La Banca europea degli investimenti ufficializza la sua svolta verde: stop ai finanziamenti per i progetti di energia da fonti fossili dalla fine del 2021, con un conseguente impegno a sbloccare investimenti per mille miliardi di euro in 10 anni a sostegno di azioni per clima e ambiente, oltre a un possibile finanziamento fino al 75% delle spese in conto capitale ammissibili per settori come energia pulita, efficienza energetica e rinnovabili.

La strategia sulle nuove politiche di prestito sull’energia della Bei, uno dei più grandi finanziatori pubblici al mondo, è stata approvata giovedì sera dopo un lunghissimo Consiglio d’amministrazione, in cui siedono Commissione europea e Paesi Ue, al termine di mesi di negoziato. Rispetto alla prima bozza presentata a luglio, i tempi si allungano di un anno e vengono garantite deroghe per le centrali elettriche che emettono meno di 250 g di Co2 per chilowatt/ora di elettricità generata. Una soglia molto bassa (attualmente il gas naturale è a oltre 360) che significa che ad avere accesso a finanziamenti saranno solo impianti a combustibile fossile con sistemi per l’abbattimento drastico o la cattura delle emissioni di Co2. Non è bastato a Polonia, Romania e Ungheria che hanno votato contro il documento.

“L’Italia – ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – ha votato a favore della nuova strategia, consapevole della assoluta necessità di una azione forte e risoluta a favore dell’ambiente”. Anche Germania, Francia e Commissione europea hanno dato il disco verde. Dopo un negoziato tra Paesi di cui si è parlato principalmente delle ‘scappatoie’ per il gas, fa notizia l’astensione di Austria e Paesi Bassi, motivata dal fatto che la strategia non cambia la politica Bei di sostegno al nucleare. Nel compromesso vince la linea di una transizione improntata alle diversità delle fonti energetiche. La Commissione europea “ha votato a favore della proposta – si legge in una nota dell’Esecutivo comunitario – e ritiene che la transizione verso l’energia pulita debba essere graduale, socialmente equa e basata su una vasta gamma di fonti e tecnologie energetiche”.

Le organizzazioni ambientaliste si dividono tra chi si aspettava impegni più radicali e chi invece già vede concretizzarsi una svolta necessaria. Positivo, ad esempio, il Wwf, secondo cui la Bei merita “tanto di cappello”. Greenpeace Europa è più critica e sottolinea che la Banca “continuerà a finanziare gasdotti fino al 2021 e la modernizzazione delle infrastrutture esistenti oltre il 2021, minacciando gli impegni climatici dell’Ue”. Anche la politica è divisa: il M5s parla di “risultato storico”, Leu la definisce “una svolta che non ha eguali a livello globale”, mentre per i Verdi italiani andavano anticipati i tempi. E per Massimiliano Salini di Forza Italia, con il suo sì l’Italia “compie un grande errore e dimostra totale assenza di politiche energetiche del governo”.

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