L’ultimo ricatto di ArcelorMittal al governo e il premier Giuseppe Conte che risponde: “Non lo permetteremo”. La multinazionale dell’acciaio ha comunicato ufficialmente ai ministeri interessati e agli enti locali, quanto anticipato giovedì a Fiom, Uilm e Fim: il cronoprogramma dello spegnimento degli impianti. Con una postilla: gli impianti verranno abbandonati il 4 dicembre e da quel momento “ogni decisione circa la prosecuzione dell’allegato programma – scrive l’azienda a firma del gestore dello stabilimento di Taranto, Stefan Michel R. Van Campe – spetterà unicamente alle Società Concedenti”. Come a dire: noi restituiremo i rami d’azienda tra 19 giorni, poi toccherà a voi decidere ogni mossa. “Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni”, risponde Conte con un post su Facebook. In questo clima, l’azienda ha incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil al ministero per lo Sviluppo Economico.

“Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità, in quanto tale decisione prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria sia per ciò che riguarda il risarcimento danni, sia per ciò che riguarda il procedimento d’urgenza”, scrive il premier, ribadendo che “è stato depositato il ricorso ex art.700 cpc al fine di fermare il depauperamento di un asset strategico del nostro sistema industriale come lo stabilimento ex Ilva di Taranto”. Lo spegnimento degli altiforni, sottolinea Conte, “significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale”. In conclusione, Conte loda l’iniziativa della Procura di Milano che ha aperto un fascicolo modello 45 (o modello conoscitivo), senza indagati né ipotesi di reato: “Ben venga – scrive – ha deciso di intervenire in giudizio e di accendere un faro anche sui possibili risvolti penali della vicenda”.

La prima fermata degli impianti, quella dell’altoforno 2, è in programma il 10 dicembre. In sostanza, se l’amministrazione straordinaria di Ilva dovesse “accettare” l’addio di ArcelorMittal – oggi è stato depositato il ricorso cautelare urgente per fermarlo – avrebbe probabilmente il tempo di evitare il colaggio della salamadra (la ghisa che si deposita sotto l’altoforno) che è l’ultima operazione prima dello spegnimento. Con tutto quel che comporta una fermata totale dell’impianto, alla quale si arriverebbe il 15 gennaio con lo stop ad Afo 1. Solo una pronuncia favorevole del Tribunale sul ricorso cautelare salverebbe lo Stato dal dover decidere tra il braccio di ferro e lo spegnimento degli impianti, mentre tra i ministeri quello che ha più armi per “spuntare” o rallentare la forzatura dei franco-indiani è l’Ambiente guidato dal pentastellato Sergio Costa.

ArcelorMittal, insomma, si comporta da proprietaria del siderurgico di Taranto pur essendone affittuaria. Come dimostra anche la denuncia del ministro Stefano Patuanelli, secondo cui “oggi l’azienda ha vietato le ispezioni ai commissari. Credo sia un fatto gravissimo, che dovrà avere una risposta adeguata”, ha detto. Intanto, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo: il procuratore Francesco Greco in una nota spiega che ci sarà la conseguente delega al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza per gli accertamenti preliminari.

Il procedimento è affidato ai pm Romanelli, Civardi e Clerici. Questi ultimi due si sono già occupati dell’inchiesta sulla bancarotta dell’Ilva dei Riva, scovando il “tesoretto” sull’isola di Jersey. La procura spiega che la decisione arriva ravvisando “in preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessita economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale“. I magistrati intendono accendere un faro sulle comunicazioni rese a partire dallo scorso 4 novembre da parte del gruppo franco-indiano di voler recedere il contratto d’affitto fino a giovedì, quando ha annunciato di voler progressivamente fermare l’attività. Oltre a questo, secondo quanto riferito in ambienti giudiziari, le indagini puntano ad accertare la regolarità o meno nei rapporti economici e contrattuali e se siano state poste in essere condotte che abbiano causato l’eventuale depauperamento del ramo d’azienda.

“Si possono avere idee diverse sulla vicenda Ilva e su come si è arrivati sino qui,adesso però è il momento di concentrarsi su un punto. ArcelorMittal non vuole semplicemente lasciare Taranto, sta operando per chiudere lo stabilimento definitivamente”, scrive il vicesegretario Pd, Andrea Orlando. “Se gli altiforni si spengono non ripartono più. Ma il boicottaggio può avvenire anche facendo mancare il minerale necessario a mantenerli accesi – aggiunge l’ex ministro della Giustizia – Se i commissari al loro rientro non ne trovassero (è solo un’ipotesi eh!) ci vorrebbe quasi un mese per fare arrivare le navi per i rifornimenti”.

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