Le preoccupazioni sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità sono “del tutto infondate e basate su informazioni non precise e non corrette“. E’ “comico” affermare che la riforma “rappresenti una terribile innovazione che definisce due categorie di Paesi o attenta alla stabilità finanziaria dell’Italia”. E “chi scrive che introduce la ristrutturazione del debito automatica dice una cosa falsa”. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in audizione alle commissioni riunite Finanze e politiche Ue a Palazzo Madama, ha difeso su tutta la linea la revisione del trattato sul funzionamento dello strumento di sostegno ai Paesi che si trovano in difficoltà nel finanziarsi sul mercato. Revisione che ora è conclusa, anche se “la firma arriverà a febbraio, probabilmente le ratifiche successivamente”. Ora, secondo Gualtieri, bisognerebbe concentrarsi sulle altre parti del “pacchetto” di riforma dell’Unione economica e monetaria: “Sono in discussione i termini di completamento dell’Unione bancaria e noi auspichiamo un meccanismo comune di garanzia dei depositi senza condizionalità“.

In serata, proprio mentre in contemporanea alla Camera scoppiava la bagarre, il ministro ha diffuso una nota per ribadire che “il testo della riforma del Mes non è firmato, le polemiche sono pretestuose“. “Poiché il testo di riforma del Mes definito a giugno non presenta profili critici per l’Italia, sarebbe bene concentrare l’attenzione sugli altri aspetti del pacchetto, in linea con le indicazioni del Parlamento”, ha detto. Il ministro ribadisce: “Il 13 giugno del 2019 l’Eurogruppo ha raggiunto un ampio consenso su una bozza di revisioni al trattato Mes; il 21 giugno i leader all’Eurosummit hanno preso atto delle revisioni proposte e invitato l’Eurogruppo a continuare i lavori su tutti gli aspetti della riforma e del pacchetto più generale che comprende anche la capacità di bilancio per la convergenza e la competitività e la roadmap per il completamento dell’Unione bancaria. Questo riferimento alla logica di pacchetto è stato inserito su richiesta dell’Italia e a sua volta riflette la richiesta del Parlamento di riservarsi di esprimere la valutazione finale sulla base di tutti gli elementi del suddetto pacchetto”. E conclude: “Il consenso definitivo e formale del governo alla riforma del Mes e al pacchetto non è ancora stato espresso e, come ho detto in Commissione, se da un lato il testo non è ancora stato firmato e sono tuttora in corso discussioni e negoziati su aspetti minori interni ed esterni al trattato, la mia valutazione che non ci sia reale spazio per emendamenti sostanziali è di natura politica e non giuridica, in quanto come è noto in questa procedura vige la regola dell’unanimità”.

Scontro alla Camera, sospesa la seduta. Fico: “Governo riferirà” – Ma le sue parole non hanno affatto placato la polemica politica. Tanto che in serata il presidente Roberto Fico ha dovuto sospendere i lavori della Camera dopo uno scontro tra Lega e Pd. Le opposizioni hanno chiesto al premier Conte di riferire con urgenza in Aula e dai banchi del Pd Piero De Luca ha ricordato che le trattative sul trattato si sono svolte quando la Lega era al governo. I deputati leghisti sono insorti, protestando al grido di “Venduti, venduti” e il diverbio si è esteso anche ai banchi del centrodestra quando hanno visto un deputato di Fi fare un video. Poi Fico ha annunciato che il governo “il primo possibile, in una data breve che significa domani o dopodomani, a breve, brevissimo” andrà in aula per riferire sul Mes.

“Uso manipolatorio di affermazioni fuori contesto” – “Ho assistito con un certo stupore e divertimento” alla discussione, ha detto il titolare del Tesoro, definendo “comico” che la riforma “rappresenti una terribile innovazione che definisce due categorie di Paesi o attenta alla stabilità finanziaria dell’Italia. Chi scrive che introduce la ristrutturazione del debito automatica dice una cosa falsa. Chi (durante le trattative condotte dal governo Conte 1, ndr) chiedeva l’automatismo è stato sconfitto. Su questo c’è stato il negoziato più duro, fortunatamente concluso con la vittoria dell’Italia e di altri che hanno detto no”. Al senatore Adolfo Urso che citava una frase dell’ex responsabile del debito pubblico Maria Cannata che avrebbe parlato di “un autentico circolo vizioso, destabilizzante per l’intero sistema”, Gualtieri ha replicato che la frase sulle nuove clausole di azione collettiva nei titoli di Stato è estrapolata da un intervento del luglio 2018 quindi utilizzarle come se commentassero la riforma ora in discussione “è falso e manipolatorio“. “Lei – ha proseguito Gualtieri rivolto a Urso – ha manipolato l’affermazione del governatore Ignazio Visco“, il quale ha poi precisato che “questa riforma non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione del debito sovrano, non c’è scambio fra assistenza finanziaria e ristrutturazione debito”.

Le tappe dell’approvazione. “Ora il testo è chiuso” – “In occasione del Consiglio Ue del dicembre 2018“, ha ricordato il ministro, “si è deciso di assegnare al Mes, dopo un lungo negoziato e come chiedeva l’Italia, anche il ruolo di backstop per il fondo di risoluzione unico finanziato dai contributi del settore bancario. E sono state anche definite dai capi di Stato linee guida della riforma sulla base di quanto elaborato dall’Eurogruppo”. Durante il vertice del 21 giugno, poi, i leader europei hanno confermato le linee portanti, compreso il testo, concordate all’Eurogruppo di giugno e disponibili online da allora. Lo statement dell’Eurosummit ha comunque previsto che si sarebbe dovuta seguire una logica di pacchetto. Da allora sono proseguiti lavori tecnici sulla documentazione di secondo livello”.

Ora “se chiedete se è possibile riaprire il negoziato, vi dico che secondo me no, il testo del trattato è chiuso, c’è un lavoro su aspetti esterni e la richiesta su una questione aggiuntiva che possiamo valutare e integrare, ma non c’è negoziato sul testo e tutti gli altri Paesi considerano la questione chiusa”

“Sulle linee di credito precauzionali c’è un ammorbidimento” – Le novità “sono limitate e dal punto di vista sostanziale riguardano solo un punto, l’attribuzione al fondo del ruolo di backstop, raddoppiando le risorse”. In ogni caso il Mes “non tocca la procedura di risoluzione bancaria”. Sul resto “i cambiamenti si limitano in pratica a formalizzare cose già avvenute”, ha detto Gualtieri. “Il secondo cambiamento è inserire linee precauzionali di credito concedibili prima che scoppi una crisi se un Paese lo credito”. La riforma “elimina per le linee di credito precauzionali la necessità di firmare un memorandum of understanding: basta una lettera di intenti unilaterale. Quindi questo è un ammorbidimento, oggi è necessario andare sotto programma e con la riforma basta mandare una lettera. Per compensare questa semplificazione sono stati esplicitati dei requisiti – criteri di ammissibilità ex ante – per valutare se Paese è in linea con le regole europee in materia di bilancio. Sono indicatori quantitativi sulla situazione fiscale e qualitativi sugli squilibri macroeconomici e altri criteri sulla sostenibilità del debito. Ho sentito divertenti tesi secondo cui il criterio del debito viene inserito ora: c’era già prima. Cambia solo che i criteri impliciti sono esplicitati in un allegato che può essere modificato con più facilità. Comunque serve unanimità per cambiare i criteri”.

“Peraltro nell’allegato tre del trattato”, ha aggiunto, “ci sono criteri quantitativi ma viene scritto che vanno rispettati “in linea di principio” e questo nel gergo del diritto dell’Ue significa che c’è una discrezionalità. I criteri sono solo una base di partenza. Anche il patto di stabilità presenta criteri rigidi che comunque hanno discrezionalità nell’applicazione, come nel caso della riduzione di 1/20 l’anno del debito” se eccede il 60% del pil. Inoltre l’analisi di sostenibilità del debito “la fa la Commissione insieme al Mes. Piaccia o non piaccia, chi decide sono gli Stati membri azionisti del Mes, questo era prima e questo resterà anche dopo”.

“Le nuove clausole di azione collettiva non scateneranno reazioni negative” – Tra gli altri cambiamenti “c’è poi l’introduzione di un paragrafo”, ha rivendicato Gualtieri, “che spiega che il funzionamento del Mes deve essere “in linea con il diritto dell’Unione”. Abbiamo molto discusso sulla Grecia perché come Parlamento Ue ritenevamo che alcune richieste della troika – come il superamento della contrattazione collettiva – contraddicessero il diritto dell’Unione. Quindi questo chiarisce una cosa che secondo noi doveva valere anche prima ma non era esplicitata”. Quanto alla modifica delle clausole di azione collettiva, già presenti nel trattato in vigore, “la riforma prevede che le modalità di voto cambino dalla dual limb alla single limb. Nel regime attuale è necessario un doppio voto per modificare i termini, con la riforma basterà un voto unico per tutti i titoli interessati da eventuali modifiche per evitare un effetto blocco da parte di singoli investitori, tipicamente hedge fund. Di per sé le nuove cacs non aumentano la probabilità di ristrutturazione, visto che non sono passate le richieste di alcuni Paesi che volevano che un eventuale intervento del Mes. Non vi sono ragioni per cui tale riforma, che è migliorativa, debba scatenare reazioni negative sui mercati”.

La vera trattativa sarà sulla garanzia comune sui depositi – Gualtieri ha auspicato che il dibattito si concentri “sulla necessità che ci sia un rilancio dell’Unione bancaria“, altro pilastro del “pacchetto” di riforma dell’Unione economica e monetaria. Infatti “sono in discussione i termini di completamento dell’Unione bancaria – questo sì che è un tema rilevante e sensibile – e noi auspichiamo un meccanismo comune di garanzia dei depositi ma non riteniamo ci debbano essere condizionalità rispetto al mutamento del trattamento prudenziale dei titoli di Stato detenuti da banche e assicurazioni”, come previsto invece dalla proposta del ministro delle Finanze europeo Scholz. “Questo sì che, se introdotto, potrebbe avere effetti negativi e l’impegno del governo è negoziare per la salvaguardia degli interessi europei e nazionali“.

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