Dopo le elezioni umbre, come è giusto che sia, sono stato più volte contattato da tante persone preoccupate per il risultato scoraggiante. Ho registrato preoccupazione per il calo dei voti. Chi scrive è nel M5s da prima che il Movimento nascesse, le parole, l’energia di Beppe Grillo sono state per me, e per tantissimi di noi, una sorta di stargate per entrare in una nuova fase. Una fase che ha trasformato la vita di milioni di persone che da sudditi sono diventati cittadini sovrani. Una vera e propria sollevazione popolare che ha ridato ossigeno a un Paese soffocato da una classe politica collusa con mafie, massonerie e interessi transnazionali che hanno depredato l’Italia.

È stato un lungo cammino, irto di difficoltà e di vere e proprie trappole posizionate da coloro che dopo averci ignorati, hanno compreso che la nostra determinazione ad andare avanti non sarebbe mai svanita. Oggi, dopo dieci anni di strada, stiamo attraversando un deserto dove sembra che siano stati persi i punti di riferimento. Ma per orientarsi basta alzare lo sguardo e fissare le nostre stelle. Loro sono i nostri punti di riferimento. È proprio in questa fase, quella del deserto, che si capisce la determinazione di coloro che vogliono andare avanti, non cedere alla stanchezza e al terribile miraggio di scaricare responsabilità sul proprio compagno di viaggio. È nel deserto che si capisce chi cede alle tentazioni del Sistema. Ora, ancor di più, è il momento di camminare uniti.

Abbiamo ereditato un Paese distrutto, peggio della seconda guerra mondiale. Almeno dopo il 1945 fu possibile intraprendere politiche keynesiane, oggi le stringenti regole imposte da Bruxelles ci impediscono di fare spesa pubblica come sarebbe indispensabile. Nonostante ciò, stiamo realizzando una rivoluzione politica che mai si è avuta in questo Paese. Una rivoluzione politica a cui non si sta affiancando come si dovrebbe quella culturale. Il paese è ostaggio di quella “fabbrica del consenso” che stravolge la realtà. Un continuo lavaggio del cervello che ha generato un incantesimo. Oggi personaggi come Salvini, che sono 30 anni che zampetta da una poltrona all’altra raggiungendo record mondiali di assenteismo, è presentato come il “nuovo”. Il “nuovo” come sarebbero la Meloni e Berlusconi che hanno votato le peggiori porcate che hanno devastato l’Italia.

Eppure, tutti si accaniscono sul M5s. Abbiamo commesso una miriade di errori e continueremo a farlo, ma noi abbiamo le mani libere e pulite. Gli altri possono dire lo stesso? Salvini e la Lega hanno defraudato gli italiani di 49 milioni di euro, noi tagliandoci gli stipendi ne abbiamo restituito 100 milioni ai cittadini. Noi stiamo realizzando uno a uno i nostri sogni. Un sogno come il Reddito di Cittadinanza. Ricordate le marce Perugia-Assisi? Oggi il RdC ha ridato dignità alla parte più fragile del nostro Paese. Un sogno come quello di tagliare 345 poltrone, di eliminare vitalizi e prebende a una classe politica autoreferenziale e corrotta. Noi abbiamo realizzato il sogno di vedere in carcere i grandi evasori, i finanziamenti illeciti, di stoppare nuovi inceneritori e trivellazioni. Con noi l’acqua tornerà ad essere pubblica e, rafforzando la Legge 185/90, non venderemo più armi a Paesi che violano i diritti umani o che sono in guerra. Siamo intenzionati a cominciare un percorso di riconversione industriale da uso bellico a civile, perché bisogna uscire da questa economia di guerra. Noi abbiamo rimesso al centro l’importanza del lavoro a tempo indeterminato e i dati ci danno pienamente ragione. Senza di noi tutto questo sarebbe impossibile, senza di noi, ci sarebbe una restaurazione anelata da tutti i poteri forti.

Avevano pensato di fermare il nostro cammino con una legge elettorale che non ci permetterà mai di governare da soli, noi, anche in questo caso, abbiamo posizionato al centro il bene comune. Abbiamo costretto i partiti politici con cui abbiamo e stiamo governando, a votare provvedimenti che mai sarebbero passati. Una scelta che stiamo pagando in termini di consenso elettorale.

Il M5s è un grande albero, ma un albero senza le proprie radici è destinato a morire. Le nostre radici sono i territori, la linfa arriva dai tanti attivisti che non cedono. Bisogna rafforzare questo legame, avere un coordinamento e maggiore ascolto. È fondamentale che siano i territori a scegliere possibili alleanze e i candidati. Ricordo che in campagna elettorale per le elezioni amministrative, fui invitato a Lamporecchio, un piccolo comune della Toscana. In quel paesino sono 70 anni che vince la sinistra (o presunta tale) che in questi decenni si è passata il potere come in una sorta di staffetta. Quel pomeriggio c’erano diversi attivisti ad aspettarmi, coscienti che avrebbero ancora una volta perso. Proprio come lo sapevano i 300 spartani quando nel 480 a.c. fronteggiarono lo sterminato esercito del potente impero persiano che voleva invadere la Grecia. È da questa passione e moderna resistenza che bisogna trovare energia per andare avanti.

Lo sapevamo che non sarebbe stato facile, ma noi, continueremo la nostra battaglia che sarà sempre più dura e il percorso ancora lungo e impervio, ma consapevoli che eravamo e siamo l’ultima e unica speranza per questo Paese.

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