Come preannunciato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la maggioranza ha deciso di allentare la stretta sui reati tributari inserita nel decreto fiscale. Ma il nodo non è del tutto sciolto: poco dopo il deposito dell’emendamento sul tema, la commissione Finanze del Senato ha sospeso i lavori che ripartiranno solo domenica sera alle 19. Fonti del Movimento 5 Stelle, primo sostenitore del “carcere per gli evasori”, fanno sapere che si stanno definendo i dettagli tecnici sulla formulazione delle norme, ma sugli intenti c’è accordo. Italia viva in particolare ha criticato fin dall’inizio l’articolo 39 del decreto, quello con le nuove soglie di punibilità e l’aumento delle pene, chiedendone la cancellazione tout court.

La proposta di modifica depositata venerdì attenua per prima cosa l’aumento delle pene per alcune fattispecie – dichiarazione infedele e omessa dichiarazione – non caratterizzate da condotte fraudolente. In più lascia immutate le soglie di punibilità per omesso versamento in assenza di condotte decettive e limita l’applicabilità della confisca per sproporzione ai soli delitti tributari con connotazione fraudolenta della condotta tale da “rivestire maggiore spessore indiziante di accumulazione illecita di ricchezze“.

Un altro emendamento del governo potenzia le Agenzie fiscali e gli ispettorati di Ragioneria, di cui si avvalgono anche Corte dei conti e Procure della Repubblica, e potenzia i dipartimenti Tesoro e Finanze per le competenze sull’emergenza Brexit e G20.

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