Stasera morirò. Catherine la diva Deneuve è in scena. In una casa/museo/memoria di Verderonne, paesino a Nord di Parigi, Claire si risveglia all’improvviso nel lettone della sua casa di campagna dopo aver sognato che sarà il suo ultimo giorno di vita. Capelli bianchi, sigaretta tra le dita, si dice di lei che sono dieci anni che non esce di casa. Claire vuole svuotare la bella magione zeppa e straripante di giocattoli, soprammobili, ninnoli, per poi vendere tutto esponendo la mercanzia in giardino. Un’azione reale che comporta una reazione immaginaria: il disvelarsi nello stesso spazio di diversi tragici episodi del passato che hanno visto morire suo figlio e suo marito. Diretto da Julie Bertucelli (Da quanto Otar è partito e il bellissimo L’albero), Tutti i ricordi di Claire è uno di quei kammerspiel all’apparenza frivoli e leziosi, intrisi di un’infinita signorilità da cinema francese medio, che invece con l’andare dei minuti riesce ad accumulare una sconvolgente potenza espressiva tale da lasciare con il fiato sospeso come fossimo in un film di Haneke.

Imperniato su questo svuotamento casalingo, questo liberarsi dei pesanti fardelli più o meno simbolici di una vita, rappattumati con velocità fuori dall’uscio, il film della Bertuccelli sembra proprio giocare sul vuoto/pieno dello schermo, andando a riempire di senso e narrazione generale proprio dove la protagonista cerca di togliere cianfrusaglie dallo sfondo, sulle quali la folla si avventa come eleganti cavallette. Oggetti appariscenti, antiche statuine, giocattoli di latta, automi a carica, orologi da tavolo stravaganti. Un autentico riempimento di set che nel suo venire materialmente meno serve a farci slittare finemente tra le porte girevoli del ricordo. Tanto che al capezzale di Claire arriva sua figlia Marie (Chiara Mastroianni), che non vedeva da anni, un’amica di Marie che conosce il patrimonio di mercanzia di casa Darling e un amico della figlia oggi poliziotto.

Tutti subiscono il trattamento “trenta/venti anni fa”, una doppia dimensione temporale del racconto che fa emergere la tridimensionalità passata delle crisi affettive ed economiche dei Darling, sfiorando addirittura la politica (il padre nasconde tra i libri denaro contante per evitare gli effetti di una patrimoniale firmata da Mitterand). E il colpo di scena arriva quando meno te lo aspetti, ancestrale e potente, imperniato su una sobria dialettica del flashback. Bertuccelli costruisce un film imbottito di dettagli espressionisti ma senza cadere in estetismi fini a se stessi. Magari incanta più la classe formale rispetto all’aura magica del dramma che il racconto evoca, ma Tutti i ricordi di Claire è un film di buon livello, non proprio da trascurare. La Deneuve, di cui nei scorsi giorni si è parlato per un serio malore con relativo ricovero, vive dentro a queste operette preziose (Le verità ne è come un doppio speculare nel suo identico isolamento fisico casalingo) quasi con più efficacia di quando aveva trent’anni e ancora bisogno di farsi scoprire. Tratto da Il Cassetto dei ricordi segreti di Lynda Rutledge.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Terrence Malick e i suoi film mi sono lontanissimi. Ma ‘A Hidden Life’ è un quasi-capolavoro

next
Articolo Successivo

Cetto c’è, senzadubbiamente. Ma non fa ahinoi né ridere, né sorridere e nemmeno divertire

next