiversità, sì, sì, tutto vero, ma intanto tiriamo avanti. Ci si abitua a tutto.

Ma non ci si abitua così facilmente a Greta Thunberg, che potrebbe aver veramente cambiato certe cose. Ne avevo già parlato in un post precedente sul ilfattoquotidiano.it: la ragazzina svedese le ha azzeccate veramente tutte, dal messaggio al personaggio.

Certo, non è sola – ha dietro un team di persone competenti e intelligenti che la sostengono. Ma ha un talento naturale, una forza dentro, un modo di porsi che la tiene a un livello stellare, specialmente in confronto con la banda di mummie che la criticano, (senza far nomi, Vittorio Feltri – quello che “con due gradi in più a Bergamo si sta meglio”).

Contro questa banda, la mossa azzeccata di Greta è stata quella di dire le cose come stanno: “voi anziani avete poco da perdere dalla catastrofe climatica, ma a noi ragazzi state rubando il futuro.” E, come ha detto alla COP25 di Madrid, “L’emergenza è già cominciata” – non c’è più tempo per le mezze misure”. Ed è un messaggio che passa, un messaggio che non si può ignorare.

Adesso, il riconoscimento di “persona dell’anno” da parte del Time Magazine è un altro bel successo per Greta. Ma ora che succede? Qualche dato lo possiamo trovare su Google Trends, un servizio che misura il numero di ricerche di un certo termine sul web. Ci troviamo un picco fortissimo di interesse per Greta verso settembre che si è portato dietro un altro picco per il concetto generale di “cambiamento climatico”. Ma il picco adesso è passato e l’interesse si sta già attenuando.

E’ normale, è così che funzionano le cose nel nostro mondo: tutto passa di moda con una rapidità eccezionale. Passerà di moda anche Greta Thunberg? Forse, ma è anche vero che i dati di Google fanno vedere come la sua popolarità non sia andata a zero dopo il picco, ma rimane consistente. Non la si può ignorare, ed è questa la ragione della caterva di insulti che continua a ricevere. Vi ricordate “La Rompiballe” su Libero? Ma si è letto ben di peggio sui social media. Anche questo è normale: vuol dire che Greta continua ad avere un impatto.

Quindi, Greta Thunberg è destinata a rimanere un elemento del dibattito sul clima ancora per un certo tempo. Riuscirà ad avere un vero impatto? Lo sta già avendo, si tratta di continuare. Certo, se ce la faremo a salvarci non sarà stato tutto merito di Greta, ma a lei dobbiamo una bella spinta nella giusta direzione. E allora andiamo avanti, non è più il tempo delle mezze misure!

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Plastic tax, retromarcia sul Tetrapak: sarà tassato. Riciclarlo è difficile, la parte di rifiuto che viene riutilizzata si ferma al 25%

next
Articolo Successivo

Clima, la protesta di Greenpeace a Bruxelles: fumogeni e striscioni su palazzo Europa

next